21 Maggio 2024

LO SFALCIO DELL’ERBA IN CITTÀ

Con l'aria che tira anche di questo ci dobbiamo preoccupare?


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La scelta di differenziare e ridurre lo sfalcio dell’erba nelle aree verdi della città ha suscitato l’attenzione pubblica quando il professor Burioni aveva sollevato delle perplessità e delle preoccupazioni. Burioni ha poi avuto la correttezza e le tempestività di ricredersi pubblicamente a fronte delle spiegazioni e delle rassicurazioni  di Leonardo Forbicioni, entomologo, naturalista e botanofilo.   

La speculazione politica aveva intanto avviato il suo attacco come riflesso pavloviano di chi vive l’azione politica in relazione alle punte mediatiche del giorno. Chiaramente gli speculatori della autoreferenzialità assoluta come segno di libertà personale e politica si sono guardati dal ricredersi pubblicamente, già presi a lisciare il pelo agli insofferenti delle rilevazioni fatte da una associazione di cittadini della diffusa abitudine al parcheggio in seconda fila e dell’assenza della Polizia Locale, già Vigilanza Urbana.

Sono molte le città in Europa e in Italia a tagliare l’erba con minore frequenza, o quando è secca, così da preservare e rendere funzionale la biodiversità di flora, piccola fauna e ridurre le isole di calore. La scelta è chiaramente conveniente anche per il bilancio comunale per i costi e le emissioni del taglio, della raccolta, del trasporto e dello smaltimento. Il residuo organico, se non riutilizzato, viene assimilato per legge a rifiuti urbani.  Il passaggio dei mezzi per il taglio e la raccolta produce il compattamento del suolo che si combina con l’asportazione di sostanza organica e acqua dell’erba tagliata con la diminuzione della fertilità del terreno.

La questione non è secondaria dentro l’equilibrio alterato proprio del carattere intensamente urbanizzato delle città.

La gestione differenziata delle superfici a verde prativo richiede diverse modalità di intervento. Le aree a forte frequentazione antropica richiedono tagli più frequenti con l’utilizzo di mezzi più leggeri, quindi meno impattanti, con la tecnica “mulching”, che permette lo sminuzzamento dell’erba, così immediatamente restituita al suolo con l’eliminazione pressoché totale dei residui organici. 

Il prato risulta più fitto e calpestabile. Il costo per la maggiore frequenza viene compensato dalla riduzione dei costi per la mancata raccolta e lo smaltimento. In altre aree il taglio invece viene fortemente ridotto, aumentando la biodiversità con aree favorevoli alla presenza di entomofauna per noi utile, ciò grazie alla selezione delle fioriture e disseminando le specie più interessanti. 

Le piante erbacee possono completare il proprio ciclo vegetativo, quindi fiorire e disperdere i semi, favorendo la presenza di impollinatori come le api e altri insetti. Si riduce, inoltre, la necessità di utilizzare sementi per la primavera successiva Si tratta di vere e proprie oasi, importanti per insetti e animali necessari a qualificare l’ecosistema. inoltre l’erba alta riduce l’erosione del suolo e mitiga la temperatura nell’area urbanizzata e ciò costituisce un miglioramento delle condizioni dell’abitare in città particolarmente asfaltate. 

Sfatiamo, infine, l’ultima bufala o fake news riguarda l’aumento delle zanzare con l’erba alta. Una balla spudorata: l’aumento della diversificazione vegetale e della sua massa comporta l’aumento delle diverse  specie di insetti e artropodi, uccelli come le rondini, rettili come le lucertole e i gechi, tutti antagonisti ed i predatori delle zanzare. Piuttosto occorre evitare il ristagno dell’acqua nei sottovasi e mettere dei fondi di caffè. 

Ci dovremmo invece preoccupare della necessaria coerenza tra la riduzione utile dello sfalcio dei prati e la deleteria e costante pratica di consumo di suolo, che interessa la politica urbanistica di Milano e di altre città Lombarde. Una contraddizione che consente ai sostenitori del ‘Liberi tutti di fare tutto’ di considerare questa pratica innovativa come una inutile goccia.

