STADIO MEAZZA
La fretta è sempre cattiva consigliera
La fretta è, da sempre, una cattiva consigliera. Inevitabile consigliera, nel caso del progetto GFU San Siro: perché l’obiettivo dei club era quello di acquistare l’area prima che scattasse il vincolo sullo stadio Meazza, e la Giunta comunale di Milano ha ossequiosamente obbedito. Ma la partita rimane aperta, grazie alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica in corso, che qualcuno aveva ipotizzato di poter evitare, per fare in fretta…
Abbiamo invece garantito l’applicazione della Direttiva europea – recepita dalla nostra legislazione – che impone, per progetti di questa dimensione, una preventiva valutazione generale di natura ambientale e sanitaria, obbligando il soggetto proponente a rendere pubblico – sottoponendolo all’esame delle istituzioni competenti – l’intero e completo progetto di trasformazione urbana, a prescindere dalle singole fasi attuative; i suoi impatti complessivi su territorio, viabilità, aria, rumore; le misure complessive di mitigazione e compensazione previste. Non solo: il procedimento VAS consente la partecipazione di cittadini e associazioni per presentare osservazioni, obbligando il soggetto proponente a fornire pubblicamente controdeduzioni in merito.
La prima fase di questo percorso si è avviata lo scorso giugno con la presentazione, da parte di San Siro Stadio Spa, del Documento di Scoping: primo atto indicante gli obiettivi generali del progetto, al quale hanno fatto seguito importanti osservazioni critiche da parte di ARPA, ATS e Regione oltre che di numerosi cittadini. Il secondo, conseguente passaggio era la redazione, da parte dei proponenti, del Rapporto Ambientale VAS
E pochi giorni fa è stato protocollato in Comune il Rapporto Ambientale VAS che rivela pubblicamente, una volta per tutte – sempre che qualcuno ne avesse bisogno – il vero motivo del progetto di demolire il Meazza anziché ristrutturarlo: il nuovo stadio sorgerebbe nel Parco dei Capitani, che corrisponde a un terzo dell’area complessiva, mentre nei restanti due terzi dell’area GFU San Siro – dove sorge l’attuale stadio – è prevista insieme alla demolizione del Meazza la costruzione di nove edifici di altezza variabili tra i 5 ai 17 piani (oltre 50 metri di altezza) per funzioni di grande distribuzione commerciale, terziario e alberghiero.
Un progetto di densificazione per il quale la definizione di Grande Funzione Urbana risulta francamente esagerato: si tratta di una distesa di palazzi, un intervento privo di qualunque forma di incremento del trasporto pubblico (anzi, i club avevano chiesto di eliminare il capolinea del tram 16 da piazza Axum…), che prevede un incremento del traffico con funzioni attrattive 7 giorni su 7 ed una radicale modifica della viabilità locale, con la trasformazione a scomputo oneri (cioè a carico del Comune) del Tunnel Patroclo da strada sotterranea di collegamento interquartiere a strada locale di accesso ai futuri parcheggi sotterranei.
Tutto questo utilizzando la Legge Stadi che, a beneficio di chi si fa carico di demolire e ricostruire un nuovo impianto, prevede generose volumetrie in regalo. La legge in realtà prevede che la demolizione avvenga solo se l’impianto esistente non è più funzionale né ristrutturabile; ma il Meazza, oltre ad avere ospitato la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali, era stato indicato dall’UEFA come sede della finale di Champions League 2027, confermando di essere uno dei migliori impianti esistenti, pronto ad ospitare qualunque evento internazionale. Ma la fretta di vendere, prima che scattasse il vincolo, ha costretto l’UEFA a rinunciare alla candidatura di Milano. Prima che il Meazza venisse posto in vendita avevo chiesto a chi seguiva il procedimento per conto dell’amministrazione comunale di ricevere perizie e documenti prodotti per conto del Comune che certificassero l’impossibilità o non convenienza, per il Comune, di ristrutturare il proprio bene. Non esiste nessun atto in tal senso.
