IL BANDO REGIONALE PER L’HOUSING SOCIALE
96 milioni di fondi europei, ma a quali condizioni
Il 23 luglio 2026 la Regione Lombardia ha pubblicato sul Bollettino Ufficiale tre bandi collegati, attuativi della delibera di giunta n. XII/6209, per finanziare interventi di housing sociale con fondi europei FESR e FSC 2021-2027. Le domande si presentano dal 1° settembre al 30 ottobre 2026, esclusivamente online sulla piattaforma Bandi e Servizi, con procedura valutativa a graduatoria e scorrimento. Lo stanziamento complessivo, 96 milioni di euro, si divide su tre linee: 48 milioni per il patrimonio pubblico comunale (esclusa ALER) e privato, 35 milioni per il patrimonio ALER, 13 milioni per gli enti del privato sociale.
È la Linea 2, quella dedicata ad ALER, a riguardare più da vicino il patrimonio popolare di Milano e della città metropolitana. Il contributo massimo per proposta è di 15 milioni di euro, calcolato per metro quadro di superficie utile e crescente con la durata del vincolo d’uso sociale: 700 €/mq per vincoli di 20-21 anni, fino a 900 €/mq oltre i 23 anni, con un tetto di 93 mq per alloggio. L’unità minima di intervento è un intero edificio, oppure almeno dieci alloggi anche non contigui nello stesso Comune, da collaudare entro il 2029.
Fin qui la sintesi tecnica. Ma leggendo il testo del bando riga per riga emergono due condizioni che meritano un’analisi più attenta, perché non riguardano solo la Linea 2 di questo specifico bando, ma la direzione in cui si sta muovendo la politica abitativa regionale.
Il finanziamento è condizionato alla riduzione del canone sociale
Il bando prescrive esplicitamente che gli alloggi SAP oggetto di intervento «dovranno essere inseriti in programmi per la valorizzazione del patrimonio abitativo pubblico, ai sensi dell’art. 31 della Legge Regionale. 16/2016». In altre parole: per accedere ai fondi europei destinati alla manutenzione straordinaria, ALER deve impegnarsi a sottrarre una quota di quegli stessi alloggi al canone sociale.
Non è una novità isolata. È la prosecuzione di una linea di policy regionale in atto almeno dal 2021, quando una delibera di dicembre mise in valorizzazione 823 alloggi nella sola ALER Milano. Quello che cambia oggi è che la valorizzazione, da opzione praticata occasionalmente, diventa condizione di accesso ai fondi necessari a ristrutturare gli edifici, fondi che ALER, come documentano i suoi stessi piani triennali delle opere, non ha da sola. Il risultato pratico: l’edificio viene ristrutturato, ma una parte di quell’edificio smette di essere accessibile a chi ne avrebbe diritto secondo la graduatoria SAP.
Dal bisogno abitativo alla funzione produttiva
C’è un secondo spostamento, forse ancora più significativo. I bandi individuano come destinatari prioritari degli alloggi non le famiglie in graduatoria SAP, ma categorie definite per funzione economica e professionale: personale sanitario, del trasporto pubblico, dell’istruzione; dipendenti di imprese lombarde «nell’ambito di politiche di attrazione e retention delle competenze»; ricercatori e personale altamente qualificato.
Non si tratta di negare che anche i lavoratori a reddito medio abbiano oggi difficoltà di accesso alla casa a Milano: è un fenomeno reale, che il sindacato conosce bene. Il punto è la scelta del canale. Risorse pubbliche europee nate per finanziare la coesione sociale vengono orientate verso una fascia di popolazione con un profilo reddituale e occupazionale più solido, mentre migliaia di famiglie in emergenza abitativa restano escluse dai Servizi Abitativi Pubblici o dai Servizi Abitativi Transitori per motivi spesso pretestuosi. Il criterio di accesso si sposta dal bisogno alla funzione produttiva.
Il concetto di alienazione residenziale elaborato da David Madden e Peter Marcuse aiuta a leggere in profondità questo spostamento, ma può essere approfondito ricorrendo alla categoria marxiana della sussunzione del lavoro nel capitale. Marx distingue una sussunzione formale, in cui il capitale si appropria di un processo produttivo lasciandone inalterata la struttura tecnica e organizzativa, e una sussunzione reale, in cui è il processo stesso a essere riorganizzato secondo le esigenze di valorizzazione del capitale, fino a produrre plusvalore relativo.
