NIENTE DI URGENTE, CI STIAMO SOLO ALLAGANDO

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Ci sono tre dati cha vanno tenuti presenti: la quantità di pioggia caduta nell’intero 2023 nell’area milanese è in linea con quanto rilevato dall’Osservatorio di Brera dal 1763 sino ad oggi (970 mm annui), le piogge intense dei giorni scorsi non hanno nemmeno lontanamente sfiorato i massimi secolari milanesi (100 mmh) essendone caduti 120 mm ma in una decina di ore: è questo terzo dato, che andava a sommarsi alla quantità di pioggia già caduta precedentemente, a rendere di fatto impermeabili i terreni non cementificati determinando così  gli allagamenti, favoriti naturalmente dalle storiche colpe dell’uomo legate alla cementificazione e alla mancata manutenzione.

Non esiste una previsione certa che i futuri orientamenti climatici saranno stabilmente analoghi a quelli presenti, ovvero una concentrazione delle precipitazioni con accumuli da smaltire in modo non convenzionale, però basterebbero gli andamenti sia pur erratici del passato  per imporre un ragionamento su come prevenire i danni derivanti da fenomeni improvvisi e prolungati come gli attuali.

Il problema era già stato evidenziato lo scorso anno in un’area fortemente irregimentata da canalizzazioni come la pianura emiliana, quando la somma di piogge prolungate, intense e susseguentesi a breve distanza l’una dall’altra, ha comportato una violenta ribellione di quei terreni incapaci di assorbire tali fenomeni ripetuti: peraltro piogge analoghe cadute in Germania su aree meno urbanizzate e canalizzate delle nostre, avevano poco prima procurato morti e danni nettamente superiori ai nostri, dimostrando quanto abbia giovato la prevenzione imposta dai terreni alluvionali e dotati di scarse pendenze come quelli allo sbocco dei fiumi veneto-emiliani, pur generando ugualmente danni materiali notevoli e richiedenti perciò stesso una maggior capacità di previsione  e connessa prevenzione.

Il Presidente Zaia facendo giustamente notare come la città di Vicenza grazie alle vasche di laminazione abbia affrontato l’emergenza in modo più sereno, ha indicato negli invasi di sicurezza la soluzione, quel che la natura, in opposizione all’uomo, ha sempre realizzato con le lanche e che lo stesso uomo ha cercato di addomesticare con le aree golenali: dove però i fiumi passano per le città e dove lo spazio di fuga per le acque eccedenti non c’è, occorre provvedere altrimenti.

Ora questo ‘altrimenti’ si traduce in metri cubi disponibili a ridosso delle città, spazi conflittuali nella dominante logica Nimby: basta osservare le vasche del Seveso e la strenua opposizione fatta dai cittadini quando ormai le soluzioni alternative erano svanite da una decina d’anni a causa dell’urbanizzazione selvaggia del Nord Milano , e capiamo quanto sia problematico ragionar di emergenze dalle nostre parti, specie quando siamo ormai lontani da tali emergenze, benché questi metri cubi di invaso vadano comunque trovati da qualche parte.

I primi invasi di emergenza immediatamente disponibili in realtà sarebbero  già presenti sul nostro territori, e sono i diecimila chilometri di ramificazioni dei canali agricoli derivati dal Reticolo Maggiore dei Navigli, governato da ETV (consorzio Est-Ticino Villoresi): ho già più volte lamentato che il governo di ETV in mano de facto al sistema Coldiretti, quindi con l’asservimento dell’infrastruttura alle necessità dell’agricoltura lombarda, da sempre consumatrice intensiva di acqua nel momento del bisogno e indifferente alla razionalizzazione e relativi investimenti imposti dalla modernità dei cicli di irrigazione e fertilizzazione, ha portato alla sclerotizzazione del nostro sistema un tempo multifunzionale.