A proposito della fretta di vendere prima che scattasse il vincolo, una banale domanda che continuo a ripetere ed alla quale qualcuno, prima o poi, dovrà dare formalmente risposta. Il Rapporto Ambientale VAS e la distesa di palazzi previsti rivela il significato dell’operazione-Meazza, per la quale emerge chiarissimo l’interesse dei promotori di questo progetto.
Ma quale tipo di “interesse pubblico” ha spinto la Giunta comunale ad assecondare questa operazione?
Nello stesso periodo, a Firenze, lo stadio comunale Artemio Franchi, con una capacità di 43.000 spettatori (poco più della metà del Meazza), sottoposto dal 2020 a vincolo culturale statale (lo stesso previsto per il Meazza, che l’Amministrazione comunale di Milano ha voluto evitare vendendo prima il bene comunale) ha ottenuto – in quanto bene comunale tutelato dallo Stato – finanziamenti pubblici per 170 milioni di euro finalizzati ad un intervento di radicale ristrutturazione e riqualificazione, così ripartiti: 150 milioni dai fondi statali PNC (Piano nazionale per gli investimenti Complementari attivato per integrare e potenziare il PNRR) e i restanti 20 milioni di mutuo comunale.
Rimane quindi inevasa la domanda di fondo: che interesse ha avuto il Comune di Milano a vendere in fretta e furia il Meazza prima che scattasse il vincolo culturale?
Ultima annotazione importante, tornando al procedimento VAS in corso. Il Consiglio comunale, lo scorso 29 luglio 2026, ha deliberato la non utilizzabilità dei crediti di carbonio come strumento di compensazione per le operazioni di trasformazione e riqualificazione urbana. Una delle osservazioni che avevo inviato, un mese prima, ribadiva esattamente questo principio: azzerare la possibilità di ricorrere ai crediti ambientali. Ho ricevuto in questi giorni la “controdeduzione” da parte della società San Siro Stadio Spa: si conferma l’intenzione di “adempiere alle prescrizioni” della delibera di vendita del Meazza, che prevede testualmente (all. 9) di “conguagliare economicamente le differenze riscontrate in difetto, non recuperabili con realizzazioni dirette (con opere di compensazione e mitigazione ambientale, ndr), attraverso l’acquisto di crediti carbon offset”. Con un’aggiunta molto interessante “Le stime per la carbon neutrality sono oggetto di continuo aggiornamento, evolvendo dinamicamente con il progressivo consolidarsi dei dati tecnici di progetto”.
Dopo la negoziazione creativa, arriviamo ora alla VAS creativa. Interessante. La fretta è sempre cattiva consigliera…
Enrico Fedrighini

Sulla Vas (Valutazione Ambientale Strategica) riguardante le sostanziali trasformazioni previste per l’area di S.Siro, il Comune di Milano ha organizzato un Forum pubblico ad accesso libero che avrà luogo MARTEDI’ 6 OTTOBRE, dalle ore 17, presso l’Acquario Civico -Sala Vitman, di via Gadio, 2.
L’incontro è aperto alla cittadinanza e a tutte le realtà del territorio: associazioni, scuole, società sportive, ecc. Mai come in questa occasione sarà importante una forte partecipazione dei cittadini, perché si dovranno analizzare a fondo gli effetti della trasformazione urbana sulla qualità dell’aria, del suolo e della vita di chi risiede vicino allo stadio e in tutte le aree circostanti.Vedi:
https://www.comune.milano.it/w/avviso-di-convocazione-di-forum-pubblico-a-seguito-della-messa-a-disposizione-al-pubblico-della-proposta-di-pa-del-rapporto-ambientale-e-della-sintesi-non-tecnica-nell-ambito-del-procedimento-di-valutazione-ambientale-strategica-vas-di-cui-al-d.-lgs-n.-15