Qualcosa di analogo si può osservare nella traiettoria dell’edilizia residenziale pubblica lombarda. In una prima fase, quella dei piani di valorizzazione avviati dal 2021, il patrimonio ERP resta formalmente pubblico e sociale nella sua destinazione, ma viene sottoposto a una logica di gestione finanziaria estranea al bisogno abitativo: una sussunzione formale, che lascia intatto lo scopo dichiarato del bene (la casa per chi ne ha bisogno) subordinandone però la gestione a criteri di redditività. Il bando FSC/FESR 2026 compie un passo ulteriore, più vicino a una sussunzione reale: non si limita a subordinare la gestione del patrimonio a logiche di mercato, ma ridefinisce il criterio stesso di accesso all’alloggio, sostituendo il bisogno abitativo censito nelle liste d’attesa SAP con la funzione produttiva del richiedente, la sua utilità nel trattenere competenze e sostenere filiere economiche regionali. Il diritto alla casa smette così di essere un diritto sociale autonomo e diventa una funzione della riproduzione della forza lavoro utile al capitale: è il passaggio, sul terreno dell’abitare, da un welfare universale, organizzato attorno al bisogno, a un welfare produttivo, organizzato attorno al lavoro e alla sua utilità economica. La disgiunzione tra le famiglie in emergenza abitativa e nelle graduatorie ERP da un lato, e i piani di valorizzazione dall’altro, non è quindi un semplice conflitto di priorità di bilancio: è l’indice di una trasformazione più profonda nel modo in cui l’edilizia pubblica viene pensata e amministrata.
L’alienazione residenziale, in questa chiave, si manifesta precisamente quando il contratto, il canone, la manutenzione o la permanenza stessa dipendono da logiche esterne e opache, dominate dal mercato o da decisioni amministrative non partecipate. Ed è qui che il bando FSC/FESR 2026 interviene in modo particolarmente significativo: non si limita a condizionare l’accesso ai fondi di manutenzione alla riduzione del canone sociale, ma sposta l’intero orizzonte dell’intervento pubblico dal valore d’uso dell’abitare (la casa come luogo di vita, nel senso lefebvriano) al valore che essa può generare per il sistema economico regionale, secondo la logica che David Harvey descrive quando osserva come la città diventi uno strumento di accumulazione del capitale e l’abitare un dispositivo di selezione sociale. Chi non rientra nella funzione produttiva richiesta (il pensionato, il lavoratore povero, la famiglia in lista d’attesa da anni) non solo resta escluso dal nuovo canale di finanziamento, ma vede riconfermata la propria estraneità al circuito dell’abitare come diritto, piuttosto che come merce o come leva di politica industriale.
Una cattura dell’élite dell’housing sociale
Il concetto di cattura dell’élite, elaborato dal filosofo Olúfẹ́mi Táíwò, offre una chiave ulteriore per leggere questo spostamento. Táíwò descrive il processo attraverso cui risorse, istituzioni e persino concetti politici nati per rispondere a un bisogno collettivo o per redistribuire potere vengono progressivamente orientati a vantaggio di chi possiede già risorse, status o prossimità ai centri decisionali, svuotandoli, nel percorso, del loro potenziale trasformativo originario. Non si tratta necessariamente di un dirottamento occulto: la cattura, per come Táíwò la descrive, avviene spesso alla luce del sole, attraverso la definizione stessa dei criteri di accesso a un bene o a una misura pubblica, che si spostano gradualmente a vantaggio di chi è già meglio posizionato nella struttura sociale.
Nel bando FSC/FESR 2026 il meccanismo è riconoscibile nella selezione dei destinatari: il criterio della «retention delle competenze» orienta i fondi verso categorie con maggior reddito, mentre le famiglie in coda alle graduatorie SAP, a cui l’edilizia pubblica è destinata, restano escluse dal nuovo canale di finanziamento. La cattura non richiede una dichiarazione esplicita di priorità sociale rovesciata: basta la formulazione tecnica dei requisiti di accesso, apparentemente neutra, a produrre una redistribuzione delle risorse pubbliche verso chi ha già maggiore voce, maggiore contrattualità e maggiore prossimità alle politiche regionali di sviluppo economico.
Una sproporzione che i numeri rendono evidente
I 35 milioni della Linea 2, distribuiti su tutta la Lombardia, vanno confrontati con l’entità del fabbisogno già noto. Basti un esempio: i soli tre civici di via Mar Jonio 9, via Morgantini 5 e Piazzale Selinunte 6 a San Siro hanno assorbito da soli 12 milioni di euro di finanziamento regionale nel 2022. Il quartiere conta oggi oltre 600 alloggi ALER non assegnati, in larga parte per necessità di manutenzione straordinaria. Con questi ordini di grandezza, uno stanziamento di 35 milioni per l’intera regione, per giunta condizionato alla parziale sottrazione al canone sociale del patrimonio oggetto di intervento, rischia di configurarsi più come un intervento dimostrativo, utile alla rendicontazione dei fondi europei, che come una risposta commisurata alla crisi abitativa reale.