Fiorello Cortiana

 



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  1. elisabettaCaro Fiorello, questo tuo post mi punge come un forasacchi. Cronache da Adriano, (ex) parco delle fate (ora, solo le streghe ci abitano): non vedrai più bimbi giocare nei prati. Impossibile, perchè (come scritto al Corriere recentemente, vita vera) si perderebbero tra le erbacce (troppo alte). Fin qui si sono persi, per fortuna, solo un paio di cagnolini, lasciati imprudentemente senza guinzaglio. Perchè, nelle aree cani, impraticabili, è stato sfalciato in adiacenza della rete, ma la parte dedicata ai 4 zampe è infestata - appunto - da alti forasacchi. Chi poi vuol correre il rischio di addentrarsi, non corra troppo: la quantità di buche nascoste dalle erbacce, sempre alte e certamente biodiverse, implica sicura distorsione, anche grave. Fuori dall'area cani troverai una vasta area distesa di paglia: spessa, perchè là dove non serviva è stato sfalciato, lasciando sul terreno ben altro che uno strato "mulching". Vedremo se l'erba nuova non verrà soffocata da questo tappeto ignorante dei minimali delle buone pratiche agricole. Concludo: il campetto di calcio di via San Mamete è stato sfalciato diligentemente, oltre alle inutilissime prode (semiverticali: chi mai auspicò taglio dell'erba, in simile posizione?) ma NON dove si gioca https://www.facebook.com/photo/?fbid=840256378130628&set=a.554660293356906 , e dove sarebbe servito. Quindi: vuoto e inusabile anche quello. Un paio di settimane fa ho incrociato due addetti al verde mentre riposavano sereni tra le erbacce alte, con il loro furgoncino, e il nulla fatto attorno a loro. Non ho osato disturbarli. Lasciami dire: mi pare che la gestione del verde non sia in mano a Verdi, ma a qualcuno che segue un percorso ancora incomprensibile a chi, invece, il verde (e i frutti Verdi) lo vorrebbe anche godere. Oltre alle api e alle farfalle. Caro saluto, elisabetta p.s. le foto seguono con altro mezzo, tutto documentato. p.p.s. ti lascerò anche scatti di una cittadina francese dove la biodiversità viene seguita e amata con sollecitudine e vera INTELLIGENZA. Una delizia. Anche per gli umani.
    22 Maggio 2024 • 14:34Rispondi
  2. Claudio CristofaniCarissimo Cortiana, io osservo con attenzione in cosa consista nei fatti l'attuale tecnica (pessima) di manutenzione dei prati nei parchi urbani pubblici. Squadre di specialisti (nell'obbedire a ordini sbagliati) liberi di agire senza alcun controllo intervengono esclusivamente quando l'erba è ormai alta ovunque almeno 20 cm e utilizzano, nelle aree più ampie, trattorini falcia-erba sprovvisti di sacco raccoglitore e verosimilmente dotati di specifiche lame per sminuzzare il falciato secondo la tecnica del "mulching". Nelle aree meno agevoli, vicino ad ostacoli o su pendenze eccessive utilizzano il tagliaerba a spalla che taglia con il filo di plastica. In entrambi i casi il falciato rimane sul suolo. Orbene, chiunque si occupi con competenza tecnica della "salute" di un'area inerbata non agirebbe mai in questo modo perché se il materiale falciato e sminuzzato (cosa che comunque non si ottiene con il filo di plastica) supera una certa quantità si ottiene solo di depositare sul prato, che deve ricrescere e respirare, una poltiglia marciolenta assolutamente dannosa e destinata a soffocare e impedire la ricrescita. Infatti la tecnica del "mulching" porta vantaggi e infoltimento del prato se il taglio è molto frequente, addirittura settimanale o anche meno, e la frazione sminuzzata è una specie di polvere vegetale che riporta sul suolo la sostanza organica di cui è costituita. D'altronde la traduzione di mulching è "pacciamatura" e cioè la tecnica che impedisce con il soffocamento la crescita delle erbe spontanee laddove sono indesiderate. Il mulching che invece aiuta un bel prato è solo quello che un bravo manutentore