LA LITANIA DEL PROGRAMMA ELETTORALE MUNICIPALE

Ci son cose che non cambiano mai

Nel vademecum istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature per le elezioni comunali del ministero degli interni si legge: “Con la lista devono essere presentati anche: il nome e il cognome del candidato alla carica di sindaco; il programma amministrativo” che “deve essere affisso all’albo pretorio del comune. 

Più liste possono presentare lo stesso candidato alla carica di sindaco.  In tal caso le liste debbono presentare il medesimo programma amministrativo e si considerano fra di loro collegate.

Il consiglio di stato è intervenuto più volte sul programma definendo “che il programma amministrativo della lista … non contiene una dichiarazione di volontà, ma è la semplice esternazione di intenti programmatici con la lista dei candidati a garantire la sua riferibilità alla lista stessa” ma soprattutto che: “È irrilevante, ai fini della legittimità delle operazioni elettorali, il fatto che il programma amministrativo sia generico, non essendo valutabile sul piano della legittimità.”

Tradotto non ci può essere differenza di programma tra le varie liste apparentate ad un candidato sindaco e comunque quello che si scrive può essere aria fritta.

Peraltro, non è chiarissimo chi deve presentare il programma elettorale anche perché la mancata sottoscrizione del programma amministrativo allegato alle liste non costituisce causa di esclusione o invalidità della lista, infatti, il programma assolve una funzione informativa e programmatica nei confronti degli elettori senza richiedere rigide formalità di sottoscrizione a pena di decadenza.

In pratica il programma non è poi così importante nelle elezioni comunali tant’è che è previsto il voto disgiunto, cioè l’elettore può barrare il nome del candidato Sindaco che preferisce e mettere una X anche su una lista che appoggia un candidato diverso, in pratica vota due programmi diversi e contrapposti.

Ma non si può essere oraziani “Laudator temporis acti” perché è così da molto tempo; tant’è che nel suo discorso elettorale del 5 giugno 1914 Caldara poi risultato vincitore dirà: “Se gli avversari hanno   un  programma   simile   al  nostro,  noi  possiamo   apertamente affermare  che esso  è stato   imposto    dalla nostra azione e dalla nostra propaganda, attiva, continua, incessante!”; nello stesso comizio Mussolini (allora socialista e candidato) denuncerà che i democratici (oggi li definiremmo centristi) , “un esercito composto da pochi soldati e molti capitani, hanno un programma così lungo e prolisso” che neppure vale la pena contestare, mentre le destre il programma neppure lo hanno presentato.

Insomma il programma elettorale non godeva di grande interesse neppure nei tempi andati.

Vieppiù, rileggendo i programmi del passato alcune punti appaiono reiterati come in una litania, a mo’ di esempio ne cito due.

La casa. L’assessore denuncia che si stanno espellendo dalla città poveri e giovani coppie, si costruisce per rivendere o affittare a prezzi irraggiungibili ai più anche con la scusa di case più belle, ecologiche e moderne, Pertanto, il comune deve intervenire e non restare passivamente in attesa degli eventi destinando aree e facendo convenzioni, riducendo la spesa per altre opere pubbliche di rappresentanza e per sovvenzioni a pioggia; trattasi di un componente l’attuale giunta?  no di Tullo Massarani e per la precisione l’intervento è del 1° agosto 1861.

L’area metropolitana e decentramento. Le prime proposte di allargamento dei confini comunali sono del 1860 anche se il primo allargamento lo aveva decretato nel febbraio 1808 Eugenio Beauharnais annettendo tutto quello che si trovava a non più di 7 chilometri da piazza dei Mercanti, annessione cancellata dagli austriaci. Dopo all’incorporazione del comune dei Corpi Santi avvenuta nel 1873 bisognerà aspettare decenni per un ulteriore passo avanti. Nel 1904 ad esempio si ridisegnarono i confini con Greco, poi innumerevoli odg, proposte, commissioni, convegni, studi; nel 1917 alcuni consiglieri tra cui Paolo Pini chiesero al sindaco Caldara se non ritenga utile: “di provvedere subito alle necessarie annessioni e al conseguente decentramento amministrativi.”, quello stesso anno il consiglio comunale approva un odg sull’allargamento. Senza ironia i giornali nel 1919, scrivono che “il problema del decentramento sarà probabilmente risolto senza indugio…si potranno istituire sedi municipali presiedute da un vicesindaco con funzione di ufficiale del governo… con tutti quei servizi che la legge consente di decentrare” nei fatti bisognerà aspettare 50 anni prima di qualche modesto passo avanti. 

Nel 1923 tocca a Mussolini presidente del consiglio che scrive a Mangiagalli: “Caro ed illustre Sindaco…ho la sensazione che Milano abbia il respiro della sua fatale espansione mozzato dalla fungaia di piccoli comunelli che sorgono alla sua periferia …. Se Vostra Signoria crede di provocare un provvedimento di annessione che io stimo utile e forse necessario, io sono disposto a farlo approvare. Qualche intesa dovrebbe intervenire con i sindaci dei comuni. Io credo che la cosa piacerebbe anche a loro o prima o dopo”. Pure lui dopo il primo allargamento (Affori, Baggio, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Musocco, Niguarda, Vigentino e Sella Nuova), rinunciò.

