SETTEMBRE ANDIAMO, È TEMPO DI PRIMARIE
L’anno elettorale comincia tra confusione e furbizie
Settembre più che gennaio segna ancora, come nelle tradizioni rurali, il ritorno ciclico alle “cose usate” ed il nuovo inizio di stagione. Alle spalle un’estate pesante e piena di angosce, il calendario politico ci porterà fin verso l’autunno del 2027. L’anno elettorale comincia e le chiacchiere sotto l’ombrellone lasciano finalmente il campo a ragionamenti più seri ed impegnativi.
Dovrebbero almeno, ma s’intende il carattere nazionale è quello che è. Sembrano prevalere il calcolo di bottega, il rendimento a breve delle diverse opzioni, il messaggio cifrato tra pochi intimi, mentre l’affaire Lavitola Ranucci dilaga con i suoi miasmi. Elezioni a primavera o in autunno, primarie sì o primarie no, ballottaggio e preferenze di genere entrano ed escono dalle regole, a seconda delle convenienze del momento, dell’ennesima legge elettorale “à la carte”.
Con le primarie, le opposizioni contribuiscono la loro parte ad una discussione largamente caotica, spesso opportunista, lontana dalle gravissime questioni che ingombrano il cielo e la terra. A Milano, dove pareva che solo la sinistra potesse perdere elezioni già vinte per la quarta volta consecutiva, è partita la confusa giostra delle primarie per scegliere il Candidato Sindaco. Sarebbero primarie del PD, ma curiosamente possono iscriversi alla corsa anche personalità di altri mondi e già questo dice molto.
Il gioco si fa serrato, ed anche i potenziali candidati finora sotto traccia cominciano ad esporsi. In molti si propongono, ma la questione politica sostanziale rimanda in buona sostanza alla “discontinuità”, tanta o poca, con l’esperienza della Giunta Sala degli ultimi dieci anni. Lungo lo spettro dei dovesi gradi di distanza, si dispongono da “destra” verso “sinistra” i nomi di Emmanuel Conte, Anna Scavuzzo, Mario Calabresi, Tommaso Goisis, PierFrancesco Majorino, Lorenzo Pacini, mentre di altri, Tommaso Sacchi e Carlotta Cossutta, si attendono notizie.
A destra fino a qualche tempo fa si allineavano i nomi di Silvia Sardone, Luca Bernardo (sic!), Antonio Civita, Maurizio Lupi, Pietro Tatarella (Tatarella chi?), un “bestiario” di parvenu, pasionarie e vecchi “lupi” (absit injuria verbis) di mare, tutti per farsi notare che per competere davvero. Ma l’apparizione del generale dei carabinieri Carmelo Burgio scompagina un quadro senza sorprese finora, e non solo a destra. Le scommesse sono aperte.
Aldilà delle usurate questioni sul format sconclusionato delle primarie all’italiana, mai digerite e sempre oscillanti tra meraviglioso inno alla partecipazione (osannata quando non ci si mette d’accordo) e residuale ricorso all’ordalia barbarica (se dai “caminetti” esce la fumata nera), la questione assume profilo ancor più discutibile a livello nazionale, dove ricordiamo trattasi di primarie di coalizione, ancora malferma però.
Ed allora ripartono le domande tormentone: prima il Programma o il Leader? Ma il Leader non dovrebbe essere il capo del partito che prende più voti e quindi a cosa servono le primarie? E poi, quali garanzie (sic) per il vincitore se il nome vincente nei gazebo non è quello desiderato dalle altre fazioni? Lo voteranno? Un guazzabuglio, astutamente servito da Giuseppe (Giuseppa) Conte, che dalle primarie avrebbe tutto da guadagnare, anche se le perdesse. Per non parlare dell’ingorgo che potrebbe nascere all’incrocio tra regole PD sull’elezione del prossimo Segretario, in scadenza nel 2027 (*), e la candidatura di Schlein alle primarie.
Mentre il PD dà il meglio o il peggio di sé con una discussione senza filtri e misura, non si dice disciplina, e dove un qualsiasi pincopallo, Sindaco, Europarlamentare o Presidente di Regione, ritiene indispensabile far sapere all’universo mondo come la pensa, ultimo il Giani che le farebbe “solo se costretti dalla legge elettorale”, si ottunde la vera natura politica della questione e cioè se le primarie nazionali di coalizione siano o meno il prezzo da pagare all’ondivago alleato a 5 Stele per “obbligare”, lui ed i suoi altrettanto oscillanti elettori, a mettersi alla fine sotto il vessillo del segretario del PD. Messa così, e crediamo che questo sia il ragionamento politico di Elly Schlein, forse il gioco vale la candela. Forse, ma l’azzardo è forte e fa tremare i polsi, potendosi pure verificare lo scenario opposto, e qui si può star certi che la segreteria ne pagherebbe subito il prezzo pesante, tale sarebbe l’impatto sulla sopravvivenza della coalizione e dello stesso PD. In molti allora le consigliano di defilarsi a favore di altri.
