URBANISTI(CA) CERCASI

Questa volta tocca a voi

Esiste una categoria professionale che in Italia non conosce crisi: l’esperto di urbanistica a posteriori. È una figura straordinaria. Non importa che cosa abbia deciso il Comune, che cosa abbia scritto il legislatore, che cosa abbia stabilito il TAR o che cosa abbia fatto un privato. Lui lo sa già: era tutto sbagliato! Se poi gli si chiede come avrebbe fatto lui, la situazione si complica. Ma questo è un dettaglio.

Perché criticare è un’attività che non richiede particolari autorizzazioni, non necessita di una SCIA e, soprattutto, non sembra essere soggetta a VAS.

E allora questa volta vorrei proporre un esperimento. Proviamo a fare una cosa diversa: invece di criticare, facciamo delle proposte. Lo so, è una richiesta eccessiva. Ma proviamo. Anche perché è proprio il momento giusto.

Del resto, di urbanistica si potrebbe tornare a parlare parecchio nei prossimi mesi. Milano andrà alle urne nella primavera del 2027 per scegliere il nuovo sindaco e nello stesso anno arriverà anche la scadenza naturale della legislatura nazionale. Per le elezioni politiche la data precisa non è ancora naturalmente definita: si voterà comunque entro la scadenza della legislatura, salvo elezioni anticipate.

Il materiale, quindi, non manca. E nel frattempo c’è la riforma della normativa edilizia. Da anni sentiamo dire (e lo diciamo anche noi) che il DPR 380/2001 è vecchio, complicato, farraginoso, superato, da semplificare, da riscrivere, da coordinare, da riordinare e, in alcuni momenti di particolare sconforto, probabilmente anche da esorcizzare. Vade retro demolitio et reconstructio!

Adesso sembra esserci davvero l’intenzione di metterci mano. Chissà se è la volta buona. Io non ci spero più… Ma cerchiamo di essere ottimisti. E qui arriva una domanda piuttosto semplice: vogliamo limitarci a cambiare qualche articolo oppure vogliamo finalmente provare a capire che cosa dovrebbe essere una legge urbanistica e edilizia nel 2027?

Perché il rischio è quello consueto. Si prende una norma, se ne aggiunge un’altra, si corregge una terza, si fa un coordinamento, un aggiornamento, una modifica, una modifica della modifica e, alla fine, si produce una nuova norma che semplifica talmente tanto il sistema che per capirla servono tre avvocati, due urbanisti e possibilmente qualcuno che abbia partecipato alla stesura dell’originale. Naturalmente tutto questo per semplificare.

E a Milano? A Milano c’è il PGT. E qui, a differenza di quanto potremmo immaginare, non dobbiamo nemmeno aspettare il prossimo sindaco per cominciare a discutere.

Una variante è già in lavorazione. Il Comune ha infatti avviato una parziale variante normativa delle Norme di Attuazione del Piano delle Regole e del Piano dei Servizi del PGT vigente. Il procedimento è partito nel 2025 e nel luglio di quest’anno è arrivato anche il Rapporto preliminare per la verifica di assoggettabilità a VAS. Tra gli obiettivi indicati dall’Amministrazione ci sono, fra gli altri, interventi sulla disciplina dei cortili, sulle norme morfologiche, sulla perequazione dei diritti edificatori, sull’edilizia residenziale sociale e sulla dotazione dei servizi.

Quindi la domanda non è più soltanto: ha senso fare una variante del PGT a ridosso delle elezioni? La variante è già partita.

La domanda interessante diventa un’altra: è questa la variante che serve a Milano? E che cosa dovrebbe contenere, secondo voi, una vera variante del PGT? Perché qui vorrei provare a evitare la risposta più semplice, quella che ci accompagna da anni: “Bisogna cambiare il PGT”. Grazie. Ma come? E soprattutto: visto che siamo già dentro un procedimento, perché non proviamo a discutere delle cose che dovrebbe davvero cambiare?

Qui serve una premessa. Mi rivolgo ai miei quattro lettori (Manzoni ne aveva venticinque, io sono umile e mi accontento), ammesso che siano ancora tutti disponibili. Quelli criticoni e mai contenti, ma comunque attivi e assai preparati.