Non vi è sindaco della città dalla dipartita degli austriaci non si sia misurato con la ricerca di un modo innovativo per governare l’area metropolitana non vi è sindaco che possa dire di esserci riuscito, anche se qualche passo avanti è stato fatto.

Alle elezioni del 1975 Aniasi faceva scrivere nel programma elettorale “il governo metropolitano dovrà dunque nascere come esaltazione degli strumenti di partecipazione popolare che attraverso l’istituzionalizzazione del decentramento amministrativo assicurino che ad un sistema di maggiore efficienza corrispondano garanzie di democrazia partecipata”. Parole non molte diverse da quelle del programma delle sinistre ai tempi di Pisapia: “Milano vuole costituire il governo della area metropolitana e istituire i municipi con poteri effettivi al posto delle zone… la Città metropolitana è la condizione per andare avanti, trasformando le zone in municipalità, “o a quello del 2021: “con la Città Metropolitana, Milano vuole al contempo riscoprire l’anima dei suoi quartieri”. 

Sono pronto a scommettere che anche nei prossimi programmi auspici “sull’area metropolitana e i “municipi di quartiere” si sprecheranno.

Ad ogni buon conto come suggerimento agli estensori del/dei programmi allego quello del 1914, hai visto mai che possa ancora servire come suggerimento.

1. Assetto tributario e finanziario del Comune mediante i necessari aumenti delle imposte che colpiscono la ricchezza e meno facilmente si ripercuotano o di cui la ripercussione può essere corretta e compensata; mediante la resistenza alle spese di carattere statale, l’azione della Amministrazione comunale e dei cittadini sui poteri dello Stato per ottenere ch’esso rinunci al canone daziario governativo e abbandoni ai Comuni le imposte reali, improntandone tutta la politica tributaria al principio della graduale abolizione delle imposte indirette.

2. Risoluzione radicale del problema ospedaliero, nel senso del decentramento tecnico e amministrativo dell’assistenza dell’Ospedale Maggiore e del concorso del Comune ad una organizzazione completa e moderna dell’assistenza ospedaliera cittadina.

3. Municipalizzazione delle tranvie cittadine con criteri industriali e sulla base della compartecipazione all’esercizio e agli utili da parte del personale tranviario.

4. Intervento vigoroso del Comune nel problema delle abitazioni e dei consumi popolari, sia direttamente, sia a mezzo di potenti organismi di carattere pubblico ispirati alle direttive comunali e anche col favorire la produzione e la raccolta di generi alimentari nelle campagne milanesi e col disciplinarne e controllarne il commercio.

5. Miglioramento ed estensione dei servizi pubblici comunali, anche per togliere lo sconcio dei servizi esercitati ancora in forma primitiva e pregiudizievole all’igiene dell’industria privata.

6. Risanamento igienico ed edilizio della città a mezzo soprattutto di radicali ed opportuni sventramenti, coordinati con la costruzione degli edifici pubblici e delle case popolari.

7. Assistenza, anche igienica e profilattica, alla prima infanzia, e municipalizzazione degli asili infantili.

8. Avocazione al Comune ed estensione delle opere integratici della Scuola primaria (prima, e dopo, scuola, refezione scolastica, campi di gioco).

9. Cura e sviluppo della cultura popolare laica, delle scuole professionali, delle biblioteche popolari, dell’educazione fisica e artistica del popolo.

10. Riordinamento di tutti i servizi sanitari, municipalizzazione delle farmacie, e coordinamento di tutte le opere cittadine di beneficenza, per eliminare la mendicità professionale e rendere veramente effettiva l’assistenza ai bisognosi, con speciale riguardo alle famiglie con numerosa prole.

11. Revisione dei Regolamenti municipali, e in specie del Regolamento d’Igiene in relazione alle condizioni degli opifici industriali, all’ispezione periodica delle abitazioni e ad una più intensa lotta contro la tubercolosi, il tifo e l’alcoolismo.

12. Riorganizzazione razionale e decentramento degli Uffici e servizi comunali, in guisa da eliminare le spese inutili, migliorare le condizioni del personale e aumentarne l’efficacia, ridurre al minimo possibile il lavoro straordinario, avvicinare ai cittadini l’azione quotidiana del Comune.

13. Sistemazione dei rapporti coi Comuni limitrofi, soprattutto per estendere, sviluppare e migliorare i servizi cittadini municipalizzati.

14. Presidii alla classe lavoratrice nei suoi organismi di difesa contro la disoccupazione e di elevamento delle condizioni economiche e intellettuali del proletariato, e collaborazione con l’Ispettorato del Lavoro per la reale applicazione delle leggi protettive della vita dei lavoratori, istituendo un apposito ufficio e uno speciale Assessorato.” (Avanti 17 maggio 1914)

Walter Marossi

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