UN RICORDO DI MAURIZIO BONATI*

Da Quarto Oggiaro al mondo intero, in Periferia per scelta

Il 20 agosto è morto improvvisamente Maurizio Bonati, medico, per molti anni responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica e del Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell’Istituto Mario Negri, attivista per i diritti umani, per la Pace per la difesa dei diritti dei bambini.

Come ha ricordato in questi giorni Silvio Garattini, Maurizio Bonati, una colonna del Mario Negri, è letteralmente cresciuto all’interno dell’Istituto che era stato aperto nel 1963 in via Eritrea a Quarto Oggiaro in quanto i genitori ci abitavano con compiti di vigilanza.

Ma Maurizio non si limita a crescere “dentro il Negri”, cresce anche nel quartiere, nelle esperienze sociali e nelle lotte che qui si sviluppano.

Quarto Oggiaro. composto in gran parte da edilizia pubblica, negli anni 60 aveva vissuto uno sviluppo demografico impressionante: dai 7.232 abitanti censiti nel 1959 ai 60.000 del 1969. La composizione della popolazione era il frutto della logica di segregazione sociale attuata dallo IACP con l’offerta differenziata di alloggi (tramite il valore dei canoni e i criteri di selezione) nei diversi quartieri periferici: operai non specializzati, pensionati a basso reddito, piccoli esercenti, precari.

 Qui, a partire dal 1968, l’assemblea degli inquilini avvia uno sciopero dell’affitto ad oltranza e nel corso di tutti gli anni ’70 le lotte per la casa e per i servizi sociali si intersecano con le grandi mobilitazioni operaie (molti operai della vicina Alfa Romeo abitano in quartiere) e con l’attivismo dei diversi gruppi della “nuova sinistra”.

Nel 1969 un volantino firmato “un gruppo di giovani cattolici del quartiere”, di cui Maurizio, giovanissimo faceva parte, sostiene attivamente lo sciopero proclamato dai sindacati confederali per il diritto alla casa sancito dalle più elementari leggi umane; da un assunto che potrebbe apparire ingenuo L’amore è il pilastro fondamentale del Cristianesimo. Ogni ingiustizia va quindi combattuta non solo quando ci tocca da vicino ma anche quando tocca i nostri fratelli si giunge a richieste che oggi potrebbero sembrare radicali dal blocco generale di tutti i canoni d’affitto all‘esproprio generalizzato.

In questo contesto Maurizio inizia il suo intervento sociale, nei primi anni ’70 è tra i promotori della Scuola Popolare che serve per avere la licenzia media, ma soprattutto per conoscere di più i problemi dei lavoratori e della società, poter dire chiaramente le proprie idee, saper discutere e far rispettare sé stessi e gli altri.

Nel frattempo accanto all’impegno sociale e politico Maurizio studia, studia tanto e inizia a lavorare come ricercatore; in pochi anni non è più “il figlio del custode” ma è uno scienziato brillante, si occupa in particolare di salute materno infantile, diviene  responsabile di un laboratorio specifico, scrive centinaia di articoli, avvia ricerche innovative, viaggia molto anche per conto dell’OMS soprattutto nel sud del mondo e arriverà a dirigere il dipartimento di salute pubblica dell’Istituto.

Ma non si trova nel suo impegno professionale né la ricerca del potere né dell’eccellenza in uno specifico campo (come lo zio professore di My Little Sunshine “il secondo studioso di Proust più stimato d’America”) semmai l’ambizione è quella di allargare il raggio di azione sia negli ambiti di ricerca sia nelle aree geografiche.

I ricercatori del Laboratorio di salute materno infantile hanno ricordato le attività di ricerca scientifica e di coinvolgimento nella società civile tanto estese ed eclettiche fondate però sull’attenzione imprescindibile alla tutela dei diritti (e l’attenzione ai bisogni trascurati/inevasi) dei bambini e dei genitori in Italia e nel mondo accettando anche la sfida di uscire dall’ambito strettamente medico-scientifico per arricchirsi con altre competenze e altri saperi.

Nel 2007, il Mario Negri lascia la storica sede di via Eritrea ne inaugura una nuova e modernissima alla Bovisa. Maurizio propone un progetto per mantenere a Quarto Oggiaro almeno una palazzina dove creare un centro aperto al quartiere e dedicato alla salute dei bambini ma non ha successo è l’area diventa una delle tante a disposizione della speculazione edilizia, lasciando il quartiere più povero.

Negli ultimi anni lascia l’Istituto ma continua la sua attività scientifica e il suo attivismo sociale.