Ecco, questa volta vorrei chiedere loro qualcosa che Manzoni, fortunatamente, non ebbe mai la necessità di chiedere ai suoi venticinque: provate a fare una proposta urbanistica.

Per una volta facciamo finta che il Comune, il Parlamento, la Regione, il Ministero, il TAR, la Procura e naturalmente l’Europa abbiano lasciato a voi un piccolo spazio di libertà: una pagina bianca. Niente vincoli. Niente norme precedenti. Niente “non si può fare”.

Solo una domanda: che cosa fareste voi? O siete bravi solo a criticare?

Partiamo dalla legge nazionale. Se foste voi a riscrivere il DPR 380/2001, quali sono le prime tre cose che cambiereste? E attenzione: non vale rispondere “lo riscriverei tutto”. Troppo facile.

Poi passiamo all’urbanistica. Se aveste la possibilità di mettere mano alla legislazione nazionale, partireste dalla legge del 1942? La manterreste? La buttereste via? La aggiornereste? La conservereste come pezzo di antiquariato, magari con una bella teca illuminata? E soprattutto: volete più regole o meno regole? Più pianificazione o più libertà? Più potere ai Comuni o più regole nazionali? Più intervento pubblico o più iniziativa privata? Più vincoli o più certezza delle regole?

Qui comincia a diventare interessante perché finché diciamo che bisogna “semplificare”, siamo tutti d’accordo. Quando dobbiamo decidere che cosa semplificare, improvvisamente diventiamo molto meno numerosi. E poi c’è Milano. Qui la domanda è ancora più concreta.

Immaginate di essere il prossimo sindaco.

Avete vinto le elezioni. Avete fatto la foto sul balcone. Avete ringraziato i cittadini. Avete promesso ascolto, partecipazione, rigenerazione, sostenibilità, casa, mobilità, qualità urbana e una città più bella, inclusiva, verde, competitiva e possibilmente anche felice.

Adesso siete seduti in ufficio. Davanti al tabellone del Monopoli. Avete già piazzato tutti gli alberghi su Parco della Vittoria. E però arriva la doccia gelata, il reality ceck, davanti a voi c’è il PGT.

Che fate? Scappate? Vi date malati? Oppure vi rimboccate le maniche? Anzi, visto che una variante è già in corso, la domanda è ancora più semplice: che cosa aggiungereste? Che cosa togliereste? Che cosa cambiereste?

Mettiamola in un altro modo: quale proposta urbanistica dovrebbe contenere il programma elettorale di un candidato per convincervi a votarlo? Questa, secondo me, è la domanda più interessante. Non vi chiedo per chi voterete. Non è importante. Mi interessa sapere che cosa dovrebbe fare un candidato per meritare il vostro voto.

Per esempio: una nuova politica della casa? Una diversa disciplina dei cambi d’uso? Regole più chiare sulla rigenerazione? Una revisione della disciplina degli interventi edilizi? Più edilizia convenzionata? Meno consumo di suolo? Più densificazione? Meno densificazione? Una diversa gestione degli oneri? Più pianificazione attuativa? Meno pianificazione attuativa?

Oppure semplicemente una cosa rivoluzionaria: regole che si possano capire senza avere una laurea in diritto amministrativo e una seconda in interpretazione delle circolari ministeriali?

Ecco la proposta.

Nei commenti, invece di spiegare perché gli altri hanno sbagliato, proviamo a fare una volta tanto qualcosa di più difficile.

Facciamo una lista.
Tre cose che cambiereste nella normativa nazionale.
Tre cose che cambiereste nel PGT di Milano.
Una cosa che invece lascereste esattamente com’è.
E infine la domanda decisiva: qual è la proposta urbanistica per la quale sareste disposti a votare un candidato invece di un altro?
Non servono trattati. Non servono citazioni di sentenze. Non serve nemmeno avere ragione.
Anzi, per una volta sarebbe quasi preferibile rimanere nel torto.
Servono idee.

A questo punto potremmo anche dare un nome nobile a quello che stiamo facendo: urbanistica partecipata. Ho i brividi mentre lo scrivo…

È una parola che per molti anni ha avuto un certo successo in determinati ambienti culturali e politici, dove la partecipazione sembrava essere la soluzione naturale a quasi ogni problema: bastava convocare qualcuno, metterlo intorno a un tavolo, ascoltare tutti e, possibilmente, produrre un documento finale che se ne fregasse di quanto era stato “partecipato”.