Come tutti i milanesi sanno, le asciutte dei Navigli sono diventate assai più prolungate di un tempo e così questo fatto ha permesso di constatare  che ETV della pulizia dei fondali non se ne occupa, rendendo disponibile la visione della cronica maleducazione di milanesi e ariosi in gita, accanto alle sabbie naturalmente depositate dai canali: stimo in almeno 30-40 cm il fondo depositatosi sul Naviglio Pavese che percorro tutti i giorni il che significa, banalmente, che sui 33 km di lunghezza dello stesso per circa dieci metri di larghezza, noi abbiamo perso una capacità di invaso emergenziale di 132000 metri cubi, accanto alla capacità di smaltimento di 360 metri cubi al minuto (22000 metri cubi ora) una volta chiusa in emergenza la derivazione dal Pan Perduto: peccato che, sempre per il Naviglio Pavese, ad essere chiusa non sia stata la derivazione dal Ticino del Naviglio Grande che lo alimenta  ma quelle sui canali derivati per evitare agli agricoltori l’ulteriore allagamento dei propri terreni, così come sulla Martesana anche se, proprio qui, ETV ha provveduto in emergenza a limitare l’afflusso dall’Adda per consentire alla Martesana stessa di ricevere alcune delle acque eccedenti (ma sempre in regime di chiusura dei canali in derivazione per non affliggere le campagne già sature): una contrapposizione di interessi con una soluzione già scritta a favore della campagna contro le città.

E’ naturale che questo ragionamento ipotetico non ha valore scientifico in assenza di un piano ragionato di governo dell’emergenza idraulica di un territorio, ma la vera domanda è appunto questa: è necessario un tale piano?

Scartata la retoricità della domanda (è realmente necessario e molti studi variamente finanziati dagli Enti Pubblici interessati lo stanno a dimostrare) resta la parte non retorica: se è così necessario perché Regione Lombardia, titolare del bene ‘acqua’ per devoluzione costituzionale, non impone una catena di comando la cui impellenza è testimoniata dalla costituzione di un Commissario nazionale per l’emergenza idrica, sottraendo ad esempio agli agricoltori la gestione miserabile di un bene strategico come la rete dei canali?

In modo omeopatico la Regione sta cercando di far assumere all’interno del Servizio Idrico integrato, struttura organizzata su base provinciale ma che gestisce beni comunali come acquedotti e fognature, in funzione di laminazione per le piogge anche il Reticolo Idrico Minore, ovvero il sistema dei canali derivati dal Reticolo Maggiore e che i Comuni milanesi hanno debitamente assassinato in favore degli oneri di urbanizzazione: il solo Comune di Milano ne ha interrato il 40% (dati del suo PGT). E’ evidente che un simile piano, in assenza di una definizione quantitativa generale specifica sulle necessità di assorbimenti d’emergenza, è più che altro un whishful thinking, specie se si evita di mettere in discussione la strategia tombinatoria con cui si è provveduto a coprire, imbrigliare e non pulire, i canali diventati sotterranei.

L’acqua, oggetto liquido cui nessuna frontiera istituzionale pone confini, ha un carattere di interesse generale prevalente e mal si adatta alla frammentazione odierna delle competenze, piccoli feudi in mano alla non eccelsa politica locale lombarda, faticosamente ripiegata sulla propria sopravvivenza e ben lieta di rappresentare categorie sempre più definite di interessi, perdendo il senso della Polis che dovrebbe informarla.

La quale Polis nel caso dell’acqua è la Regione stessa, se non l’area padana intera, che chiede una regolazione integrata e un piano degli invasi, a tutt’oggi  mancante dal monte al piano; la capacità di invaso è tutt’altro che emergenziale specie se vista come parte integrante di un piano per l’utilizzo razionale della risorsa idrica nella sua veste multifunzionale (irrigazione, energia meccanica, energia termica, magazzino) e richiede conoscenza, visione e adesione alla visione europea del futuro che parla di risparmio e riutilizzo delle risorse.

Se la principale infrastruttura idraulica della Regione viene lasciata in mano a chi irriga ancora il granturco allagando i campi, noi non andremo mai da nessuna parte e soprattutto continueremo ad estendere la stessa logica allagatoria e improduttiva alle emergenze atmosferiche.

Una visione industriale del bene Acqua, sia essa la fonte potabile, la prima falda, i ricchissimi scarti fognari lombardi, la pioggia o il governo di fiumi e canali, non è di destra o di sinistra ma razionale, un bene quest’ultimo assai scarso al cospetto dell’abbondanza d’acque lombarde.

Giuseppe Santagostino

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