Nel 2024 pubblica “Il cronico trauma della guerra. Donne e bambini le prime vittime” dove, partendo da un approccio scientifico e dai suoi studi in ambito sanitario, ci riporta alla drammatica realtà delle guerre (anche di quelle dimenticate) e alla necessità di educare alla Pace con moltissimi riferimenti culturali che spaziano dal cinema alla musica e alla letteratura. Il tema della solidarietà internazionale resterà al centro del suo impegno con i molti interventi contro il genocidio in corso a Gaza e, nelle ultime settimane, con la promozione di un appello in difesa della sanità cubana.

Il suo intervento e il suo attivismo sono ricordati in questi giorni con affetto e gratitudine anche dall’altra parte dell’Oceano. Gloria Arias Nieto sulle colonne di “El Spectator”, un importante quotidiano colombiano, ha ricordato tra le molte cose il suo impegno per portare l’assistenza sanitaria materno-infantile nelle regioni devastate dalla guerra, dalla disuguaglianza e dalla vulnerabilità.

Nonostante lo sguardo ampio non è mai mancata l’attenzione a Milano e alle sue contraddizioni sempre dalla parte delle persone più fragili, come ha ricordato Don Virginio Colmegna con cui collaborava in Casa della Carità e nell’Associazione Prima la Comunità.

Il  suo impegno per costruire una società più giusta e più umana, capace di mettere davvero al centro la persona, usando ancora le parole di Don Virginio si è tradotto in un grande lavoro sul tema delle case di comunità che, nella sua riflessione e nelle proposte concrete che avanzava, dovevano essere garanzia reale dei diritti e divenire anche luoghi di partecipazione e di educazione in rapporto con le comunità di abitanti e con le scuole, per questo ha lavorato  per la creazione di comitati di cittadini a partire, ancora una volta, da Quarto Oggiaro.

Impossibile elencare i temi sociali di cui si è occupato; non possiamo non ricordare qui la questione abitativa citando la sua considerazione dell’alloggio come determinante sociale della salute e la necessità di garantire a tutti una casa sicura e stabile quale elemento essenziale per la salute.  

Caro Maurizio,

non è il tema di questo ricordo (né ne sarei capace) spiegare quanto sei stato importante per i tuoi familiari, per chi ti ha conosciuto, ha lavorato o collaborato con te o per chi, come me, ha avuto la fortuna di averti al fianco fin da bambino, ma non posso non ricordare, come hanno fatto in tanti in questi giorni, l’espressione con cui spesso salutavi o chiudevi una mail: Avanti!

Concludo come tu hai concluso l’ultimo editoriale della tua “Ricerca & Pratica”, la rivista che dirigevi con grande passione e inserendo sempre spunti interessanti e utili per i non addetti ai lavori.

C’è tanto da fare per contenere le inaccettabili disuguaglianze e ridurre le povertà (educativa, sociale, sanitaria). C’è tanto da fare per il bene comune.

Avanti!

Mattia Gatti  

Segretario Generale SICeT Milano

*)

Passarono stagioni, ma continuammo ancora
a mangiare illusioni e verità a ogni ora,
anni di ogni scoperta, anni senza rimpianti:
” Forza Compagni, all’erta, si deve andare avanti! “

Francesco Guccini, Stagioni

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2 Commenti
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Gianluca Gennai
Gianluca Gennai
22 giorni fa

Grazie Gatti del suo bell’articolo. Non conoscevo Bonati, mi spiace non averlo incontrato, sarebbe stato davvero interessante ascoltare i suoi punti di vista. La scelta di restare in periferia intercetta la mia stessa scelta. Sono dispiaciuto anche per la decisione del Mario Negri di non restare nel quartiere non per l’evidente vuoto per pieno a favore dell’edilizia predatoria, ma per un idea di continuità e presidio di una eccellenza che avrebbe potuto continuare ad essere un faro, un esempio soprattutto per le nuove generazioni. Se c’è una cosa che da speranza, non sono le varie associazioni di volontariato, le grandi organizzazioni no profit e altro ancora che a Quarto restano importantissime certo ma pur sempre astronavi, sono i poli produttivi oramai totalmente assenti. Nel quartiere manca una visione pubblica a favore delle aziende, una strategia che esca dall’assistenzialismo e volga alla crescita economica oltre che sociale.

Andrea Giorcelli
Andrea Giorcelli
15 giorni fa

Però la maggior parte delle case popolari di Quarto Oggiaro erano del Comune, quindi l’I.A.C.P. (che le gestiva solamente) c’entrava poco in questo caso.


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