14 Dicembre 2016
SPAZIALITÀ METROPOLITANE. ECONOMIA, SOCIETÀ E TERRITORIO
Partire dai dati di realtà
14 Dicembre 2016
Partire dai dati di realtà
La regione urbana milanese (1), con i suoi 8,5 milioni di abitanti circa e i quasi 3,5 milioni di addetti, si conferma come un territorio di importanza cruciale a scala nazionale ed europea. Gli andamenti demografici e occupazionali che hanno caratterizzato questo territorio negli ultimi 15 anni segnalano però un cambiamento di verso rispetto ad alcune tendenze consolidate (2).
La stagnazione demografica degli anni ’80 e ’90 si è interrotta e ha lasciato il posto a una vivace crescita, trainata principalmente dai flussi migratori di popolazione straniera, anche se è significativo notare che la dinamica positiva riguarda anche la componente italiana. Tuttavia, questo dato porta ancora con sé significative criticità: aumenta l’età media della popolazione, sale l’indice di dipendenza, cala il peso della popolazione in età attiva a fronte di un incremento di quella over 65, anche se in alcuni territori, il Comune di Milano in primis, le coorti di età più giovani tornano a crescere, invertendo così una tendenza consolidata.
L’aumento del numero degli addetti nella regione urbana, per quanto a tassi meno elevati rispetto al passato, è proseguito durante l’ultimo decennio censuario, anche se, sulla base dei dati disponibili, nella fase più recente (2008-2014) assistiamo a un consistente ridimensionamento dell’occupazione nel settore privato in ragione degli effetti generati dalla crisi.
Sotto il profilo della composizione settoriale dell’occupazione, si registra la prosecuzione del processo di terziarizzazione dell’economia: calano gli addetti all’industria e crescono quelli al commercio e ai servizi. In particolare, gli addetti ai servizi crescono, in controtendenza rispetto ai trend generali metropolitani, anche negli anni della crisi.
Tali cambiamenti socio-economici hanno investito i territori della regione urbana in misura differenziata. Nel corso dell’ultimo quindicennio assistiamo al consolidamento di alcune direttrici protagoniste dello sviluppo economico regionale di più lungo periodo (la Brianza e l’asse Pedemontano nel segmento più orientale verso Bergamo), mentre, in parziale discontinuità con il passato, si registra un notevole sviluppo della direttrice Sud Est anche oltre i confini provinciali (verso Lodi), ma soprattutto si riscontra, con particolare riferimento agli ultimi anni, una significativa ricentralizzazione demografica e occupazionale su Milano e sulla conurbazione nord milanese. In controtendenza rispetto alle dinamiche di lungo periodo, si registra anche una ripresa delle città medie della regione urbana, anche in questo caso con un’accelerazione nel corso degli ultimi anni.
Questa analisi per “grandi aggregati” socio-economici e territoriali sottende una profonda ridefinizione delle forme della produzione e dell’abitare.
Sul versante economico assistiamo allo sviluppo di nuovi comparti e attività produttive basate su un rinnovato rapporto tra formazione superiore/ricerca, cultura, innovazione sociale e tecnologica che integrano servizi e manifattura in modo originale e che manifestano una forte propensione internazionale. Protagonisti sono in particolare il tessuto delle medie imprese innovative, le reti di piccole imprese e un artigianato di qualità che, anche utilizzando forme inedite di organizzazione quali start-up, makerspace, co-working, fab-lab, tornano a valorizzare la città centrale e alcuni territori di recente industrializzazione come contesto per produzioni più “verdi” (nuovi materiali), più leggere (nuove macchine e nuovi processi), più tecnologiche (crescente componente digitale), ancor più attente all’estetica e alla funzionalità.
