IL TURNOVER DEI RESIDENTI DI MILANO

Caro Direttore, spero possa esserti utile questo mio commento al tuo articolo “ERAVAMO 1.732.068 Chi viene e chi va”, a parte quelle che giustamente tu chiami “ovvietà” fra le risposte al calo dei residenti a Milano (ma anche in tante altre o quasi tutte le città non solo italiane, ho vissuto il calo a Parigi dalla fine degli anni ’70 sino al 1992) …
La “decrescente attrattività di Milano, il peggioramento della qualità dell’aria, il peggioramento dei servizi, l’aumento degli affitti, l’aumento del costo della vita, l’arrivo della movida e altri cambiamenti della qualità complessiva della vita” sono fra le conseguenze ovvie.
Ma, all’origine di tutto ci sta quella che alcuni più qualificati ricercatori chiamano la “controrivoluzione liberista”, cioè quello che si è affermato dagli anni ’70 in poi innanzitutto allo scopo di ridurre se non smantellare del tutto le conquiste che i lavoratori e la popolazione erano riusciti ad ottenere con le lotte dal ’68 al 72 (miglioramento del welfare, dei salari e in generale delle condizioni di lavoro e di vita e dei diritti civili statuto dei lavoratori, divorzio, aborto, e altre garanzie ecc.).
Questa “controrivoluzione liberista” poté approfittare della cosiddetta rivoluzione tecnologica che permise sia lo sconvolgente scombussolamento del sistema economico sia la finanziarizzazione: ci fu lo smantellamento di tutte le grandi e medie industrie, le delocalizzazioni prima a breve distanza e poi nei paesi terzi, il boom del subappalto in cascata, del precariato e del lavoro seminero e nero sino ad arrivare al 35% del PIL dovuto alle economie sommerse (stime Eurispes).
Tutto ciò si tradusse in una sconvolgente destrutturazione economica, sociale, cultura e politica, l’atomizzazione di massa, l’anomia anche politica sino a un indebolimento enorme della sindacalizzazione e all’astensionismo crescente che oggi arriva a sindaci e le giunte comunali e regionali eletti da circa il 20-22% degli aventi diritto al voto (ergo morte della partecipazione). Oltre a ciò che Lucia Tozzi spiega bene come “narcotizzazione” degli abitanti.
Da allora le città hanno subito ciò che alcuni attenti osservatori chiamano il trionfo della speculazione finanziaria-immobiliare insieme al mix fra socialwashing, greenwashing, gentifricazione.
Il calo demografico italiano è il prodotto dell’impoverimento continuo dei lavoratori e di buona parte della popolazione privi di protezioni e alla mercé di costi e condizioni di vita insostenibili (vedi le tante statistiche in cui l’Italia è classificato agli ultimi posti fra calo salari e redditi ecc.).
Peraltro, il processo di destrutturazione economica non s’è mai fermato è continuo il che significa che la maggioranza delle attività economiche sono instabili e i lavoratori sono costretti a inseguire i posti di lavoro sempre più spesso precari … ergo c’è una mobilità geografica sempre più intensa e continua
Questo scrivo nella prefazione alla versione francese del libro di Lucia Tozzi: “Ancora più impressionante (a Milano) è che dal 1971 si registrano due milioni di nuovi iscritti e oltre due milioni di cancellati all’anagrafe (cioè persone che abbandonano la residenza milanese – iscritti provenienti da altri comuni italiani o dall’estero e cancellati per emigrazione verso altri comuni o verso l’estero). I cambiamenti demografici sono una funzione specchio cioè rivelatrice delle conseguenze dei mutamenti economici, sociali e anche culturali e politici, e ne confermano la portata (tanto più attraverso i loro diversi dati statistici letti nel loro insieme e con i confronti necessari con il passato e altri casi).“.
Il continuo turnover dei residenti di Milano dal 1971
| Anni | nuovi iscritti | Cancellati |
| 1971-1980 | 373.620 | 476.560 |
| 1981-1990 | 281.840 | 420.410 |
| 1991-2001 | 358.718 | 391.453 |
| 2002-2011 | 508.262 | 411.945 |
| 2012-2022 | 575.755 | 411.027 |
| Totale | 2.098.195 | 2.111.395 |
(dati raccolti da Palidda per una ricerca di effimera.org grazie all’Anagrafe di Milano)
Non ti trascrivo qui il resto di questo testo in cui cerco di esaminare i diversi dati statistici.
A me pare che il ragionamento che propone Aspen e il Direttore tecnico del Comune di Amsterdam non fa che assecondare la logica dominante della “controrivoluzione liberista” e quindi la deriva imposta dalla speculazione finanziaria-immobiliare insieme al mix fra socialwashing, greenwashing, gentifricazione in corso in tutti i campi.
Purtroppo in Italia e in Europa questa deriva è vincente e le sinistre (vere) sono ridotte alquanto male, disperse e incapaci di convergere in un unico fronte contro tale deriva.
Turi Palidda
https://unige-it.academia.edu/SalvatorePalidda/CurriculumVitae


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