Intanto Conte “bombarda il quartier generale” e proprio lui, eletto da poche migliaia di iscritti al termine di un procedimento elettorale on line, opaco la sua parte, fissa il criterio di legittimazione del futuro leader di coalizione sulla più ampia partecipazione alle primarie (milioni nei gazebo…). E mentre lo dice, si gioca tutta per intero la partita sollevando questioni di grande sostanza politica e sociale, che a sentirlo, senza ricordarne il pulpito prima gialloverde e poi giallorosso da cui ha detto tutto ed il contrario di tutto, sarebbe pure da prendere sul serio, almeno per onestà delle intenzioni.
E così che il conflitto russo ucraino debba uscire ed al più presto dalla deriva pericolosissima in cui si trova, è un richiamo più che fondato, salvo non dire nulla sul modo con cui farlo, e cioè spostando la trattativa al quadro più complessivo di un Accordo di reciproca sicurezza tra UE, Nato e Russia. Nulla dice, ma spera di incassare i voti di chi oggi non condivide il clima isterico dilagante tra molte capitali europee. Cosa fare dopo, che importa, si vedrà.
E così, che si debba prestare maggior attenzione ai diritti sociali, superando alcuni eccessi specie USA della cultura woke, è del tutto condivisibile, salvo ricordare anche a lui che non si tratta tanto di correggere col bilancino le dosi dei rispettivi diritti, quanto piuttosto di rimettere in discussione l’adesione di tanta parte della sinistra alla visione neoliberista e mercatista dell’economia e della società. Tace infine Giuseppe Conte sull’immigrazione, ben sapendo che sul punto rischierebbe di perdere molti consensi a sinistra, e non importa qui per nulla se a torto o a ragione.
Ma le primarie, si potrebbe anche pensare, sarebbero un’ottima occasione partecipativa per costruire connessioni con i tanti, specie giovani, protagonisti del No al Referendum sulla Giustizia. Un’ampia fetta di elettorato galleggiante tra partecipazione civile ed astensione politica, potenzialmente interessata a promuovere oltre un No anche qualche SI a favore di una nuova visione del nostro Paese. Clima, giustizia sociale, diritti, pace e sicurezza, coordinate possibili di un movimento per certi aspetti simile all’Ulivo di Prodi di trent’anni fa, tutto da immaginare ancora però nell’alveo delle primarie, che un movimento senza soggetto non esiste.
Mentre tutte queste ragioni ed opzioni si intrecciano, e mentre le primarie appaiono e scompaiono all’orizzonte, Meloni ed i suoi alleati valuta se aprire alle elezioni anticipate e se e come garantirsi il quorum elettorale maggioritario che pareva scontato fino alla discesa in campo di Vannacci. Meglio affrettarsi prima che il nostalgico generale prenda troppo piede, o meglio tenerlo fuori dal Parlamento fino ad ottobre 2027, restando al Governo? E non fu Andreotti a dire che “piuttosto che tirare le cuoia è meglio tirare a campare”?
Incombono a complicare le cose lo scenario europeo, che, tra maggio e luglio, potrebbe vedere l’assalto delle destre, e quali, al cielo di Spagna, Francia e Gran Bretagna, e quello delle prossime amministrative che tra maggio e giugno 2027 (Milano, Roma, Napoli…), potrebbero registrare il probabile successo delle opposizioni, con grande spinta nell’eventuale successiva tornata nazionale.
“La confusione sotto il cielo è grande”. Qualcuno concludeva un secolo fa che la situazione era “eccellente”, ma quello era un genio della politica mentre qui attorno di aquile non se ne vedono.
Giuseppe Ucciero
(*) L’incarico della Segretaria scade il prossimo 27 febbraio 2027. Per statuto “Il Presidente dell’Assemblea nazionale indice l’elezione dell’Assemblea e del Segretario nazionale sei mesi prima della scadenza del mandato del Segretario in carica”. Nulla è successo finora, pertanto a norma di Statuto il Presidente Bonaccini è inadempiente, il procedimento elettorale non stato avviato. La Segretaria a rigor di termini il 27 febbraio 2027 non avrebbe titolo per presentarsi come tale alle primarie nazionali. Servirebbe una proroga del suo mandato, ma tutto tace.
