MILANO NON ABITA PIÙ QUI

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«Il lavoro paga sempre. Lasciamo le chiacchiere, le urla televisive, i tormentoni populisti. E continuiamo a preferire il lavoro». Con queste parole Sala ha espresso la sua soddisfazione per il successo elettorale del Pd che, secondo il Sindaco, per dimensioni e distribuzione nell’area urbana smentirebbe l’accusa al centrosinistra – cioè a lui e alla sua giunta – di mietere consensi in centro ma non in periferia.

 Verrebbe da concludere: Content lu content tucc. In realtà, tucc minga propri. Motivi di insoddisfazione ce ne sono, se anche il Rettore della Bocconi, Francesco Billari, ha detto al Corriere: «La globalizzazione è un vantaggio ma porta forti disuguaglianze. Un posto di successo ha valori immobiliari che salgono e rischia di lasciare esclusi quelli che sono cresciuti qui: è un tema importante e non riguarda soltanto noi». 

Già, ma a qualcuno toccherà rimediare alle “esclusioni” sempre più evidenti a Milano e non soltanto qui? Alla politica è la risposta naturale. A quella che si fa a Roma, in Parlamento, e alle scelte che si fanno nel confronto e contatto diretto con le persone e i territori: in città e in Regione. Nel quadro – da non dimenticare – di un’Europa, per la quale abbiamo eletto il Parlamento, con prospettive che è difficile e prematuro immaginare. Son partite le negoziazioni per la Commissione e i vertici apicali, ma al momento la preoccupazione è come contenere l’inquietante ondata delle destre (Italia meloniana compresa).

Macro e micro sono due facce di una realtà unica: e questa si chiama persona umana, cittadino, donna e uomo che vorrebbero un lavoro, una casa, un ambiente non degradato, servizi sanitari e sociali garantiti e di qualità, opportunità di scuola, formazione continua, cultura: insomma gli strumenti per una vita buona, fatta di relazioni, affetti, senso del vivere. 

Le istituzioni se efficienti e rappresentative sono in grado di dare risposte positive a tali esigenze; hanno ad esempio l’autorevolezza per esigere che chi usufruisce di tutte le opportunità contribuisca in base al reddito, non faccia il furbo, non evada né eluda di fatto rubando, sottraendo risorse alla collettività; in particolare: a coloro che per effetto degli egoismi di pochi restano “esclusi” per dirla ancora con il Rettore della Bocconi. 

Dalle affermazioni generali, che è sempre bene ricordare, perché sono la base della Costituzione, un centrosinistra a Milano non può non derivare le linee della sua politica e dei conseguenti atti amministrativi. Altrimenti tradisce sé stesso, chi lo ha votato limitando i danni della montante onda nera, l’Europa nella quale deve fare la propria parte non solo per le poltrone da occupare. Insomma, dalla Milano che col voto si è goduta una boccata d’ossigeno al pari di tante altre città, dovrebbero partire al più presto messaggi politici chiari a Roma e a Bruxelles, più che riferimenti a figure astratte del tipo “modello Milano”, che assomigliano ormai a immagini con valore apotropaico, formule cioè che alla fine si usano per il supposto effetto di allontanare o di annullare un’influenza maligna. 

Il maligno, a Milano, è altra cosa. Per contrastarlo occorre spirito di iniziativa. Il maligno è il non pensare, il non progettare, il non fare della città un’”oggetto d’amore”, cioè qualcosa per cui battersi e non invece un’opportunità da sfruttare per affermazioni individuali e di appartenenze, di investimenti, di guadagni. Se non si fa politica, si godono gli effetti trainanti dell’Expo, si costruisce l’icona di «una città in salute», che stimola fantasia e investimenti di fondi che realizzano hotel a 5 stelle o fan lievitare di milioni i valori immobiliari, ma si creano le condizioni che non sappiamo ancora quanto reversibili di una città che «lascia esclusi».

Elly Schlein ha un bel daffare nel trasformare il suo successo personale in perno attorno a cui aggregare le altre diverse opposizioni e in particolare quelle del centrosinistra, ma ci teniamo Meloni & C. per altri vent’anni, come i post repubblichini si beano a dire sicuri delle divisioni interne alle opposizioni, se da Milano alla Segretaria del Pd non viene la sponda di qualcuno che concretamente mostri che è possibile un’alternativa alla destra destra. Non solo con compiacimento per i pur lodevoli risultati conseguiti, non a parole e con locuzioni stereotipate, ma nell’operatività delle scelte di campo, dei progetti, delle linee di tendenza, degli atti amministrativi quotidiani, nella lungimiranza di una visione generale. 

La casa costituisce il cuore pulsante di un centrosinistra che intenda davvero essere sé stesso. Per la casa il Comune ha competenze, che può usare nel battagliare con Regione e Palazzo Chigi, ben sapendo quali sono le inadeguatezze e addirittura gli stravolgimenti della maggioranza di Governo. 

La Lega pensa alla casa solo in prossimità delle elezioni e secondo la testa del suo leader: i condoni, che discriminano e avvantaggiano chi la casa l’ha già e ne ha fatto quel che ha voluto in barba a leggi e regolamenti. Chiudere un occhio per una finestra, una veranda, un bagno rifatto e oplà il problema della casa è risolto per Salvini, come per FdI e Forza Italia che votano sì in Consiglio dei Ministri pur non essendoci la necessità e l’urgenza che sarebbero necessari per varare un decreto. 

