QUARTETTI D’ARCHI E GIOVANI GENERAZIONI
La buona musica non ci delude mai
Nonostante il caldo torrido, l’ultimo weekend milanese di giugno ci ha regalato i magnifici concerti di due giovanissimi Quartetti d’Archi. Dico giovanissimi non solo per l’età dei loro componenti, ma anche e soprattutto per essersi costituiti da pochi anni, incredibilmente pochi se si pensa a quanto tempo ci vuole per creare l’affiatamento richiesto da questi delicati e raffinati ensemble.
Il “Quartetto alla maniera italiana”, base a Como (https://allamanieraitaliana.it/), nominato nel 2025 “Ensemble dell’anno” dal “Fondo Morosini per la Cultura e per la Musica”, l’abbiamo ascoltato con grande piacere venerdì 26 nell’ormai collaudato e ben noto MA.MU. (il “Magazzino Musica” di via Soave a Porta Romana) ma lo si sarebbe potuto ascoltare anche il giorno dopo – con lo stesso programma e per iniziativa delle benemerite “Le Dimore del Quartetto” – nel castello di Lurano non lontano da Bergamo.
Il “Quartetto La Clementina”, ensemble italo-svizzero, con base a Basilea, fondato nell’ambito della “Schola Cantorum Basiliensis” (ora Hochschule für Alte Musik, scuola superiore di musica antica) abbiamo avuto il piacere di ascoltarlo il giorno dopo, sabato, nell’Hauskonzert di una splendida villa del milanese, di cui mi taccio per rispetto della privacy dei gentilissimi ospiti.
Entrambi gli ensemble si dedicano sia al repertorio classico che alla riscoperta di autori minori italiani, sempre secondo una prassi “storicamente informata”, e dunque usando strumenti originali o loro copie fedeli, ovviamente solo con corde di budello; queste corde non solo soddisfano un’ovvia esigenza filologica, ma essendo più morbide ed elastiche consentono all’esecutore di ottenere dallo strumento una particolare espressività e grande ricchezza di armonici. Peccato che, con il caldo di quei giorni, si rendevano necessarie continue e fastidiose accordature per assicurare l’intonazione degli strumenti.
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Il “Quartetto alla Maniera Italiana” (Giacomo Coletti e Maria Grokhotova violini, Lorenzo Novelli viola e Anna Camporini violoncello) – che deve il suo nome alla “Aria Variata alla Maniera Italiana” per tastiera, BWV 989, di Johann Sebastian Bach – si è dedicato all’approfondimento di quel magico momento di passaggio fra sette e ottocento, ed ha eseguito tre Quartetti, di Mozart, Schubert e Beethoven, scelti fra le loro opere giovanili, rispettivamente il numero 6 di Mozart, K.159, il numero 10 di Schubert, opera 125 n.1 D 879, e, di Beethoven, l’Anhang 2 n.2 (Anhang significa Allegato, in questo caso è un gruppo di 6 quartetti che i nostri musicisti, grazie a dei ricercatori genovesi, hanno recentemente scovato a Berlino ed inciso in prima mondiale). A giudicare dal secondo, ascoltato al MA.MU., deve trattarsi di una splendida scoperta! Ed è stata interessante la conclusione del breve intervento con cui il primo violino Giacomo Coletti ha introdotto il concerto: “Ascolterete Mozart maestro dell’equilibrio, Schubert poeta del suono, e Beethoven l’innovatore, tre modi diversi di raccontare il mondo attraverso quattro strumenti”. Un modo molto appropriato per guidare il pubblico all’ascolto.
Il Quartetto La Clementina (Meret Pellaton e Giulia Manfredini violini, Alberico Giussani viola e Giulio Sanna violoncello) ha offerto una suggestiva e perfetta interpretazione di un delizioso quartetto (il termine “quartetto”, come si sa, ha un doppio significato, definisce sia l’organico strumentale che la tipologia della composizione, creando la fastidiosa confusione di cui mi scuso!), opera della compositrice veneziana Maddalena Lombardini, che fu anche violinista, clavicembalista, violoncellista e cantante lirica, vissuta a cavallo fra il sette e l’ottocento. Fu allieva prediletta del celeberrimo Giuseppe Tartini, e la sua biografia, che trovate al link https://it.wikipedia.org/wiki/Maddalena_Laura_Sirmen, è letteralmente straordinaria per una donna di quell’epoca.
L’accostamento, in quello stesso concerto, di tre quartetti – di Mozart, Boccherini e Haydn – ha mostrato come la Lombardini non fosse affatto da meno dei suoi più che celebri coetanei e come le donne, allora come sempre, fossero tenute in poca o nessuna considerazione!
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Un terzo quartetto, sempre di giovanissimi, l’avevamo ascoltato in un altro Hauskonzert qualche settimana prima a Milano, a conferma del fatto che, usciti dai Conservatori, a dispetto dell’individualismo imperante, i musicisti della nuova generazione si facciano facilmente attrarre dall’antico piacere del suonare insieme. È il Quartetto Talea (Bianca-Andrea Danca e Irene Dosio violini, Pietro Caresana viola, Maria Sandu violoncello), fondato a Torino nel 2025 da due ragazze rumene e due ragazzi italiani; li chiamo ragazzi, con tutto rispetto, perché tutti e quattro sono nati fra il 1999 e il 2003!
Il loro programma prevedeva due importanti quartetti, il n.1 di Beethoven, opera 18 in fa maggiore, e il numero 2 di Mendelssohn-Bartholdy, opera 13 in la minore: il primo scritto da un trentenne, il secondo da un diciottenne! E tuttavia, giovani gli autori e giovanissimi gli esecutori, posso dire che è stato anche quello un magnifico concerto, con una interpretazione di grande maturità e profondità, nulla di ingenuo o superficiale, anzi.
Credo fermamente che questo proliferare di giovani Quartetti d’archi, di cui “Le Dimore del Quartetto” (https://ledimoredelquartetto.eu/) si sono fatte madrine, sponsor, infaticabili promotrici, sono una tardiva ma splendida gloria italiana; tardiva, perché nei paesi mitteleuropei e di lingua tedesca si coltiva e si pratica la musica da camera fin da giovanissimi, con dedizione, da molto tempo prima che da noi. Oggi però da tutta Europa e non solo, i ragazzi vengono da noi a studiare e ad avviare la carriera, anche perché la qualità dei nostri conservatori e la grande diffusione di sale da concerto, offrono più possibilità che altrove. Ed è auspicabile che, oltre al numero dei musicisti, si allarghi fra i giovani anche il numero degli ascoltatori, che i ragazzi capiscano quanto può dar loro la musica classica rispetto a quella che oggi riempie gli stadi!
Paolo Viola
