SINDROME ELETTORALE

I tempi sono cambiati

Le elezioni non sono solo i due giorni di voto ed il mese di campagna elettorale. Le elezioni iniziano almeno un anno prima. Lo capisci quando senti più di un amico, che non aveva mai fatto politica attiva (se non al massimo qualche stagione giovanile), dirti “Beh potrei candidarmi”.

“E in quale partito’? “chiedi ingenuamente. “Boh, devo guardarmi in giro. Forse meglio una civica dove ho meno concorrenza…”. Non capirò mai questa frenesia e questa adrenalina che continua a salire se non ricordando che la politica è vanità. Non si sale sul palcoscenico se non si vuole essere visti.

Ma avendo io fatto questa esperienza in un’altra era geologica, quando il consiglio comunale di Milano era considerata la seconda assise politica del paese, quando i consiglieri decidevano chi faceva il sindaco e deliberavano le scelte dell’amministrazione, quando (era il 1985) in Consiglio Comunale sedevano Spadolini, Mazzotta, Tognoli, Pillitteri, Del Pennino, Abbagnano, Re Mursia, Barzini, Quercioli, Corbani, Pollastrini…(e avrò dimenticato qualcuno), resto meravigliato di come l’elezione sia ancora ambita nonostante l’evidente diminutio e la quantità di tempo consumato in un parlamentino raramente efficace.

A conferma di questa corsa alla candidatura ci sono i numeri. Se guardiamo le ultime amministrative del comune di Milano del 2021 ci furono 13 candidati a Sindaco: 8 di loro hanno preso meno dello 0,8%, il meno votato – Natale Azzaretto– ha preso 558 voti pari allo 0,1%. 13 liste hanno preso meno dello 0,7%, i candidati che hanno preso 1 solo voto di preferenza o zero sono un centinaio, meno di 10 voti una marea. Tutti pensano di poter fare politica, tutti credono che le loro relazioni si possano trasformare in voti, e purtroppo per molti arriverà la delusione.

Nella odierna stagione elettorale, aperta già da tempo, c’è una novità, almeno nell’ambito del centrosinistra. Il centro sinistra è convinto di avere già in tasca la vittoria! Questo determina due fenomeni.

Primo: lo sbocciare di innumerevoli autocandidature a Sindaco. Anche qui nessuno si pone il problema “di essere all’altezza”. Intanto facciamo dichiarazioni e avremo il nostro quarto d’ora di fama (ricordate Andy Wharol?).

Il secondo: è che chi la politica la fa da anni “per professione” pensa: se abbiamo già vinto inutile cercare “un papa straniero”, un nome, un civico, tocca a noi che abbiamo faticato e abbiamo esperienza.

Curioso che nel 2011, dopo 17 anni di vittorie della destra (Formentini, Albertini, Moratti), con elezioni “in salita” per la sinistra, tre personalità non irrilevanti della società milanese, Pisapia, Boeri, Onida, si misero in gioco. Oggi, che la partita è “in discesa”, molte personalità significative della cultura e dell’impresa milanese, sondate dai partiti (in specie dal PD), si sono sottratte all’impegno.

Sarà che il clima politico è molto più avvelenato? Sarà che scendere in campo vuol dire esporsi ad un massacrante gioco di logoramento?

Ad oggi, pensare ad una scelta meditata e razionale del centrosinistra (visto la centralità ed il peso che la legge dà al Sindaco, che abbiamo sperimentato per 10 anni con Sala) sembra utopia. E si prende tempo, aspettando la legge elettorale nazionale, aspettando di capire se ci saranno primarie nazionali nel centrosinistra e se queste indurranno a primarie locali. Speriamo che il tempo porti consiglio.

Certo il PD, forza di gran lunga maggioritaria ad oggi nel centrosinistra milanese, fatica a svolgere un ruolo di federatore e garante di una unità larga e con una visione del futuro di Milano metropolitana. Troppe divisioni, troppa tendenza all’autoreferenzialità del ceto politico, troppa tentazione di vincere da soli non capendo che Milano è un arcipelago e per governarla non basta la tekne.

Come scrive il mio amico Alberto De Toni nel suo libro autobiografico “Una vita surfando sul caos” che presenteremo a Milano il 9 ottobre alla Cisl “Martin Lhuter King aveva un sogno, non un piano quinquennale” …. 

Piervito Antoniazzi

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