VIVIAN LAMARQUE, LA “VECCHINA”, “BAMBINA” DI 80 ANNI

Ritratto di una milanese eccezionale

Vivian Lamarque è una milanese di adozione vera: “Valdesina trascinata per una mano/ giù fino a Milano/ appena finito Natale/ zitta guardava attorno/ il nuovo presepe/ la nuova mamma”. L’eco dell’adozione risuona in una parte consistente della sua poesia. Fu il nonno materno, moderatore e teologo valdese, che non poteva permettersi una nipote illegittima, a farla allontanare a nove mesi. Venne accolta da una famiglia milanese, ma a quattro anni, a seguito della morte prematura del padre adottivo, aveva già perso tre genitori.

Ci sono voluti anni di autoanalisi per non sentirsi più orfana e spesso esprime la propria gratitudine a Freud, a Jung e al suo terapista, che hanno consentito a lei di cominciare davvero a vivere e alla sua scrittura poetica di diventare meno “claustrofobica”: “Che anche lei la cicatrice/persino lei la cicatrice/possa un giorno diventare felice/quasi felice”.

Vivian considera la poesia “una cura immensa, manna scesa dal cielo”, “il camicino” privilegiato di chi nasce per così dire con la camicia, sia quando le “piombò addosso” a dieci anni, quando scoprì di essere una bambina adottata, sia negli anni successivi, quando scrivere versi ha rischiato tuttavia di diventare una forma di overdose e di straniamento dal mondo reale.

Protagonista con le sue raccolte di poesie del panorama letterario contemporaneo, ha fatto incetta di premi e si è aggiudicata nel 2023 il primo premio Strega Poesia con il libro “L’amore da vecchia”, che ha raggiunto 5mila copie vendute, risultato simile a quello di un romanzo che ha discreta fortuna[1].

Si dice fortunata di avere ricevuto questi riconoscimenti da viva. L’autoironia è il suo “scudo”, la sua “arma”, la sua “salvezza” e le basta un niente – un filo d’erba fuori sede, il luccichio di una carta di cioccolatino, l’incredibile velocità di Google nel rispondere alle domande – per restare incantata: questa levità è una fortuna, che alleggerisce tanto il peso della vita. Predilige le cose minuscole, le “minime cose”, i “minimi colori” della vita, i piccoli eventi quotidiani, spesso della prima mattina, e non le fa piacere quando le dicono che è infantile, anche se è vero che dell’infanzia conserva intatto lo stupore. “È quasi facile fare una poesia/basta prendere un pezzetto di carta e una matita/E’ come per la terra/ fare un filo d’erba/una margherita”.

Il senso di meraviglia e l’infanzia dello spirito è un dono e l’augurio non può che essere che possa durare per tutta la vita, senza subire un inesorabile decadimento.

Il tempo non se lo sente pesare addosso, “perché vicina di posto della mia vecchiaia ho seduta la mia infanzia/ la bambina fa da badante alla vecchina”: la sua infanzia l’ha sempre tallonata, ma ora l’accompagna “proprio come un attack” e la distrae quando è triste, esattamente come si fa con i bambini che piangono. Le piace anche il termine vecchio, al quale dobbiamo saper attribuire quella positività che avvertiamo per gli alberi, una bella e vecchia quercia o un bel vecchio ulivo.

Il titolo della raccolta “L’amore da vecchia” è venuto addirittura prima delle poesie e evoca un amore più diffuso che riguarda anche le piante, gli animali, la natura in genere, il cinematografo, i nipoti, i treni, tutti i temi più cari a Vivian. Con leggerezza tratta anche il tema del fine vita, ospite per questo dell’annuale Festival VIDAS:” A vacanza conclusa dal treno vedere/chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna/ la loro vacanza non è ancora finita:/sarà così sarà così/ lasciare la vita?”

“Ma che poesie sono le sue? Si capisce tutto” – le ha detto una volta uno studente durante una presentazione a scuola. In effetti nei suoi testi, spesso con andamento di filastrocca e un umile esercizio artigianale sulle parole e sul verso, riesce a associare alta qualità letteraria con leggibilità, leggerezza e grazia. Una grammatica stilistica molto personale, fatta di messaggi semplici, che al contempo veicolano una complessità di significati potente, capace di arrivare dritta alle corde di chi legge, emozionandolo. Alcuni versi arrivano imprevisti, come una coltellata. Giovanni Raboni, il poeta che ne scoprì il talento e fu suo mentore, definì le sue parole di una “semplicità meravigliosa, quasi feroce”.

In un docufilm “Quattro giorni con Vivian” girato nel 2007 il regista Silvio Soldini la segue nei suoi luoghi milanesi e soprattutto negli appartamenti che ha abitato negli anni e con le sue riprese permette di fermarne il ricordo. Nel recente Milano Film Fest abbiamo avuto l’emozione di assistere alla proiezione del cortometraggio “Sono io la mia fotografia”, in cui il nipote Davide Salama-Robino è coprotagonista con Vivian e coregista insieme a Serena Molinari, in modo che accanto al suo sguardo familiare e intimo ci sia anche un occhio esterno non coinvolto emotivamente.

Il corto seleziona efficacemente otto giornate di girato e restituisce un avvincente dialogo intergenerazionale, innescato dai luoghi e dai versi scelti da Vivian per ripercorrere la sua storia di figlia, di madre, di nonna e di poetessa dalle mille vite. Poiché sente di essere stata, per non poco tempo, una madre malata, carente, la scena del corto che più l’ha colpita è l’espressione di gratitudine di sua figlia nel cameo a lei dedicato.

Possiamo seguirla ogni lunedì nella rubrica gentile delle pagine milanesi del “Corriere della sera”, dove tratteggia semplicemente la vita, fotografata nei suoi gesti quotidiani, nel “banale quotidiano”, nei dolori e nelle difficoltà dei più fragili, a quali guarda con attenzione e compassione[2].

Di Milano coglie immagini di cui possiamo essere orgogliosi come cittadini: le persone che ogni giorno in piedi e in silenzio dalle 18 alle 19 tengono acceso il ricordo di Gaza e il telo-sudario con i nomi scritti a mano dei 18.457 (diciotto-mila-quattro-cento-cinquanta-sette) bambini palestinesi che a Gaza sono stati uccisi, giunto proprio a Milano grazie al movimento «Carnia per la pace»[3].

Rita Bramante


[1] V. LAMARQUE, L’amore da vecchia, Mondadori, 2023. Questo successo è ancor più significativo, se teniamo conto che il dato relativo ai lettori di poesia in Italia è circa il 3%, mentre i forti lettori sono circa il 15% della popolazione.

[2] “Sono inseguita, pedinata, tallonata e braccata dalla gentilezza, non è solo gentilezza, ma è sempre stata fin da bambina un’arma di difesa, quando una persona ha paura del mondo può diventare cattivissimo o buonissimo”.

[3] Corriere Milano, 8 giugno 2026

Share

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter
Iscriviti
Notificami
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate

0
Esprimete la vostra opinione commentando.x