MILANO ALLE URNE

Gli elettori riflettono

Le elezioni amministrative a Milano sono previste nella primavera 2027. Nonostante manchino molti mesi all’appuntamento e il centrosinistra le dia già per vinte, iniziano a trapelare i nomi degli aspiranti successori di Giuseppe Salale primarie fanno parte della storia, una fonte autorevole come Wikipedia così sintetizza:

“2010 (Il caso Pisapia): Si tengono le primarie per scegliere sfidante della sindaca uscente Letizia Moratti. A sorpresa, l’avvocato e deputato di sinistra Giuliano Pisapia vince la competizione sconfiggendo i favoriti della nomenklatura del partito, per poi conquistare Palazzo Marino nel 2011. 

  2016 (La vittoria di Sala): Dopo il mandato di Pisapia, il centrosinistra organizza nuove primarie per il 7 febbraio 2016. A sfidarsi sono ex assessori e dirigenti. È Giuseppe Sala, con 24.961 voti (42,28%), il candidato del centro sinistra per le comunali di Milano. Sala supera Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino e vincerà poi le elezioni diventando sindaco.”

Con questa eredità credo che siano ineludibili e gli elettori milanesi se le aspettino. Le primarie più di una volta hanno avuto dei limiti, spesso erano solo dei plebisciti senza gara, oppure poco chiare su chi potesse aderire.  A Milano sono state partecipate e non sempre scontate.

Dei nomi che si “sentono”, una figura che potrebbe rappresentare “continuità e novità” è senz’altro Calabresi, per la capacità di parlare a più pezzi della società milanese.

l programma del 2021 di Sala, in piena pandemia, si articolava in:

  • Milano Verde e Sostenibile: transizione ecologica con focus sulla mobilità dolce, con l’obiettivo di portare al 10% gli spostamenti in bicicletta, lo sviluppo delle bicistazioni e la diffusione della “città a 30 minuti” nei quartieri.
  • Milano Internazionale: consolidare il ruolo di Milano come metropoli aperta ed ecologista, attrattiva per gli investimenti esteri e forte nel sistema universitario e della ricerca.
  • Milano giusta e inclusiva: politiche di forte coesione sociale, attenzione ai quartieri periferici e contrasto alle disuguaglianze acuite dalla pandemia.
  • Resilienza urbana: rilancio della vita cittadina contro ogni spinta all’abbandono post-lockdown, puntando su servizi di vicinanza e vivibilità urbana.

Ed infatti Milano è cambiata, anche più velocemente di quanto si pensasse: è attrattiva, internazionale, dinamica, crea lavoro, attira studenti e investimenti. Quartieri in declino hanno trovato nuove opportunità per crescere, basti pensare a NoLo (Nord Loreto). Sempre più dovrà però essere pensata come città metropolitana anche dal punto amministrativo. Si tratta di andare avanti e consolidare alcuni aspetti diventati non positivi in questi ultimi anni.

I punti da sottolineare potrebbero essere:

Il lavoro: Milano è abitata da 1.364.000 cittadini che votano, ogni giorno arrivano per lavorare circa 400.000 persone, e poi ci sono turisti, che consumano, sporcano, usufruiscono dei servizi della città.

Nonostante la diffusa contrattazione aziendale consenta di recuperare parte della produttività a favore del salario e garantisca un livello retributivo medio superiore al resto del paese, gli stipendi dei milanesi non riescono a compensare il costo della vita. Serve una cooperazione ed un’intesa tra associazioni delle imprese e sindacali con le istituzioni, a partire dal Comune di Milano e dalla Città Metropolitana. Si tratta di trovare la disponibilità di tutti i soggetti in un percorso concretamente percorribile a livello territoriale.
Per esempio, a Parigi con l’Indemnitè de residence e a Londra con il Weighting/allowance hanno adottato da tempo un’indennità, dal 3 al 5% sul reddito lordo, suddivisa in fasce centrali o esterne a seconda della posizione del luogo di lavoro.

La casa: si potrebbe provare a tamponare l’emergenza abitativa, con la possibilità di ampliare l’offerta di case anche integrando Comuni dell’hinterland milanese, migliorando la rete di trasporti.

La sicurezza: Secondo le classifiche basate sui dati del Ministero dell’Interno (elaborate da Il Sole 24 Ore), Milano risulta spesso al primo posto in Italia per numero di reati denunciati ogni 100.000 abitanti (oltre 6.900). 

Sovente l’insicurezza è più percepita che reale, ma questo non ne giustifica la sottovalutazione. Il problema riguarda in particolare le fasce deboli, come i lavoratori che effettuano turni notturni, o iniziano il lavoro alla mattina presto, che spesso devono raggiungere la propria auto parcheggiata in zone poco illuminate.

Può darsi che un linguaggio legato alla concretezza possa portare al voto questi settori di milanesi che da anni si astengono.

Una riflessione a parte merita il fatto che a Milano vivono in appartamento 100.000 cani e 56.000 gatti, tenuti e accuditi come componenti della famiglia.  Sarebbe il caso di preoccuparsi anche dei loro bisogni con aree attrezzate e spazi dedicati per evitare sterili conflitti tra bisogni ed esigenze differenti tra i cittadini. Gli animali ancora non votano ma i loro proprietari si.

Una grande attenzione dovrebbe essere posta allo smaltimento dei rifiuti urbani nei cestini stradali. La presenza di numerosissimi turisti e lo sviluppo degli affitti a breve termine purtroppo favorisce l’uso improprio di questi ultimi che spesso vengono usati come veri e propri cassonetti per i rifiuti, specie nei parchi, nei giardinetti e alle fermate dei tram. Una pulizia più frequente darebbe subito l’impressione di una città attenta al benessere dei sui cittadini.

In un articolo su questo giornale Marossi ci racconta l’esperienza di Tognoli cinquanta anni fa,un sindaco “civico”, quando  questo aggettivo non era ancora entrato nel lessico politico e si riferiva solo al senso (civico) attualmente in disuso: “una corretta gestione dei servizi (trasporti, gas e energia elettrica, mercati generali, vendite controllate degli alimentari, farmacie comunali, raccolta rifiuti, acqua potabile, aeroporti) non “dominata” dall’obiettivo esclusivo dei profitti da distribuire agli azionisti avrebbe potuto garantire ai cittadini tariffe convenienti. Il che non significava trascurare il pareggio di bilancio, ma ottenere vantaggi dalla rinuncia ad una parte dei profitti.” 

Questa affermazione attualizzata alla situazione e alla comunicazione di oggi è  comunque ancora valida per il prossimo sindaco.

Massimo Cingolani

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