DAL SALVA MILANO ALLA LEGGE NAZIONALE 

Copia di copertina 6 (3)

“Il dibattito attuale sull’urbanistica milanese ruota intorno alle indagini della Procura su diversi casi che non avrebbero rispettato leggi nazionali, per cui il comune dichiara di aspettare chiarimenti, che forse potrebbe darsi autonomamente, mentre lo Stato ha un progetto di legge che prefigura una revisione normativa nazionale che contiene un condono per Milano.”

I casi di Milano indagati dalla Procura sono noti. In sintesi hanno queste accuse:

  • Mancanza di un piano attuativo (PA o PL), obbligatorio per legge oltre i 25m di altezza e i 3mc/mq, 
  • Autorizzazione con SCIA, invece che con Permesso di costruire
  • Dichiarazione di ristrutturazioni rivelatesi non vere, con le relative conseguenze a vantaggio dei dichiaranti:
  • riduzione degli oneri di urbanizzazione al 60%
  • IVA pagata al 10% invece che al 22% (fare i conti)
  • detrazione fiscali per gli acquirenti, stimate in 96.000€ alloggio (fare altri conti)
  • -qualche deroga in altezza alle norme morfologiche
  • monetizzazione degli standard non ceduti a valori inferiori, molto inferiori ai prezzi di mercato delle aree interessate
  • non so se altro

Il PGT di Milano dovrebbe prevede l’obbligo di Piani Attuativi, quello che tutti i PGT di tutti comuni grandi e piccoli prevedono, anche per aree di dimensioni modeste (anche di 20.000mq e con indici contenuti, 1-1,5 mc/mq, mica grandi aree e grattacieli), che ovunque sono accettati e rispettati.  PA che garantiscono ai comuni, cioè ai cittadini, contestualizzazione, paesaggio, oneri, standard, oneri aggiuntivi, efficientamento, e anche qualche regola per il cambio climatico (filtrante, alberi, riduzione isole di calore,….), il minimo che ci si attende dagli interventi di trasformazione.

Semplici considerazioni:

  1.  Le norme/leggi richiamate dalla Procura sono vigenti e vanno rispettate, non interpretate o scavalcate.
  2. Si aggiunga la Legge regionale 12/2005, art 12, che è pure chiarissima, senza interpretazioni: ”l’attuazione degli interventi di trasformazione e sviluppo indicati nel documento di piano avviene attraverso i piani attuativi comunali”. Il DDP nel capitolo “progetti di trasformazione urbana” cita molti interventi futuri, che tutti dovranno essere gestiti con piani attuativi, mica con SCIA, quindi quale differenza con i casi sotto indagine? Che sono tutti casi di fatto di trasformazione anche se non previsti dal DDP.
  3. Gli interventi precedenti di pochi anni, Garibaldi Repubblica, Bosco verticale, City life, e molti altri…. sono stati autorizzati con regolari Piani Attuativi, con il rispetto delle leggi, o ci sbagliamo? cosa è cambiato, per cui ora quelle leggi non valgono e bisogna interpretarle? 
  4. Per le ristrutturazioni c’è una apposita legge regionale la 18/2019 che è altrettanto chiara, basta applicarla.
  5. Riconoscendo senza possibilità di smentita che affermare (per legge) che oltre i 25 m di altezza e l’indice di 3mc/mq ci vuole un PA, è un minimissimo di tutela pubblica e qualità urbana, mica una imposizione autoritaria proveniente chissà da dove. Qualsiasi urbanista deve riconoscere che sono norme in allora di tutela, oggi non da abolire, ma da aggiornare e adeguare ai tempi, dopo 80 e 50 anni (che sono secoli di cambiamenti), con più precisazioni e più regole, cioè da rendere molto più precise e articolate, a vantaggio di città, comuni, utenti, cittadini,…

Che fare?

Il comune afferma che aspetta chiarimenti su queste norme, il cosiddetto Salva Milano, perché sono “vecchie”: quindi chi le ha rispettate fino all’altro ieri ha sbagliato o il comune non ha detto che erano vecchie e superate e si poteva farne a meno, o fino a quando il comune le ha rispettate accorgendosi che non erano state rispettate solo quando è intervenuta la procura?