I dati regionali confermano la tendenza
Il Rapporto al Consiglio regionale sui servizi abitativi pubblici per l’anno 2025 (d.g.r. XII/6666 del 3 agosto 2026) offre un termine di confronto utile. Sul fronte della domanda, il numero di avvisi e domande SAP è in calo rispetto al 2024, ma lo stesso Rapporto attribuisce parte della flessione a due sospensioni del caricamento sulla piattaforma regionale, rese necessarie dalle modifiche normative seguite alla sentenza del Tribunale di Milano n. 1481/2025 sui punteggi di graduatoria. A Milano, in particolare, il bando ordinario 2025 ha raccolto 17.364 domande, in aumento rispetto al 2024: un segnale che il fabbisogno abitativo per chi può accedere all’ERP non si è affatto ridotto, nonostante il calo complessivo delle domande regionali.
Sul fronte della valorizzazione, la tendenza è ancora più netta. I programmi di valorizzazione alternativa alla vendita crescono del 42,9% a livello regionale, e ad ALER Milano le contrattualizzazioni aumentano del 29,1% in un solo anno (da 992 a 1.281 alloggi), con i programmi attivi in crescita del 66,7%. Nel 2025, i 51 programmi di alienazione e valorizzazione approvati in Lombardia dalle Aler e dai Comuni, hanno generato un valore stimato di 44,9 milioni di euro, un ordine di grandezza paragonabile ai 35 milioni della sola Linea 2 del bando 2026, a fronte di un patrimonio SAP lombardo di 161.391 alloggi, di cui 59.054 nella sola Milano.
Un nodo che viene da lontano: dal PNRR al canone privato
Non è la prima volta che un ciclo di fondi europei destinati alla casa si rivela, nei fatti, residuale rispetto al bisogno reale e incapace di incidere sulle cause strutturali dell’emergenza abitativa. Già nel 2022, analizzando gli interventi del PNRR, si poteva osservare come gli stanziamenti a favore dell’edilizia residenziale pubblica fossero previsti in forma marginale, senza alcuna visione di riforma generale del mercato privato delle locazioni. Il PNRR sarebbe potuto essere l’occasione per intervenire sulla legge 431/98, la normativa che dal 1998 liberalizza i canoni di locazione e che, da allora, ha prodotto un solo effetto misurabile: l’aumento dei valori di mercato, senza alcun ancoraggio all’andamento reale dei salari percepiti dai lavoratori.
Il bando FSC/FESR 2026 ripropone, sotto altra forma, lo stesso schema di fondo: fondi pubblici europei destinati alla manutenzione del patrimonio ERP vengono condizionati alla sottrazione di quote di quello stesso patrimonio al canone sociale, invece di essere impiegati per ampliarne l’offerta. È la continuità di una logica già rilevata nel ciclo PNRR: la finanza pubblica europea interviene sulla casa pubblica in forma residuale e vincolata, mentre il nodo del mercato privato delle locazioni, e in particolare la legge 431/98, resta intoccato tanto nel 2022 quanto oggi.
Il punto vero, però, non riguarda soltanto l’edilizia pubblica, ma il ruolo della rendita fondiaria e immobiliare nel mercato delle locazioni nel suo complesso. Finché il canone libero resterà il regime di riferimento del mercato privato e la rendita continuerà a orientare i prezzi delle locazioni indipendentemente dall’andamento reale dei redditi, ogni intervento limitato al solo patrimonio pubblico, che lo si voglia ampliare, valorizzare o ridurre, si scontrerà con un mercato circostante strutturalmente escludente per il ceto basso e per i lavoratori poveri.
Una riforma radicale della legge 431/98, che introducesse il canone concordato come unico riferimento normativo e lo agganciasse, vincolandolo, ai redditi reali dei nuclei familiari, ridurrebbe le fluttuazioni speculative dei canoni e restituirebbe un argine, oggi assente, alla pressione della rendita sulle fasce più deboli della popolazione. Senza questo passaggio, ogni nuovo bando destinato all’edilizia pubblica, per quanto ben congegnato, continuerà a muoversi dentro una cornice di mercato che produce esclusione a monte.
Una traiettoria, non un episodio
Il bando FSC/FESR 2026 non va letto come un provvedimento isolato, ma come la conferma di una tendenza di fondo: la manutenzione del patrimonio pubblico, sempre più dipendente da fondi straordinari e a termine, diventa l’occasione per una redistribuzione parziale dell’uso sociale del patrimonio verso fasce di popolazione meno fragili. È un disegno di policy che rischia di consolidarsi come prassi ordinaria anche nei prossimi cicli di programmazione europea mentre lavoratori poveri, pensionati e famiglie fragili continuano a partecipare ogni anno ai bandi SAP, e mentre l’aumento degli sfratti, soprattutto nelle grandi città lombarde a partire da Milano, rende sempre più urgente una risposta commisurata al bisogno reale che significa un maggiore investimento per il recupero degli alloggi sfitti di proprietà delle Aler e dei Comuni, l’abbandono dei piani di valorizzazione e l’introduzione di un sistema a canali comunicanti tra i Servizi Abitativi Pubblici e i Servizi Abitativi Sociali, questi ultimi mai entrati in funzione nonostante siano previsti dalla leggere regionale 16/2016.
Giacomo Manfredi