applica con ossessiva continuità impedendo ai fili d'erba di alzarsi oltre la misura di pochissimi centimetri. Per esempio, a Oslo, ho visto fare la manutenzione in un parco pubblico con un trattore che trainava lame elicoidali da mulching che avevano una larghezza complessiva di 8 metri e in quel parco si camminava a piedi nudi nell'erba. Quindi, caro Cortiana, l'obiettivo che possiamo condividere in termini di maggiore frescura e biodiversità che si raggiunge con l'altezza dell'erba fino alla fioritura e maturazione dei semi si ottiene, banalmente per chi si allontani ogni tanto dalla città, falciando l'erba ormai alta almeno 35-50 cm facendola seccare al sole sul posto e quindi lasciando cadere i semi, per poi raccoglierla e portarla nel fienile dal quale uscirà per alimentare dei quadrupedi ruminanti. Questo atteggiamento ecologico si chiama "fienagione". Quello che facciamo a Milano invece si chiama solo un pessimo lavoro e un pessimo servizio ai cittadini e alla qualità dei loro prati. Cordialmente.
    22 Maggio 2024 • 15:12Rispondi
  3. Fiorello CortianaCondivido le osservazioni puntuali di Elisabella Pellarin e Claudio Cristofani, perché riguardano le modalità di natura tecnica e le indicazioni per le aree da non/trattare. Alla luce dei riferimenti concreti sollevati da Pellarin e Cristofani credo che la via maestra per definire le aree da trattare e giudicare l'efficacia delle tecniche usate, passi per la partecipazione informata dei cittadini che vivono/usano/frequentano le aree verdi urbane. La fretta operativa della amministrazione forse risponde alle urgenze della promozione politica e proprio per questo si presta alla strumentalizzazione, abbiamo invece bisogno di organizzare e produrre qualità nel vivere sociale, nell'abitare la città.
    23 Maggio 2024 • 12:15Rispondi
  4. Maria Luisa PennacchioniGentile Fiorello Cortiana, che le teorie più moderne incoraggino le Amministrazioni delle città a lasciar crescere il verde anzichè intervenire è ormai un dato di fatto e sopra tutto un grosso risparmio per il Comune. Il problema che le segnalo e che ho già segnalato a Marco Cagnolati, come rappresentante della zona 3, dove abito (e precisamente aiuola in Via Plinio tra Via Bronzino e Via Amedeo D'Aosta) è quando queste aiuole finiscono per diventare un agglomerato di sterpaglie con erba alta più di 50 cm, oltre ad una recinzione che fa pietà. il tutto molto disarmonico e brutto a vedersi. Ben vengano farfalle ed altri insetti, speriamo che tutto questo non aiuti anche il proliferare di topi, a i quali la sterpaglia offre un ottimo rifugio. li abbiamo visti aggirarsi indisturbati persino a San Babila, prima della recente trasformazione, e Largo Murani. non aspettano neppure il calare delle tenebre. Per quel che riguarda la mia segnalazione sull'aiuola di via Plinio, spero in un intervento che dia all'aiuola un aspetto decente e che non si limiti a rasare il prato per farlo ricrescere esattamente uguale a prima. Cordiali saluti. Maria Luisa Pennacchioni
    23 Maggio 2024 • 15:31Rispondi
    • Fiorello CortianaConcordo, credo che proprio per questo vadano individuate le aree più idonee per collocazione/funzione, quella di arredo/paesaggio urbano compresa.
      27 Maggio 2024 • 21:38
  5. elisabettaMolto opportuna risposta di Fiorello Cortiana: la partecipazione dei cittadini, che, a partire dai Consigli di Zona, pur in potestà della maggioranza, viene continuamente esautorata e presa bellamente per i fondelli, soprattutto in questa PESSIMA consiliatura. Direi che si ispirano al manuale delle giovani marmotte, letto capovolto: ovvero come assottigliare scientemente, pervicacemente, una qualche probabilità (attualmente già miserrima) di ri-governo cittadino da parte di un centro sinistra pensante.
    23 Maggio 2024 • 18:33Rispondi
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