ADDIO MONTI, ESCAVATI E CANTIERATI
L’aggressione cementizia alla costa lariana
La gentrificazione milanese ha indotto un analogo prolungamento, estivo ma con conseguenze permanenti, sulla costa lariana orientale. La velocizzazione della linea ferroviaria Milano-Sondrio, potenziata con i lavori per le olimpiadi invernali, ha infatti provocato una quotidiana invasione del turismo mordi e fuggi, particolarmente nel borgo di Varenna ovvero l’imbarcadero-hub della navigazione nel centro lago, degna della ‘movida’ nel nostro omologo corso Como.
La tipologia di tale fenomeno – non ĆØ esagerato definirlo ādi massaā – ha una duplice natura: da un lato l’escursionismo povero di milanesi periferici esclusi per ragioni economiche dalle tradizionali ferie marine/montane, all’altro la moda internazionale di aggiungere alla breve visita milanese una brevissima appendice nei luoghi di tendenza, resi celebri da un’imponderabile esplosione virale multilingue.
L’assalto della folla globale a tali piccoli e tranquilli centri lacustri, rinomati per altro nei pittoreschi romanzi di Andrea Vitali, ha ovviamente sconvolto i tradizionali assetti sociali e territoriali. La trasformazione di prime e seconde case in B&B ed affitti brevi, nonchĆ© l’assalto edificatorio alla fascia costiera ed al soprastante versante collinare e pre-montano, oggetto di lucrosi investimenti dal costo/mq. simile alle valutazioni correnti nel capoluogo metropolitano.
Parliamo di piccoli comuni, spesso inferiori ai mille abitanti, con sindaci civici improvvisati ed apparati tecnico-amministrativi pressochĆ© inconsistenti, tuttavia titolari esclusivi dello “jus aedificandi” su territori vasti e di grande pregio ambientale e paesaggistico. Ovviamente deboli e impreparati ad affrontare manipoli di architetti-avvocati-immobiliaristi, anche di gruppi sovranazionali, precipitatisi con proposte di affari milionari.
Da qui – non sappiamo con quali procedure ma il modello-Milano ha fatto scuola – l’estensione a macchia d’olio di nuove costruzioni, talvolta di dimensioni che competono con le note rigenerazioni milanesi, abbarbicate sui pendii incombenti nelle valli, con un pregio essenziale per le vendite: la “vista lago”! Certamente la relativa urbanizzazione, primaria e secondaria, resta del tutto aleatoria. La viabilitĆ sia costiera che pedemontana risulta invariata, i parcheggi inevitabilmente ristretti, i servizi pubblici, ma anche commerciali, bloccati. I trasporti, a cominciare dalla ferrovia, intasati.

Si ĆØ detto dei sindaci che amministrano tali piccoli comuni, spesso con la mentalitĆ del padroncino d’azienda, che si preoccupa essenzialmente del budget: i parcheggi soggetti ad aumenti tariffari crescenti, l’IMU seconde case destinato alla detassazione dei residenti, gli eventi rumorosi e spettacolari per i villeggianti. Del tutto trascurata la manutenzione e la pulizia del territorio: le storiche mulattiere selciate ed i muretti a secco che trattengono la montagna abbandonati all’incuria e al degrado, oltre ai rifiuti usa e getta (questi non degradabili!) ivi rilasciati. Compreso il celebrato “sentiero del viandante”, gloria del formigoniano giubileo 2000.
“Il pendio” ove Manzoni scorgeva “ville sparse e biancheggianti come branchi di pecore pascenti” viene escavato e cantierizzato, alla faccia del consumo di un suolo pregiato e utile per scongiurare le frane che periodicamente ricadono sulla sottostante statale 36. Un singolo insediamento, in atto sul fianco destro della val d’Esino, comporta un’estesa metratura destinata ad una cospicua schiera di ville pregiate (ben diverse dai villaggi pastorali sopracitati!), dai costi esclusivi!
Tuttavia il difetto sta nel manico. La polverizzazione e la debolezza dei piccoli comuni, l’esclusione da ogni forma di governo e pianificazione sovra-comunale (che fine hanno fatto le ComunitĆ Montane?) nonchĆ© la colonizzazione finanziario-immobiliare formano una miscela esplosiva che espone il territorio a fragilitĆ e rischi, per altro amplificati dal cambiamento climatico.
Sotto l’aspetto paesaggistico rimane l’immortale presagio letterario: “Addio, monti sorgenti dall’acque ed elevati al cielo…”
Valentino Ballabio
P.S.
CENTRO LARIO TRA ELEVATO E PIATTO.
Il lago di Como ĆØ lo specchio della dimensione verticale dell’essere.
Verticali le torri dei castelli che, come Vezio, dominano i rilievi e le sponde.
Verticali le scalette che, come Varenna, congiungono case sovrapposte a mezza costa.
Verticali i sentieri che, come Perledo, si inerpicano dai lauri agli ulivi ai castagni.
Verticali i torrenti che, come Fiumelatte, precipitano spumeggianti nei greti scoscesi.
Verticali le gole fragorose che rintronano nell’orrido di Bellano.
Verticali le vette prealpine delle Grigne che fronteggiano la profonditĆ del lago.
Verticali le lastre di marmo nero che dominano la roccia varennasca.
Verticali i cipressi alti e schietti che coronano le rive.
Verticali i campanili di antiche pietre impilate dai maestri comacini.
Verticali le bianche vele sospinte dalla breva.
Orizzontali gli strappi a colpi di trapano e ruspa che sbrecciano questa sottile trina, autenticata dalla natura dalla storia e dall’arte, ad opera di una mente altrettanto piatta.
