SALA CUM GRANO SALIS (forse)

Perché no?

Un confronto –non troppo serio- tra una sindaca di sinistra, moderna e radicata, giovane, di bell’aspetto, ex sportiva, e l’elegante, un po’ attempato, politicamente ondivago, rappresentante di una sinistra (sedicente?) altoborghese, ex manager non sportivo, dalle dichiarazioni a volte problematiche.

Una sindaca all’inizio del mandato e un sindaco alla fine del doppio, lei in ascesa nazionale e lui, si dice, in declino anche nella sua città. Salis si sta giocando, quasi in silenzio e partendo dal basso, un ruolo nazionale, Sala questo ruolo sembra esserselo giocato negli anni, non identificandosi in un partito, con rapporti oscillanti con le direzioni nazionali, quando avrebbe potuto avere -almeno dopo il primo mandato- una prospettiva nazionale importante.

Per il cambiamento climatico Depaving è nelle norme del PRG di Genova, togliere asfalto e piantare alberi, contro il paving ossessivo, continuo, diffuso, immotivato, di Milano (largo Augusto, Cordusio, Beltrami, Concordia, San Babila, Quasimodo, stazioni della MM4, 70 aree di urbanistica tattica,… oltre 100.000 metri quadrati) tutto realizzato durante questa consiliatura, malgrado proteste e proposte inascoltate. Il piano di Genova è a inizio mandato: il piano del verde a Milano è arrivato, pubblicizzato come un grande risultato, nel luglio 2026, dopo 9 anni di legislatura, a nove mesi dalla fine mandato, quando non si delibera più, …. vedremo quanti alberi saranno piantati in questi pochi mesi (inverno compreso) e se si farà magari una esemplare depavimentazione.

Genova, strade dovunque ben tenute, e non è facile con il clima marino, contro le buche a Milano in crescita ogni giorno di pioggia, riparate con un asfalto-moquette, che si disfa in breve per dare nuovo lavoro ai riparatori.

Salis non ha ancora pensato di vendere Marassi, che pure ha avuto problemi storici: lo stadio rettangolare per cui dagli angoli non si vedeva la partita, con la famosa battuta di Grillo “a noi lo stadio ce l’ha fatto il geometra Gregotti, il primo stadio per non vedenti”, per cui il terreno è stato poi rialzato di un metro, diventato soffice per doppio drenaggio, così per molti mesi non si è potuto giocare con la pioggia per non affondare,… ma ora funziona, invece Sala vende –sorry, ha già venduto San Siro- in articulo mortis- per non finire nella salvaguardia (con il colpevole silenzio della Soprintendenza sulla qualità dell’edificio senza aspettare termini di legge burocratici), in cui malgrado gli anni, si vedeva benissimo la partita, e non si affondava nel terreno,

Il giornale di Genova è il Secolo XIX, riferimento all’epoca di origine, di posizione moderata e indipendente dalla Salis, quasi coetaneo dell’autorevolissimo Corriere della Sera di Milano, dichiarato indipendente, che però sembra riportare attentamente i pensieri di Sala, a meno che li intuisca in anticipo. Si veda in agosto le pubblicitarie pagine sulle opere realizzate a Milano, tra cui stadio –ben lungi da essere fatto- e biblioteca, in costruzione con qualche problema giudiziario, e soprattutto con un futuro incerto, ignorando che la città è ferma per tutte le iniziative private anche se legittime.

A Genova c’è il mare, che per fortuna non chiude e Salis non se ne deve preoccupare, a Milano ci sarebbero le piscine, venti, di cui quindici con oculata programmazione, chiuse per lavori urgenti da fare in una estate torrida, sarà per invitare i milanesi ad andare a Genova dalla Salis, gemellando post cambiamento climatico le due città sul piano natatorio.

A Milano ricchi e poveri sono una realtà sociale sempre più divergente, ricchi sempre più ricchi, e sempre più poveri, situazione ogni giorno più grave, basta vedere le code alla Casa del pane o all’Opera San Francesco. Poveri per i quali nulla ha fatto il comune che si affida ai volontari, che per fortuna –dei poveri e del comune- non mancano. Non conosco la situazione dei poveri a Genova, ma dei ricchi –molto ricchi- si sente parlare anche sul piano nazionale, pur se defilati in una città notoriamente parsimoniosa: proprio per questo a Genova si formò il complesso Ricchi e poveri (ormai vecchio e un po’ azzoppato), mentre a Milano non c’è nulla da cantare neanche su questo.

A Genova ci sono 32.000 universitari di cui 12.000 fuori sede, la agenzia regionale Aliseo gestisce 18 residenze universitarie con oltre 1000 letti, che controllano anche le tariffe, cui si sommano quasi altrettante strutture private. A Milano oltre 220.000 universitari di cui circa 150.000 fuori sede (viste le richieste di voto alle prossime elezioni), con posti in studentati per 13-15.000, gestiti da privati (pochi da università). Una percentuale simile, ma quantità e tariffe molto diverse. Con il bel problema che quelli di Milano non rispettano la legge Tognoli (sindaco milanese) per la divergenza tra legge nazionale (prevalente) e regolamento edilizio (nel caso illegittimo) per cui non sono dotati di posti auto… (a Milano si sa non c’è il problema dei trasporti) quindi tutti con che certificato di agibilità? compreso l’ex villaggio olimpico, difformità su cui il comune tace!!

Genova non sembra aver problemi di urbanistica/edilizia, e ha uffici funzionanti, a Milano la situazione è nota, uffici sempre bloccati, N pratiche in mano alla Procura, nessun segnale di riorganizzazione e ripresa, nessun cambiamento significativo del PGT, tutto rimandato, di fatto alla prossima legislatura, per cui Scavuzzo che ora ha “solo” l’urbanistica, si candida a sindaco per poter gestire la futura variante lei in prima persona senza farla prima (evidentemente sicura di vincere sia alle primarie del centro-sinistra che alle elezioni). Le conseguenze per la città del rinvio non contano, soprattutto non interessano.

Forse è tardi, ma si potrebbe consigliare simpaticamente al sindaco Sala, e forse alla sua giunta, di dotarsi di un grano Salis….?

Paolo Favole

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