La partecipazione, come è noto, funziona particolarmente bene quando nessuno ha ancora deciso cosa fare. Noi, per non farci mancare nulla, proveremo direttamente nella versione più radicale: facciamo decidere ai miei quattro lettori.

Poi, magari, raccoglieremo le proposte più interessanti e proveremo a costruire un piccolo “programma urbanistico degli elettori di Arcipelago”. Sarebbe interessante vedere cosa ne viene fuori. Potremmo scoprire che gli italiani non sono affatto contrari alle riforme. Sono soltanto contrari alle riforme degli altri. Oppure potremmo scoprire qualcosa di ancora più sorprendente: che, messi davanti alla pagina bianca, anche i più feroci critici dell’urbanistica (non) riescono a trovare una soluzione.

In quel caso prometto di fare una cosa altrettanto rivoluzionaria.

Pubblicarla. Orsù, non deludetemi!

Pietro Cafiero

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8 Commenti
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LME
LME
10 giorni fa

Tra il provocatorio e il serio …sembra poco
Ecco le 3 proposte per la normativa nazionale (DPR 380/2001), sintetiche e incisive:

1 – Inversione dell’onere informativo (Dati già noti al Comune)
I dati urbanistici e i vincoli già in possesso del Comune sono considerati noti all’ente. Alcun obbligo al progettista di spuntare o compilare riferimenti urbanistici generali nei modelli CILA, SCIA e PdC: il tecnico assevera solo la conformità del progetto
2 – Hub normativo unico e scaricabile sui portali SUE/SUAP
Obbligo per i Comuni di inserire sugli stessi portali di trasmissione delle pratiche i link diretti per scaricare immediatamente tutti i regolamenti vigenti (edilizio, PGT, igiene, vincoli) circolari, interpretazioni, “riti” locali. La norma non pubblicata sul portale non può essere opposta al professionista.
3 – Parere preventivo vincolante e tempi perentori per gli uffici
Istituzione del parere preventivo firmato dal tecnico comunale, a costo calmierato e con valore vincolante. Obbligo di interlocuzione con i progettisti e termine fisso di 30 giorni: in caso di ritardo, scattano il silenzio-assenso (o rimborso) e sanzioni stipendiali sulla performance dei dirigenti responsabili.

Chiara vogliatto
Chiara vogliatto
9 giorni fa
Rispondi a  LME

E tutto ciò con l’ urbanistica che c’ entra?!?

Chiara vogliatto
Chiara vogliatto
9 giorni fa

Lei come al solito non capisce niente (o travisa le cose). Al PGT sono state presentate migliaia di osservazioni: del tutto ignorate. Alla variante in corso di predisposizione: idem. Non è che c’ è chi critica perché è più facile. Critica perché le proposte (motivate e articolate) vengono ignorate. E non è che serve qualcosa presentarle su Arcipelago (dove peraltro non sono mancati contributi costruttivi: qualche risposta?) ma nelle sedi corrette, che sono quelle istituzionali. Perché l’ amministrazione (teoricamente “progressista”) ascolta solo i costruttori edili e ignora i cittadini? Questa è la domanda che dovrebbe farsi

Pietro Cafiero
Pietro Cafiero
9 giorni fa
Rispondi a  Chiara vogliatto

Se al principio certi commenti offensivi mi infastidivano, sono giunto alla conclusione che non ne valga la pena. È evidente che la sua capacità di comprensione del testo è obnubilata da qualche necessità di sfogare rabbia repressa attraverso l’insulto gratuito. Non voglio andare oltre perché se come architetto e urbanista valgo poco (almeno a suo dire), come psicologo non ho i titoli e mi pare indelicato supporre oltre. Tanto livore per il sottoscritto, i tecnici, il sindaco… Sicura che non sia meglio canalizzare le sue energie in qualcosa di più positivo e costruttivo?
Quanto all’ennesima accusa di non capire le cose (o peggio di travisarle, a che pro, mi chiedo?), mi trovo in difficoltà a rispondere. Non si tratta di un articolo che spiega alcunché, ma di uno scritto leggero che voleva portare chi lo desidera a qualche riflessione. Un gioco. Tutto qui. Non dovrebbe essere difficile da comprendere. Io non mi prendo troppo sul serio. Nemmeno lei dovrebbe…
E di osservazioni ai precedenti PGT ne ho presentate (e qualcuna, udite udite, è stata parzialmente accettata!). Quindi si rilassi e prenda le cose con maggiore leggerezza. E se quello che scrivo le crea siffatti turbamenti, c’è un rimedio fantastico: non mi legga!

