4 Giugno 2024

DA INSOSTENIBILE CITTÀ-GIOSTRA A MODELLO DI ECONOMIA CIRCOLARE

Se l’incremento di presenze non è governato diventa un danno anziché un vantaggio per la città


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I dati e gli analisti ci dicono che Milano è diventata una città “giostra”, termine utilizzato per descrivere una città che attrae un gran numero di visitatori, sia turisti che non, in modo continuo e dinamico. Questo tipo di città vive un costante flusso di persone che arrivano e partono, spesso per soggiorni brevi. Questo fenomeno ha avuto un impatto significativo sul mercato immobiliare. Durante uno degli ultimi seminari di Scenari Immobiliari sul tema, è emerso che in risposta a questo fenomeno, non solo la domanda di alloggi arredati è in costante crescita, ma anche la redditività dei relativi canoni di affitto e le difficoltà a risiedere in città delle fasce meno abbienti della popolazione.

Le statistiche mostrano un notevole aumento delle presenze in città, caratterizzato però da soggiorni brevi o brevissimi (giorni, settimane, qualche mese). Questo trend richiede la disponibilità di alloggi in affitto pronti all’uso, che possano essere lasciati nelle stesse condizioni in cui sono stati trovati, senza necessità di faticose e inutili trasformazioni o traslochi.

Da questo punto di vista, fra l’altro, il nostro paese arriva con un notevole ritardo rispetto a Svizzera, paesi nordici e Stati Uniti, dove da decenni il mercato offre case già equipaggiate con una dotazione minima standard costituita da una cucina attrezzata e la lavanderia in comune con gli altri abitanti del condominio, oltre, in alcuni casi, ad armadiature a muro. Questo fatto, oltre che un indubbio vantaggio per chi è interessato all’affitto breve, ha anche un ulteriore enorme beneficio generale in quanto evita sprechi, prefigurando soluzioni di economia circolare a vantaggio di tutta la società.

Se questo è il quadro di riferimento, come si spiega che società proprietarie di interi stabili nel centro di Milano, perlopiù frazionati in tagli medio-piccoli, con un turn-over altissimo, chiedano all’inquilino che lascia la casa di smantellare tutto l’arredo e di lasciarla vuota e spoglia di tutto? Letti, divani e sedie possono avere un più o meno fiorente mercato dell’usato; ma la cucina no. La cucina è subordinata a mille vincoli (attacchi acqua, prese luce, scarichi, colonna fumi) che la rendono pressoché inutilizzabile altrove, a meno di enormi sprechi e costi. E se la cucina è stata installata pochi anni fa e l’inquilino si sta trasferendo in una nuova situazione già consolidata, è probabile che la cucina verrà buttata. Ma dopo di te arriverà un giovane lavoratore di passaggio da Milano, oppure due studentesse universitarie o la convivenza di una giovane coppia; tutti loro dovranno ricominciare da capo questa giostra infernale utile solo allo spreco, all’inquinamento, all’insensatezza.

Nei convegni si continua a parlare giustamente di economia circolare come una delle necessità primarie dei nostri tempi; un tassello indispensabile per la salvaguardia del pianeta. Perché allora non si obbligano questi proprietari, molto poco illuminati, che si rifiutano di consentire di lasciare allestita una cucina del tutto efficiente anche se viene lasciata gratuitamente, a un comportamento più consono e sostenibile?

Più in generale, la collettività deve poter governare i numerosi fenomeni connessi con l’esponenziale aumento di presenze nella nostra città; se ciò non avviene e non si ripercuote in un maggior gettito fiscale che significa poi più servizi, se questo grande fenomeno non porta a una vera redistribuzione, ma solo a un aumento del traffico, una maggior densità sui mezzi pubblici, maggiori code ovunque, siamo sicuri che questo fatto sia una cosa positiva per la città così come viene descritta e celebrata?

Anna Pasini

ArcipelagoMilano (1)

 



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  1. AlbertoGrazie per aver condiviso questa riflessione ed aver messo in luce questo caso emblematico. Il meccanismo che descrivi sottolinea la mancanza di senso critico di fronte alle conseguenze, spesso sottovalutate, delle dinamiche economiche a cui quotidianamente partecipiamo. Riteniamo molte di queste pratiche ingovernabili o non meritevoli di attenzioni, in quanto neutrali rispetto al funzionamento della società. Tuttavia, investendo un po’ di tempo e di energia in più, ci si rende conto che invece, seppur apparentemente insignificanti, prassi di questo tipo contribuiscono alla distruzione del pianeta e all'aggravarsi delle disuguaglianze economiche. La scelta di non intervenire e di non proporre politiche di cambiamento, è spesso attribuita alla volontà di favorire specifiche classi sociali, centri di potere o lobby. Casi come questo, però, sottolineano anche mancanza di attenzione, creatività e pensiero politico profondo da parte di governi e amministrazioni e certamente di noi cittadini; sarebbe nostro dovere esercitare pressione su chi ci guida affinché agisca per costruire comunità più eque e sostenibili.
    6 Giugno 2024 • 17:01Rispondi
  2. FedericaNell'affannosa e sempre stressante ricerca di una casa il futuro inquilino ha ben poco margine per poter "premiare" il proprietario più corretto e attento alle esigenze di tutti che offre una casa adatta a sistemazioni sia di breve che di lungo periodo, e si è costretti quindi ad accettare qualsiasi cosa pur di trovare il posto dove stare. Sarebbe quindi obbligatorio introdurre meccanismi come quelli di cui parli e togliere queste decisioni dalla disponibilità dei singoli! La situazione è estrema ormai da anni, ce lo dicono gli studenti in tenda di qualche mese fa o l'assalto che avviene ogni volta venga pubblicato un bando di social housing... Si può davvero fare di meglio, e anche con poco!
    8 Giugno 2024 • 13:46Rispondi
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