Sul versante abitativo, gli anni Duemila sono stati caratterizzati da alcuni fenomeni inediti. La fase alta del ciclo immobiliare, almeno fino al 2008, ha generato una notevole – e persino sovrabbondante – offerta residenziale (in particolare nel segmento “a prezzi di mercato”), contribuendo anche per questa via a incrementare l’attrattività dei territori più dinamici e, in particolare, della conurbazione centrale. La rivalorizzazione immobiliare di importanti porzioni dei core urbani è stata supportata da rilevanti politiche e investimenti pubblici che hanno generato effetti di contrasto al declino della città centrale e di molte città medie. Infine, un certo ruolo è stato anche giocato da un rinnovato sentiment urbano – e in qualche caso dal dispiegamento di una vera e propria ideologia del ritorno al centro – che, alimentata anche da evidenti diseconomie determinate dal “risiedere suburbano”, individua, soprattutto per le giovani generazioni, nello “stare nei flussi” ovvero nel vivere e lavorare nel cuore della metropoli un fattore di promozione sociale e di carriera.
La rinnovata attrattività milanese – connessa alla sua capacità di volare sui rami alti dello sviluppo – si sostiene, in un rapporto di reciproca funzionalità, attraverso forme di metropolizzazione povera, costituita da attività prevalentemente di servizio che alimentano i segmenti più deboli e meno stabili del mercato del lavoro, richiamando in particolare manodopera straniera che va a popolare le periferie urbane e i comuni che offrono opportunità abitative a minor prezzo, per quanto spesso dotati di un buon livello di servizi. La comparsa di working poor e una crescente polarizzazione sociale, con i suoi effetti sull’abitabilità di alcune parti della città e del territorio, rappresentano dunque “il lato oscuro” della rinnovata forza milanese.
Questo insieme di fenomeni, coniugato all’indebolimento delle reti d’impresa che avevano in passato caratterizzato i distretti industriali della regione urbana, stimola l’aumento del pendolarismo verso le aree centrali e semicentrali, con un conseguente ampliamento del bacino del mercato del lavoro metropolitano che accresce la competizione tra lavoratori, in particolare tra quelli meno qualificati, contribuendo a tenere a freno i salari in alcuni segmenti del mercato stesso.
Il riproporzionamento dei pesi demografici e delle attività economiche tra centro, corone e periferie della regione urbana milanese allude a nuove a configurazioni territoriali, caratterizzate da a una sovrapposizione irrisolta di processi di segno diverso. Da una parte, infatti, assistiamo a forme di regionalizzazione dell’urbano che comportano un salto di scala nell’organizzazione della città e del territorio, urbanizzazione spazialmente discontinua, sprawl diffuso ed elevato consumo di suolo, shrinking discreto; dall’altra, assistiamo a una ricentralizzazione metropolitana (ritorno al centro con un forte ciclo di investimenti pubblici e privati) e alla formazione di un “core” allargato, una downtown regionale comprendente Milano e la prima fascia di comuni.
Ne consegue che solo attraverso uno sguardo in grado di cogliere la dimensione integrata e dinamica dei processi di sviluppo si possono comprendere, da una parte, l’articolazione delle forme produttive territorializzate, con i relativi nessi di complementarietà/interdipendenza funzionale che le collegano, e, dall’altra, le specifiche traiettorie co-evolutive dei vari territori, con i loro esiti provvisori, incerti e differenziati, determinati dall’accoppiamento strutturale tra caratteristiche specifiche dei contesti socio-economici e insediativi e strategie/policy di sviluppo concretamente praticate.
Elena Corsi e Franco Sacchi
Centro Studi PIM
(1) La regione urbana milanese, qui definita secondo la perimetrazione individuata dall’OCSE (Territorial Review, 2006), comprende i territori della Città metropolitana di Milano insieme a quelli delle province di Monza e Brianza, Varese, Como, Lecco, Bergamo, Cremona, Lodi, Pavia e Novara.
(2) Per approfondimenti, cfr. Spazialità metropolitane. Economia, società e territorio (giugno 2016), volume n. 15 della collana Argomenti & Contributi edita dal Centro Studi PIM. Il volume è consultabile alla seguente pagina del sito web del Centro Studi: http://www.pim.mi.it/ac15-spazialitametropolitane-2/).