17 Settembre 2024
LA LOGISTICA SENZA FRENI NÈ COORDINAMENTO
Il "pacco a casa" mangia il territorio
17 Settembre 2024
Il "pacco a casa" mangia il territorio

Quando “i buoi sono usciti dalle stalle ”la Regione Lombardia ha “chiuso i portoni”. Sembra questo il caso della legge approvata il 26 luglio 2024 per regolamentare la localizzazione degli insediamenti logistici di rilevanza sovra-comunale riguardante gli insediamenti con una superficie superiore a tre ettari (doveva essere di un ettaro per avere un qualche significato).
Con questo provvedimento la Regione dice di voler colmare un buco “normativo” per sostenere uno sviluppo economico sostenibile. La legge non stabilisce il contesto in cui realizzare le infrastrutture ma adotta indicazioni per l’identificazione delle aree idonee (fino all’infinito) anche attraverso il recupero (non vincolante) di aree dismesse (era ora).
La Lombardia è in vetta per numero di aziende e dei lavoratori della filiera logistica in Italia. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto sono le regioni leader in termini di residenza dei lavoratori e di sedi aziendali, mentre il Sud del Paese è meno rappresentato. I numeri: il 30% delle aziende della filiera logistica e il 28,7% dei lavoratori del settore risiedono in Lombardia. Seguono l’Emilia-Romagna (rispettivamente 12,7% e 10,3%) e il Veneto (12,3% e 9,8%).
Le Regioni del Sud, al contrario, rappresentano complessivamente solo l’11% delle aree di residenza dei lavoratori e il 12% delle sedi delle aziende. La nazionalità dei lavoratori per il 31% è straniera. La rete logistica lombarda è pari a quelle europee ma il suo sviluppo è stato caotico e privo di pianificazione territoriale e a differenza degli altri Paesi ad alto consumo di suolo, spesso agricolo. Un’indagine dell’Osservatorio sull’Immobiliare Logistico (OSIL) della LIUC Business School, ha messo in luce una crescita impressionante del 50% della superficie dedicata ai magazzini in un decennio.
Questo sviluppo testimonia l’intensificarsi delle attività logistiche, con oltre 950 magazzini che occupano circa 16 milioni di metri quadrati, concentrati maggiormente nei pressi di Milano. Anche nelle altre provincie (Bergamo, Lodi e Brescia non si scherza.
Nella sola provincia di Milano la logistica produce un fatturato di 16 milioni di euro all’anno.
Non sono stati valutati da nessuno però i costi ambientali provocati dalla logistica selvaggia come l’inquinamento, la congestione e l’alta incidentalità. Aspetti importanti che non vengono valutati a causa dell’assenza della Regione dell’assenza di valutazione sovracomunale dei progetti.
La grande distribuzione e l’E-commerce, in Lombardia hanno fatto impennare gli affitti. Infatti con lo sviluppo dell’e-commerce è in corso nel Milanese una nuova ondata di crescita dei magazzini logistici e dei centri di trattamento e distribuzione della merce privati. Quindi non solo interporti o stazioni merci per i trasporti e la movimentazione di pacchi e pacchetti, ma ancor più piattaforme private seminate sul territorio dove le aree vengono “regalate” in cambio di ridicole compensazioni dai sindaci lombardi.
La rete logistica milanese è passata da 12 milioni di metri quadrati di superficie del 2011 ai 14,7 milioni del 2016 (+2,7 milioni di mq). La dimensione media di questi impianti è di 20mila metri quadrati. Il mercato immobiliare e degli affitti ha avuto una forte impennata, assieme al consumo di suolo. Se si aggiungono altri settori come l’edilizia residenziale, l’industria, le infrastrutture di trasporto e la distribuzione commerciale grande e piccola, la somma porta la Lombardia al primo posto per consumo di suolo.
La Regione infatti è la prima d’Italia con 3.100 ettari di cemento, il 12,9% della superficie territoriale lombarda. Seguono il Veneto (12,2%) e la Campania (10,3%).Nel settore della logistica ci sono impianti con automazione spinta e cooperative di facchinaggio che spostano a mano i pacchi. Resta questo “dualismo” concorrenziale all’interno delle medesime funzioni: molte imprese puntano su moderne tecnologie di movimentazione, su robusti sistemi informatici che gestiscono gli ordini, le spedizioni e le scorte.
Troppo lentamente le nuove imprese stanno sostituendo le cooperative di facchinaggio, che basano la loro competitività sul lavoro precario degli extracomunitari da un lato, e sull’evasione fiscale – con regimi di orario normativi e salariali gestiti spesso dalla criminalità organizzata anziché dal sindacato – dall’altro.
Il commercio e la grande distribuzione necessiterebbero di una programmazione pubblica che regoli la crescita del settore mentre dilaga da anni il mercato dell’e-commerce e della grande distribuzione che richiede sempre più addetti per le imprese di spedizione e di gestione delle piattaforme logistiche, parallelamente crescono cooperative e società intermediarie per sfruttare i lavoratori con bassi salari e orari di lavoro notturni e massacranti , evadere i contributi previdenziali, il fisco e l’Iva.
Sistema dei diritti, lavoratori (spesso stranieri) e lo Stato vengono colpiti senza esclusione di colpi. Il fenomeno riguarda tutto il territorio nazionale, ma non si riesce ad attivare meccanismi normativi e contrattuali che coinvolgano imprese, sindacati ed amministrazioni pubbliche per avviare un vero e proprio risanamento nel comparto.
Il Far West della logistica italiana poggia anche su un sistema di condizionamento di grandi gruppi immobiliaristi, anche internazionali, che stanno “sequestrando” fette importanti dei territori (prevalentemente aree agricole) per aumentare il consumo di suolo con l’edificazione di sempre più grandi e numerose piattaforme logistiche. Legando nella voracità e spesso nell’illegalità costruttori e gestori delle attività di raccolta e smistamento delle merci. Il tutto con l’accondiscendenza e il silenzio delle amministrazioni comunali che svendono, come detto, il loro territorio.
Tutto ciò assicura che gli scaffali dei supermercati siano sempre pieni a nostra disposizione e che la lampadina bruciata ci venga sostituita da Amazon (con il postino degli Stati italiani) in un giorno.
Dario Balotta