Per i “chiarimenti” il comune potrebbe, o forse dovrebbe, intervenire direttamente. Con la prevista revisione del PGT, inserendo nel Piano delle regole norme per i PA e le ristrutturazioni, quelle che sarebbero necessarie per le previsioni citate dal DDP, integrando adeguatamente le leggi vigenti.  Prendendo a modello, se si vuole, i tanti PGT che le hanno e le leggi regionali, che funzionano. Infatti non c’è bisogno di un Salva Pavia, Bergamo, Brescia, Como, ….. dove le regole sono vigenti, i PA previsti, con contesti sufficienti, rispettosi del PTR, della LR e dei PTCP provinciali,…e senza casi sotto indagine.  L’assessore Tancredi, di grande esperienza e conoscenza della città, certamente ha nel comune le strutture, il personale e i consulenti per procedere verso questa soluzione di cui il comune dovrebbe urgentemente dotarsi nella revisione del PGT, magari aprendo un dibattito allargato: perché aspettare il paracadute statale? Che sarebbe un contributo molto positivo.

Gli interventi indagati potrebbero/dovrebbero regolarizzare le loro autorizzazioni con la nuova normativa dei PA integrata, con tutto quello che deve comportare, magari studiando un meccanismo di temporizzazione per salvare nel frattempo gli acquirenti.  Poiché i procedimenti sono penali, si aggiungeranno le sanzioni da applicare per le varie irregolarità, falsificazioni e/o evasioni, su cui non so chi si dovrebbe pronunciare.

Lo stato: il disegno di legge presentato il 24 luglio da Zinzi (medico, Lega) Cortelazzo (geometra, FI), Mattia (ragioniere, FdI), Semenzato (vetrerie, Noi moderati) si propone il riordino dei piani attuativi e delle ristrutturazioni per l’Italia intera, quindi non per Milano.   Mettiamo che ce ne sia bisogno dopo decenni che si parla di testi unici semplificativi e con una quantità di norme da razionalizzare, con contenuti e proposte su cui ci sarebbe molto da discutere.   Ma l’art 1 c 2 contiene questa norma: “Gli interventi realizzati o assentiti fino alla data di entrata in vigore della disciplina di riordino….(oggetto della proposta di legge) non preceduti dall’approvazione preventiva di un piano particolareggiato o di lottizzazione convenzionata,….. sono considerati conformi alla disciplina urbanistica, nel rispetto di alcune condizioni (palliativi). 

Che, se non sbaglio a capire, vuol dire che i casi sotto indagine sono condonati così come sono, retroattivamente (!!) senza riferimento agli abusi fatti e descritti, senza recupero di oneri, tasse e imposte non pagate, in dileggio di tutti coloro che hanno rispettato le norme, e senza alcun vantaggio pubblico e senza penali. Quindi la proposta di legge avrebbe un titolo generico e futuro per l’Italia e un contenuto immediato specifico che si applicherebbe di fatto a Milano: un condono (non so se anche per qualche altra città, il che aggraverebbe il contenuto), ma chi ha chiesto alla maggioranza di governo di pensare a questo condono ?  A che scopo e cui prodest

La legge-condono sanerebbe di un colpo tutti i casi indagati, mettendo all’angolo la procura, assolvendo le persone coinvolte, e metterebbe in discesa tutti i futuri interventi.  Chi ci rimetterebbe sarebbe la città dei cittadini, gli utenti della città in trasformazione, chi ha operato secondo le leggi.  E’ questo che si aspetta il comune di Milano?  Non ho letto alcun commento.

