I “RUTTI” DI MORGAN CON LA WARNER MUSIC

Si chiama arte, parola stanca, detta da tutti ma che a tutti manca. Si chiama musica, cosa magnifica, che qui confondono con la classifica. Perché il gergo della nuova scena non è più campo di nobili costrutti, ma è solo un’omologazione stilistica e specchio di gonfiate cronache criminali.
Dopo l’infelice storia di X Factor, dove Morgan si è scagliato contro il sistema Warner, l’artista firma con la stessa Warner per pubblicare un singolo dove la critica ai suoi colleghi musicisti è molto più che evidente e la fa paragonando la volontà di spopolare a tutti i costi, senza mantenere una linea degna di essere definita artistica, a dei Rutti, che è quindi il titolo del brano. Morgan Rutti lyric video. Abbiamo potuto ascoltare l’anteprima del pezzo già al concerto del Primo Maggio, e ora che è uscito su tutti i digital store ciò che traspare è chiarissimo: Morgan è l’ultimo vero autore italiano, che raccoglie l’eredità dei grandissimi, e lui stesso è talmente grande da poter firmare con l’etichetta che distribuisce i Rutti, che lui stesso ha criticato, per pubblicare Rutti e darla in pasto alla classifiche.
È indubbiamente un pezzo potente e diretto, di facile comprensione, senza fronzoli, eccessive finezze o barocchismi, e l’armonia ordinata alla De André e il testo esplicito, quasi vicino al concetto di “storytelling”, lo rendono iconico per il periodo che stiamo vivendo musicalmente parlando, dove i produttori formano gli artisti in modo da poter sfondare le classifiche con pezzi completamente depersonalizzati, fregandosene dell’aspetto nobile della composizione musicale, nonché l’arte intesa come bene comune tra l’artista e il suo pubblico.
Sebbene siano brani completamente separati sia a livello musicale che a livello concettuale, vedo Rutti come il continuo ideologico di Sì, certo l’amore (feat. Pasquale Panella), scritto con il grande Pasquale Panella e pubblicato senza major alle spalle e che quindi soffre della risonanza mediatica di Rutti.
In “Sì, certo l’amore”, l’unica cosa che conta è la bellezza della composizione e la genialità nell’incastrare musica e parole, mentre in Rutti, per citare lo stesso Morgan: “Non mi diverto più ad andare contro tutti, signore e signori, ecco a voi i miei rutti”, come per dire che “Sì, signori. Firmo con la Warner, mi sto omologando (o forse no). Ma a modo mio”
E i Rutti di Morgan sono comunque una composizione complessa dall’arrangiamento accattivante, nonostante per lui siano semplicità e scontatezze musicali, il che denota il vero impoverimento artistico che per colpa delle classifiche sta passando la musica.
Potremmo vedere questa nuova uscita del cantautore, l’ultima vera rockstar italiana, come un rilancio nella scena che, purtroppo, non lo vedeva protagonista da anni?
Sarebbe “Meraviglioso”, per citare Modugno.
E sarebbe altrettanto meraviglioso che gradualmente il pubblico italiano si ricordasse di quale sia la vera dimensione della musica, che le etichette la smettessero di pensare alle classifiche e che i nuovi artisti venissero chiamati così non solo per convenzione.
Utopia.
Perché anzi, personalmente prevedo esattamente il contrario, un continuare ad andare verso la direzione della musica come prodotto commerciale.
Tuttavia spero che questa nuova uscita di Morgan possa riaccendere la fiamma nelle nicchie di ascoltatori consapevoli e appassionati di arte, e che i musicisti che non lavorano per i soldi ma per donare e scambiare cultura con la società possano tornare a vedere il denaro come una naturale conseguenza, ricompensa, del lavoro utile svolto.
Tommaso Lupo Papi Salonia

