LA CONCA NASCOSTA

Frettolosi, i paesaggi ci sfuggono

Spesso le bellezze architettoniche di Milano, testimoni mute della vestigia di un mondo antico, faticano a essere scoperte e ammirate nel loro splendore. Di quanto vi sia d’ interessante accanto alle nostre vite quotidiane, forse con un po’ di supponenza, ci accorgiamo poco. Basterebbe poco per accendere il nostro stupore.

Ed è ciò che è capitato anche a me. Ci passavo, e ci passo, davanti da tanti anni, e mai ne avevo percepito il valore né approfondito la storia architettonica ed i motivi per cui fosse stata lasciata “sola e isolata”, a memoria del sistema fluviale interno della città, ormai in disuso. Mi sto riferendo alla meravigliosa Conca di Viarenna (o della Via Arena), bacino fermo di ex navigazione situato nell’attuale via Conca del Naviglio, a fianco dell’asse di Porta Genova. Le sue misure in pianta sono di circa 60 metri di lunghezza per 10 di larghezza; distante solo 100 metri dallo specchio d’acqua della Darsena e 380 dalla cerchia dei Navigli. Serviva infatti a “vincere” quel dislivello di poco più di 2 metri che divideva il livello del Naviglio interno da quello più basso della Darsena; una differenza ancora ben leggibile percorrendo a piedi la via urbana.

Essa venne costruita a metà del sedicesimo secolo (1551-1558), voluta dalla Veneranda Fabbrica del Duomo[1] su progetto degli architetti Cristoforo Lombardo e Vincenzo Seregni, molto attivi in quegli anni, in sostituzione della precedente Conca di Santa Maria, demolita durante la costruzione delle mura spagnole[2]. La decisione di mantenere la Conca all’interno della nuova cinta muraria in costruzione aveva un particolare valore strategico di difesa. Sembra fosse la prima vasca di navigazione in Europa e serviva sostanzialmente alle chiatte che trasportavano il marmo di Candoglia per la costruzione del Duomo, ma non solo. Faceva parte del più ampio sistema del Naviglio Vallone, che metteva appunto in comunicazione i due bacini d’acqua. Questo tratto relativamente corto di canale fu in seguito definitivamente interrato durante gli anni Trenta del secolo scorso.

Il Naviglio Vallone era stato costruito tra il 1438 e il 1439 per volontà di Filippo Maria Visconti[3], al fine di facilitare il trasporto del marmo dal Lago Maggiore alla piazza del Duomo, destinato alla sua costruzione. Il “viaggio” del marmo era il seguente: dal Lago Maggiore, attraverso il Ticino e il Naviglio Grande, si giungeva prima al Laghetto di Sant’Eustorgio (a fianco della chiesa), e poi alla Darsena, costruita in un secondo tempo; da lì si proseguiva lungo il Naviglio Vallone, la cerchia interna dei Navigli e infine fino al Laghetto di Santo Stefano, subito a ridosso della grande piazza. A quel punto, esentati i nocchieri dal pagamento dei dazi, i marmi potevano essere scaricati e portati al cantiere della Cattedrale erigenda.

Tornando alla tombinatura del canale, le ragioni igieniche — soprattutto in quella zona — erano molto sentite e presero giustamente il sopravvento: gli scarichi delle acque nere provenienti dalla cortina di case costruita ai bordi del canale versavano le acque reflue direttamente nel canale medesimo (e non nel sistema fognario), da cui derivò la forte esigenza di chiuderlo. I sistemi fluviali interni alle grandi città in espansione, nei secoli appena passati, andarono in sofferenza a causa dell’aumento repentino della densità abitativa nei loro sedimi originari, cagionando enormi problemi dal punto di vista igienico-sanitario.

    Immagine della Conca nel XIX secolo, una allo stato attuale e l’edicola con la sottostante fontana

 Sul lato corto verso il Naviglio interno è stata riposizionata l’edicola — in origine nel cortile della casa dei Gabellieri, in via Olocati — che riporta, sulla lapide marmorea, il decreto ducale di fine Quattrocento con cui si esentava dal pagamento del pedaggio il trasporto dei marmi. L’ex chiesa del Buon Pastore, sul lato opposto dei giardinetti, è ora un teatro.

L’altro giorno, durante la mia visita, nelle sue acque verdastre, seppure con la presenza di bocche d’acqua nella parte antistante, faceva capolino una tranquilla tartaruga, finita là dentro chissà come e quando… E, se devo essere molto sincero, lo stato manutentivo attuale di questo manufatto non è dei migliori. Continuo la mia missione di “turista in città”.

Marco Guido Santagostino

Architetto


[1] La Veneranda Fabbrica del Duomo fu fondata da Gian Galeazzo Visconti nel 1387 e da allora cura, restaura e gestisce la manutenzione ordinaria e straordinaria del Duomo e delle sue guglie.

[2] Le mura spagnole furono costruite tra i 1548 e il 1562 per volontà del Governatore Ferrante I Gonzaga. Bisognava stare al passo con i tempi e le mura di cinta medievali non erano più idonee a difendere adeguatamente la città.

[3] Filippo Maria Visconti (1392/1447) fu l’ultimo duca della dinastia dei Visconti e nipote di quel Gian Galeazzo che volle fortemente la costruzione del Duomo.

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