Bisogna ben distinguere tra la necessità di chiarimenti di norme, cui può provvedere il comune (volendo con Regione e Città metropolitana) e il condono che può essere solo previsto dallo stato. I chiarimenti non devono/possono essere un condono, e il condono non dovrebbe dare chiarimenti di leggi vigenti, anzi proprio non dovrebbe esserci (argomento sempre molto caro alla sinistra). Intanto però si è bloccata la normale attività (i casi medi e piccoli di cui parlava l’assessore sul Corriere), per l’attesa dei “chiarimenti”, che si potrebbero risolvere all’interno, e la macchina burocratica ripartirebbe. Altrimenti saremmo nella paradossale situazione per cui tutti attenderebbero il Salva Milano, non perché bisognosi del condono ma perché la macchina burocratica riparta.

Silenzio delle opposizioni, che pure sono omologhe politicamente al comune, che non si sono pronunciate e per ora non hanno presentato un’altra proposta.

Se questo è l’obiettivo non possiamo che essere preoccupati di quanto prevederà la legge (…entro sei mesi dalla approvazione di questa proposta….) per il riordino dei piani particolareggiati e degli interventi qualificati come ristrutturazione edilizia: chi saranno i redattori di queste nuove norme  se queste sono le premesse e quanti condoni potrà prevedere oltre i piani attuativi, anche per i casi di ristrutturazioni?…..  Il Salva Milano diverrà un quadro normativo per la legislazione urbanistica nazionale, con quali conseguenze ? Ma questo evidentemente non è l’interesse prioritario.

Paolo Favole

Share

13 comments

comments user
Andrea Vitali

Oramai sembra evidente che il Salvamilano di Zinzi, Cortellazzi ecc diventerà presto legge e questo stenderà un pietoso velo sulle inchieste della Procura (e sulle leggi che non sono state rispettate). Il testo presentato dalla capogruppo del PD è infatti sostanzialmente identico, tranne i dettagli. Quindi… C’è invece da aver paura dei sei mesi in cui questi qui rimetteranno mano sull’intero corpus delle leggi urbanistiche ed edilizie: quali orrori potranno uscirne fuori?!?

comments user
Sabina

Bravissìmo come semprea Paolo Favole da me , esiliata ora, che ha vissuto questa storica visione dei piani e progtammi per Milano. Grazie

comments user
Sabina

Ho appena scritto….

comments user
Claudio Cristofani

Carissimo Favole, mi permetto di banalizzare le ragioni di quello che è successo. Mancano vani a causa dell’attrattività di Milano sia in termini residenziali tradizionali che per tutto l’infinito mondo delle locazioni indotte dalla presenza di studenti, turisti, pazienti in cura, lavoratori fuori sede e quant’altro. La domanda di vani genera incremento dei valori immobiliari e della rendita fondiaria, questa sconosciuta. I capitali in cerca di rendimento “drogano” il sistema normativo e stuprano il territorio. La politica amministrativa non ha la forza per resistere, come la Polizia Locale che non esce mai di pattuglia preventiva ma solo per le emergenze, quando è troppo tardi. Dimostrami che non è così. Un saluto preoccupato.

comments user
Anonimoahimè

Non serve un condono. Nessuno vuole un condono. I condoni “sanano” gli abusi, non gli interventi realizzati conformemente a titoli edilizi! Se chiedere chiarezza in questo paese fa tanto clamore mi dica, Favole, lei in quanti PGT da lei elaborati ha richiamato l’art .41 della 1150/1942? E soprattutto, quante istanze di titoli edilizi per interventi maggiori di 3 mc/mq o 25 m ha depositato negli ultimi 25 anni?

    comments user
    Cesare Mocchi

    Trovo molto triste (e forse un po’ abbietta, a dirla tutta) questa “chiamata in correo”. Così fan tutti, tutti colpevoli e quindi nessun colpevole. Sono però pronto a scommettere che nei PGT elaborati dall’arch. Favole il calcolo della capacità insediativa e della relativa dotazione di servizi sono fatti in modo corretto, e non nella maniera bestialmente insufficiente del PGT di Milano. O sbaglio?

