LA CREATIVITÀ UMANA È DESTINATA AD ESSERE SOSTITUITA DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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Non c’è dubbio sul fatto che sia estremamente più comodo affidare le fasi creazionistiche di un prodotto musicale ad una macchina. Le macchine possono imitare il comportamento umano, il suo comportamento creativo ed emotivo, ma a livello di significato, per lo meno nelle condizioni attuali, non possono attuare un ragionamento logico e al contempo emotivo.

Quando un autore di testi, musiche o arrangiamenti lavora, crea qualcosa che deriva dal suo vissuto e da ciò che lui stesso percepisce come “bello”, sulla base della sua emotività e del suo gusto. Questo processo può quindi essere solo che imitato da una macchina, da un’intelligenza artificiale, perché questa non ha un vissuto, non ha un ragionamento proprio basato sull’emotività, essendo priva di entrambe le cose.

Il concetto stesso di arte, di conseguenza anche di musica, si basa sulla sopravvivenza nel tempo del prodotto artistico e sulla sua valenza espressiva. È quindi irrazionale credere che il secondo requisito possa essere soddisfatto senza l’uomo.

Certo, la musica, da quando è uscita dal cerchio della religiosità, è sempre stata utilizzata come strumento di profitto, ma non per questo bisogna perdere di vista la bellezza nobile, delicata e la ricercatezza che l’arte in forma musicale ha sempre mostrato. Non a caso, per diventare musicisti quantomeno mediamente competenti, occorre diligenza, passione e dedizione, oltre che studiare per, almeno, un decennio.

Ma il pubblico, l’ascoltatore, riesce a distinguere l’opera di un team di musicisti esperti da una traccia generata in pochi secondi da una macchina a cui sono state fornite indicazioni nemmeno troppo precise?

Probabilmente no, forse solo i più ferrati.

Quindi la battaglia contro le invasioni delle intelligenze artificiali nella creatività musicale è solo ideologica, concettuale, e non pratica? Sinteticamente sì, ma non per questo ha meno importanza. 

Le ideologie sono qualcosa di prettamente umano, e l’essere umano rappresenta le fondamenta di ogni arte, per cui è più che corretto agire per ideologia durante la composizione della musica. Quindi no, l’intelligenza artificiale non può produrre arte. O almeno da sola.

L’implementazione di una macchina durante un processo creazionistico umano può essere un aiuto per la concretizzazione di un’idea già esistente elaborata dall’uomo. L’utilizzo della macchina acquisisce valenza artistica se la macchina lavora in sinergia con l’uomo, che la comanda. Allora sì che può addirittura essere fonte di idee, sperimentazioni e bellezza.

Progetti artistici che hanno come obiettivo quello di evidenziare questo contrasto tra la freddezza della macchina e il calore umano possono essere validissimi, sia dal punto di vista tecnico-musicale, che dal punto di vista del messaggio veicolato..

È però chiaro che non ci si possa aspettare un approccio di questo tipo dai colossi della realtà discografica, la cui nomea di macchine mangiasoldi è più che veritiera. Progetti simili possono arrivare solo da artisti indipendenti o da grandi e rinomati Maestri e musicisti, come successe nel ventesimo secolo con la musica elettroacustica con approccio sperimentale e narrativo.

I sistemi di intelligenza artificiale sono sempre di più e sempre più efficienti, ed è quindi inevitabile che sempre più fasi della creazione di un prodotto artistico vengano affidate a queste.

Ma sarà impossibile estinguere la passione di chi la musica la fa dandole valore umano.

Tommaso Lupo Papi Salonia

Copia di copertina 6 (1)

 

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