PIOVE, COMUNE LADRO

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A Napoli una famiglia di 4 persone che consuma 320 mc anno (media pro capite italiana 220 lt/giorno) paga la sua acqua 1,9 euro/mc (4° scaglione > 151 mc) ma se si trasferisse a Milano città pagherebbe 1,1 euro/mc (II° scaglione eccedenza): è un ladro l’acquedotto di Napoli o è un fesso quello di Milano?

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Le due cose sono vere entrambe perché la tariffa al Sud, tralasciando il suo pagamento o i prelievi abusivi, è il frutto dei non investimenti passati che generano perdite e inefficienze le quali si traducono in tariffa, secondo la consolidata prassi italica per cui i costi pubblici non sono mai il risultato di un processo industriale ma il rimborso a piè di lista di costi storici opportunamente rivalutati; ma è vera anche per il Nord salvo non si intendano il concessionario del SII (Servizio Idrico Integrato) e i Comuni concedenti come i cavalli delle botticelle romane, per i quali il finimento principale è il paraocchi.

Infatti la tariffa milanese è frutto di grandi e opportuni investimenti passati ma soprattutto della scelta operata dai Romani buoni, quelli di duemila anni fa, di dotarci della fogna mista, sicché noi possediamo un acquedotto ben costruito la cui manutenzione è facilmente gestibile e un sistema fognario in cui buttiamo dentro di tutto e tutto depuriamo, spendendo il doppio in consumi energetici ma dovendo mantenere una sola rete e non due come in tutti i Paesi civili del mondo.

Che problema c’è, si domanda il lettore poco attento alle cose del mondo (esattamente come fanno i 133 Sindaci della Città Metropolitana di Milano, i loro dirigenti e i due gestori del nostro SII) se faccio pagare poco l’utente avendo un prezzo fortemente concorrenziale, visto che la media italiana (fonte Libro Bianco dell’Acqua Ambrosetti 2024) è di 2 euro/mc e quella europea 3,2 euro/mc?

Occorre tornare al paraocchi delle botticelle romane: se il Servizio Idrico Integrato è quello che gestiamo oggi, non vi è dubbio che se MM e CAP campano con 1 euro al mc, il prezzo è giusto, ma se guardiamo al mondo dell’acqua pubblica, togliendo per un secondo detto para occhi, ecco che già le piene del Seveso (per cui ricordo stiamo spendendo da qualche anno 170 mln di euro per le vasche di laminazione attingendo alla fiscalità nazionale e a quella locale, dopo non averne spesi la metà della metà per non aver fatto il ben più opportuno Scolmatore di Nord Est,  avendo permesso di costruire villette e fabbrichette in ogni angolo del Nord Milano) ci rammentano che oggi l’acqua condotta nella sola fogna mista (forse) non è una gran trovata.

Oppure se riandiamo alla siccità del 2022 il fatto di possedere un RIM (reticolo idrico minore) lungo 10.000 km e ormai interrato/tombinato per il 40%, nel Comune di Milano (Fonte dati del PGT del Comune) e soprattutto non mantenuto o alimentato, ci ha privato di una vasca di laminazione già costruita e di un altrettanto costruito serbatoio naturale emergenziale.; per non vedere il paradosso della falda smaltita senza altro uso termico o meccanico, nella stessa fognatura di cui sopra.

Regione Lombardia, in uno sprazzo di lucidità, sta cercando da anni di far inserire nel SII la pulizia delle caditoie e la manutenzione del RIM essendo le due infrastrutture (fogna mista e reticolo minore) parte dello stesso sistema di gestione idraulica del territorio, così come lo sono le vasche di laminazione, ma lo sarebbero pure anche gli accumuli sotterranei che un’attenta politica idraulica ed energetica chiede vengano realizzati nell’area milanese per consentire sia l’assorbimento degli shock in caso di precipitazioni intense e prolungate, sia per conservare l’energia termica che oggi la città dissipa en plein air quando non ce n’è bisogno e che le farebbe tanto comodo ci fosse quando fa freddo.

La visione olistica del bene ‘acqua’ non è questione filosofica dei pochi che, come lo scrivente, sanno che l’Acqua è effettivamente una sola, ma una necessità pratica immanente che il cambiamento climatico rende sempre più evidente imponendo un cambio di paradigma.

Il quale cambio di paradigma è presto detto: siccome vedo i danni provocati dall’attuale assetto idraulico, esistono investimenti che riducano o facciano scomparire tali danni?

E il costo di tali investimenti giustifica la spesa in termini di riduzione dei danni ed emersione di nuove utilità?

Immaginiamoci per un secondo che la risposta sia affermativa, dove trovo i soldi per finanziare le opere, ridurre i danni e fornire alla Città Metropolitana le utilità mancanti, acquedotto duale e fogna separata come chiede la mamma di tutte le leggi ecologiche di questo Paese (DLGS 152/2006)?

Semplice, affidando gli incomprensibilmente due acquedotti milanesi all’acquedotto napoletano e alla tariffa che i suoi cittadini pagano per il bene Acqua: infatti l’unificazione dei due acquedotti milanesi (oggi osteggiata da tutti i Sindaci, dai loro funzionari e dai Concessionari stessi, tutti timorosi del Futuro e del possibile iper-lavoro richiesto, nonché della delega accordata a chi dovesse operare una rivoluzione idraulica di tale portata infrangendo gli equilibri usati) porterebbe la durata della concessione attuale al 2052 il che significa che gli 0,8 euro/mc in più della tariffa napoletana porterebbero in cassa, con bancabilità immediata, 12,3 mld di euro con i quali io farei pure i Navigli di Sala, magari fatti meglio (480mln mc pompati/anno x 0,8 euro mc x 32 anni di contratto).

Ecco perché quando piove non dovete prendervela con il Governo Centrale, ma con il vostro Sindaco (e in subordine con voi stessi, perché se il Sindaco si azzardasse a dirvi che dovete pagare l’acqua come i napoletani, scendereste in piazza assaltando il Comune salvo che nel mentre le piogge attuali non vi abbiano allagato la cantina e siate impegnati a tirar via l’acqua con le mie pompe).

Giuseppe Santagostino

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Andrea Vitali
Andrea Vitali
1 anno fa

Perfetto, complimenti! Questo articolo andrebbe diffuso e letto ad alta voce nelle scuole (tanto per ricordarci che non tutto dell’ eredità del Cattaneo è andata persa)

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