Chiara vogliatto
Chiara vogliatto
8 giorni fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

Nessun turbamento, mi creda. Mi danno solo fastidio le stupidaggini, ecco tutto. E c’è un rimedio ancora più semplice: non ne scriva più! Cordialità

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
8 giorni fa
Rispondi a  Pietro Cafiero

Se le hanno accolto (parzialmente) un’osservazione è stato molto, molto fortunato. La mia impressione è che non le leggano, e se le leggano non le capiscano. Basta vedere le risposte ai contributi VAS della variante normativa in corso, molti giudicati “non pertinenti” (anche se lo erano), altri non accolti senza fornire spiegazioni ragionevoli. Mah. E poi ci si chiede perché la gente sia incazzata… Ma da quella variante si vedono altre cose. La normativa di PGT modificata ad esempio risulta (pag. 3 del provvedimento di verifica) predisposta da Amat: ma che competenze ha in merito? Ha degli avvocati? Scelti come? Con che esperienza? E poi ci si chiede come mai i testi siano così mal predisposti, con tanta protervia e ignoranza – Milano merita di meglio. Quindi, una proposta (visto che viene richiesta): licenziare buona parte degli attuali dirigenti (soprattutto di PUG e Amat) e sostituirli con figure fresche e soprattutto competenti, non scelte insomma nell’entourage di Maran o di Lupi, cosa che è stata la vera rovina dell’urbanistica milanese (tranne il beneficio di alcuni, beninteso). saluti

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
3 giorni fa
Rispondi a  Annalisa Ferrario

Faccio un esempio sui contributi VAS per spiegarmi meglio (sperando di non annoiare). La CISL – sindacato inquilini – ha presentato un contributo (che ho avuto modo di leggere) in cui chiede che nel rapporto ambientale si specifici che “si è riscontrata una risposta non sufficiente al fabbisogno di residenze per studenti e per la maggioranza della cittadinanza nell’ambito cittadino che manifesta ancora oggi forti criticità”. Logico e ragionevole peraltro: ma giudicato “non pertinente” e quindi non valutato (è come se non esistesse, né accolto né respinto). Ma guarda caso ATS (n 54) ha presentato un contributo simile: “Si raccomanda che le variazioni relative alle residenze convenzionate per studenti universitari… contribuiscano a garantire condizioni di maggiore equità nell’accesso all’abitare preservando un adeguato equilibrio tra le esigenze abitative della popolazione studentesca e quelle delle altre fasce della popolazione caratterizzate da condizioni di fragilità o difficoltà di accesso al mercato immobiliare“: praticamente la stessa cosa, ma stavolta giudicata pertinente e anzi parzialmente accolta (bene). Ma chiediamoci: perché questa disparità di trattamento? CISL no e ATS sì? A meno appunto che non le leggano (o che le leggano persone diverse che non si parlano fra loro, senza nessuno che faccia una sintesi) l’unica spiegazione è che abbiano voluto fare un dispetto ai sindacati. Ma non ci sarebbe da stupirsi, è gente messa lì da Masseroli, e (magari inconsciamente) ancora rispondono alle sue direttive, e quindi sindacati = cattivi. Ma l’Assessora (nonché Vicesindaco) non ha nulla da dire su questo? Tutto ok? Se ne è accorta? E’ d’accordo? Poi ci si chiede perché la gente si arrabbia e pensi che sia inutile presentare proposte… Saluti

Chiara vogliatto
Chiara vogliatto
9 giorni fa

Comunque quando questa amministrazione mostrerà la disponibilità ad ascoltare, le proposte arriveranno. Finché ci sarà questo sindaco imbecille, sordo e reazionario, a che pro?


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