Milano tempo fa affidò il patrimonio immobiliare pubblico alla MM. Migliaia di alloggi che potrebbero essere usati per giovani coppie, studenti (quelli costretti a sistemarsi in tende), sfrattati da un mercato immobiliare alla continua caccia di appartamenti da ristrutturare e rendere appetibili a chi ha stipendi adeguati. 

Che ne sia di tale direttiva impressa non si sa. Si sa solo, ad esempio, di tante discussioni che fan la gioia di assessori, tecnici, dirigenti: siccome le risorse pubbliche sono poche, offriamo contratti in cui il locatore si impegna a far lui la ristrutturazione e noi gli facciamo sconti sull’affitto. Mancano però notizie sull’ammontare complessivo di tale patrimonio, su chi verifica l’effettivo svolgimento delle opere, soprattutto della qualità degli interventi. Trattandosi di edifici datati, per dir così, impianti elettrici a norma, sistemi di servizi igienici (il regolamento edilizio ambrosiano è esigente, tra bagno e antibagno) non son cose da poco. 

Migliaia di case dignitose, a un prezzo sostenibile, in condizioni di sicurezza sono argomenti che possono arricchire la dialettica di Schlein & C. rispetto alla predilezione della destra di ideologizzare ogni questione (vedi l’ostilità al salario minimo) e frustrare iniziative che non rispondo al mantra di Meloni e delle destre: Dio, patria, famiglia. 

Conta poco che di fatto il primo sappia far bene da solo, senza bisogno che altri si arroghino il compito di farsene scudo; che la seconda si ammanti del tricolore salvo che se altri usano la bandiera come simbolo in difesa dell’unità del Paese contro l’autonomia leghista allora è una “provocazione” (se resiste nella “fiamma” già Msi, ora FdI, che sarà mai?); la terza sia proclamata a parole, poi si fanno i tagli dei nidi e dei servizi che dovrebbero rendere possibile alle madri la conciliazione tra lavoro e crescita dei figli.

La casa è un passaggio obbligato per la lotta alle povertà. Come agisce la destra si è visto: drastica riduzione della platea di chi può usufruire di aiuti e mance sotto le elezioni, annunciando qualche euro in più, ma dopo. Le associazioni, da Caritas ad Acli, da Arci a Save the Children, dall’Anci hai Sindacati (non si capisce se anche la Cisl, oltre a Cgil e Uil) han dimostrato che gli interventi pubblici vanno in aiuto di una persona su tre dei quasi sei milioni di cittadine e cittadini, bambini in primis, che versano in povertà assoluta. Milano non fa eccezione. 

Il Comune lo sa bene anche se è molto timido nel rendere pubblici i dati e farci una battaglia (chi va più in conferenze stampa su tali argomenti? E poi: che visibilità dà una lotta alle povertà?). Anche dal punto di vista politico e partitico, forse, gli «esclusi» che poi diventano invisibili se non si fa qualcosa possono costituire argomento da centrosinistra con cui arricchire il bagaglio di Elly Schlein e di quelli che vorranno mettersi al suo fianco.

A dei rappresentanti istituzionali e politici che dopo il voto vogliono attivarsi forse potrà presto venire un aiuto da chi, rassegnato, non va neanche più a votare perché vede ai risultati che escono dalle urne non seguono linee di condotta e provvedimenti concreti. Fenomeno prevalentemente milanese, all’astensione si sommano infatti le lettere ai giornali. Questi, pubblicandole, in qualche modo salvano l’anima a sé stessi e alla città. Fanno eco ad aspetti dai media non affrontati con determinazione, in quanto il giornalismo d’inchiesta è pratica ormai rara. 

Si parla in maniera ricorrente di: sporcizia; mezzi pubblici di superficie insufficienti e male organizzati; maleducazione diffusa; irriguardosità verso gli anziani; indisciplina di monopattini, biciclette, auto parcheggiate; impraticabilità di grande arteria (Buenos Aires; prossimamente Foppa): si crede che restringendo le carreggiate la gente lasci l’auto a casa, ciò non avviene, il traffico rallenta e inquina, ne fan le spese taxi e ambulanze; sanità sempre più difficile da raggiungere (beffa del decreto preelettorale del Governo sulle liste d’attesa senza un euro). 

A leggere tutti i giorni quei cahiers de doléances si ha il termometro di una situazione che non è proprio quella di «una città in salute»; almeno dal punto di vista psicologico, si prospetta un contenitore di infelicità della gente comune. Rispondere con iniziative ai disagi denunciati potrebbe essere un altro modo per far “qualcosa di sinistra”, comunque di diverso rispetto a una destra destra la cui leader per i giornali mostra d’aver l’orticaria, visto che preferisce imporre video spot sui social (che le tv devono riprendere) alle conferenze stampa. 

E la classe dirigente che la sostiene immagina la galera per i giornalisti o querele e azioni civili che al di là di quanto effettivamente riusciranno a portare nelle casse di singoli o del partito producono un chiaro effetto intimidatorio. Cioè l’opposto della democrazia nata dalla Resistenza al nazifascismo, dalla Costituzione, dalla Repubblica. Insomma un mondo ideale, culturale, umano, civile da cui Milano è sempre stata abitata. Ed ora? Che le sta accadendo?

Marco Garzonio

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