LEZIONI DI MOBILITÀ CICLISTICA DALLA FRANCIA

Per ragioni famigliari e affettive sono abbastanza spesso a Nantes (Francia) e dintorni, dove ogni giorno vivo con piacere e stupore la qualità della vita e la qualità della città. Un esempio: la mobilità ciclistica.
È sempre più difficile entrare a Nantes con l’automobile. Sempre più facile andarci in bicicletta e muoversi, con una certa sicurezza, nel comune e nell’area metropolitana, che conta 677. 879 abitanti (nel comune 323.204)
Ci sono 570 km di piste ciclabili, vere, a Nantes e dintorni, che collegano molti comuni dell’hinterland e non sono che una parte di altre grandi “autostrade” ciclistiche (come la Velodysée, da Hendaye Plage a Morlaix, 1300 km) che attraversando o sfiorando la città portano fino a Saint Malo, Brest etc, al nord della Bretagna ( l’EuroVelo 1, detta anche «la strada del litorale Atlantico», è una pista ciclabile, del programma europeo EuroVelo. Lunga 8.186 chilometri, unisce Capo Nord in Norvegia a Sagres in Portogallo).
I collegamenti realizzati fra vari comuni sono il prodotto di una crescita costante dell’uso della bicicletta. L’obiettivo previsto è infatti quello di raggiungere il 15% degli spostamenti in bicicletta all’interno della tangenziale di Nantes entro il 2030.
Gli amministratori hanno preso nota che, se gli abitanti si spostano meno con tutti i mezzi di trasporto messi insieme (3,4 spostamenti giornalieri oggi contro 4,2 nel 2015), la quota delle biciclette circolanti continua a crescere. Un aumento continuo del 18% all’anno tra il 2015 e il 2022, mentre il traffico motorizzato diminuisce dell’1,5% all’anno.
Si sono posti, infatti, l’obiettivo di moltiplicare per quattro la pratica della bicicletta, continuando a dare priorità ai pedoni e ai ciclisti, nell’allestimento urbanistico della città.
Tra i fattori favorevoli agli spostamenti in bicicletta, il 70% della rete stradale dell’agglomerato è limitata a 30 km/h (94% per Nantes).
Il budget per questo progetto virtuoso, elaborato in collaborazione con le Associazioni e i territori, è aumentato da 50 milioni di euro a115 milioni, ovvero 30 € all’anno per abitante, una dotazione paragonabile ad Amsterdam.
L’obiettivo è di passare al 12% degli spostamenti in bicicletta sul territorio della metropoli di Nantes entro il 2030 e anche al 15% per il complesso metropolitano.
Si tratta rispettivamente di 4,7 e 4,8 punti in più rispetto al 2019.
Lo sharing, poi, conta 1,2 milioni di noleggi all’anno e circa 7.000 abbonati, con una disponibilità prevista di 5000 biciclette entro il 2026.
L’ambizione si basa anche, in parte, sulla realizzazione di ulteriori 50 chilometri di piste proprio entro la fine del mandato attuale, al fine di completare i 750 chilometri di strisce e piste ciclabili nell’agglomerato.
Al termine del processo, ci saranno nove grandi piste ciclabili, assi definiti “magistrali” e strutturanti, come li qualifica Nantes Métropole, che collegheranno i 24 comuni, ovvero quasi 220 chilometri ciclabili.
Per quanto riguarda gli assi secondari e di rete, che sono affidati ai comuni, 24 sindaci su 24 vogliono contribuire a sviluppare l’utilizzo della bicicletta, in consonanza con la richiesta crescente degli abitanti.
INVECE A MILANO, IN CONTRADDIZIONE CON UNA NARRAZIONE TRIONFALISTICA DELL’ASSESSORA ALLA MOBILITÀ, E DELLA GIUNTA, COSIDDETTA “VERDE”…
Attualmente a Milano (1.371.850 residenti nel comune, 3 252 041 abitanti nell’area metropolitana) ci sono 312 chilometri di itinerari ciclabili, di cui circa un terzo protetto tramite cordoli o altri espedienti. Sono in progetto altri chilometri di piste ciclabili, che tra qualche anno potranno portare a raggiungere quasi quota 400 km.
Il “Biciplan Cambio”, inoltre, punta a collegare Milano con l’hinterland e i diversi Comuni tra di loro, attraverso una rete di 750 chilometri da completare entro il 2035.
Quanto ai ciclisti circolanti, nel mese di marzo del 2023 ne sono stati contati (un po’ a spanne) circa 860 mila tra le province di Milano, Monza e Brianza. Di questi, 330 mila circolavano a Milano. Paradossalmente troppi per le strutture esistenti, poche, malamente mantenute, “carsiche”, alcune anche pericolose. La sicurezza gioca la sua parte: le strade di Milano, infatti, sono un percorso a rischio.
A dicembre 2017 la rete esistente è pari a 218 km (inclusi i tratti non regolamentati) e si sviluppa per l’85% in ambito stradale e il 15% in parchi e aree verdi.
Il paragone fra cifre ed obiettivi potete farlo voi, ma ritengo che su questo tema la presenza di Milano nel novero delle città C40, quelle ambientalmente virtuose, sia un tantino forzata e che sostanzialmente manchi una strategia concreta e urgente sulla mobilità in generale, in consonanza, mai veramente realizzata, con Regione Lombardia. È un problema culturale, oltre che politico che nessuno, pare, sappia mettere a terra.
Giuseppe “Pino” Rosa

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