comments user
Andrea Vitali

L’ intervento della magistratura ha messo giustamente in luce l’ idiozia dell’ attuale definizione di “ristrutturazione edilizia”. Chi è intervenuto finora verosimilmente lo ha fatto in buona fede. Ma in futuro la ristrutturazione deve tornare ad essere quella che era in origine e che è sempre stata: un mantenimento (con modifiche) di un edificio esistente. Vedi su questo il ragionevole intervento INU: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/24_novembre_04/marco-engel-istituto-urbanistica-accelerare-il-salva-milano-e-definire-il-concetto-di-ristrutturazione-ff54818a-7fe1-401c-b745-a3ebc5812xlk.shtml

    comments user
    Andrea Giorcelli

    Ma è la stessa legge (D.P.R. 380/2001) che dà quella definizione, la Magistratura non può mettere in discussione quello che dice la legge, infatti non sto capendo la vicenda, mi sembra una cosa che finirà in una bolla di sapone.

comments user
Anonimoahimè

Non posso che concordare con Mocchi (senza alcuna chiamata in correo, non essendoci alcun reo) e Vitali che fanno emergere 2 semplici evidenze:
– il PGT di Milano è manchevole di alcuni aspetti fondamentali, ma questo la Procura non lo dice perché sa bene che non può farci nulla; mi chiedo invece dove fosse tutta la comunità scientifica (CTU inclusi), per la quale ciò era così evidente, quando il PGT fu adottato, osservato e approvato;
– le modifiche di legge degli ultimi 9 anni hanno condotto la definizione di ristrutturazione oltre un limite che, per alcuni, è quello dell’idiozia… (Da anni non conto le leggi che reputo idiote, tuttavia non mi risulta sia mai stato un reato applicarle). Per tornare all’origine, o almeno indietro, serviranno delle modifiche alla legge, non delle sentenze.

comments user
Andrea Vitali

Servirà più semplicemente una riscrittura dell’ orrido PGT. Ricordo che molti (qui in arcipelago e altrove) lo dicono da anni, vox clamantis in deserto però

    comments user
    Pietro Vismara

    Più che di PGT “orrido” parlerei più banalmente di un PGT malfatto, sgangherato, privo dei requisiti minimi, redatto da gente che non conosce l’ abc della materia. Così è più appropriato

    comments user
    Cesare Mocchi

    Non so se qualcuno ha letto l’ultima variante al PGT redatta dagli esimi uffici comunali e adottata dal Consiglio. In breve, si decide di eliminare il terminale urbano della Paullese (questione su cui ci si è rotti la testa per oltre trent’anni) con tre motivazioni: 1) le aree sono private (le strade si devono fare solo su aree comunali? Aspetta e spera…); 2) il prossimo PUM deciderà che le auto non servono più (PUM che deve essere ancora redatto, valutato, deliberato… ma ci si porta avanti decidendo già nel merito); 3) comunque la decisione ha esiti solo “locali”. Cosa? Si decide su una viabilità extraurbana che porta ogni giorno decine di migliaia di veicoli ed è una questione solo “locale”? Qui si è perso l’abc anche della terminologia tecnica. Ma andiamo avanti, altra variante: si aggiunge un asterisco sulle aree Esselunga, con rimando ai contenuti di una delibera che dice che lì al posto di una media struttura di vendita, si potrà fare un grande centro commerciale. In cambio, Esselunga farà delle piste ciclabili (dove? quanto lunghe? di che costo? mistero…). Ma la cosa che più colpisce è l’asterisco con rimando, vale a dire qualcosa che capiscono solo gli strettissimi addetti ai lavori, e il cittadino mai. Neanche in Burundi (con tutto rispetto) si fanno i piani urbanistici così (comunque ce lo si poteva attendere, Esselunga ha già costruito una struttura in vista di questa variante). E questi dovrebbero fare un nuovo PGT, quello che metterà a posto tutte le attuali magagne? Aiuto!

    comments user
    Andrea Vitali

    Non c’è da stupirsi, sono anni e anni che i dirigenti comunali milanesi sono scelti o per motivi politici o perché graditi dai costruttori. Di capacità e competenze proprio non se ne parla – e questi sono i risultati.

Leggi anche