UNA SCHUBERTIADE A MILANO
Tra Società del Quartetto e Orchestra Sinfonica di Milano
Le Schubertiadi, come è noto, erano le serate trascorse dal giovane Franz con amici musicisti, intellettuali, poeti, scrittori, riuniti intorno al pianoforte con o senza altri strumenti, per eseguire e far ascoltare i propri lavori (ma non solo, anche per godere di nuove scoperte o rievocare le musiche più amate). Oggi le Schubertiadi sono un festival di musica da camera, che proprio in questi giorni compie 50 anni, e che si svolge a Schwarzenberg – un paesino adagiato su un delizioso altipiano “prati e boschi” del Voralberg, a sole 4 ore di automobile da Milano – nella bella sala intitolata ad Angelika Kauffmann, dove ogni estate si ritrovano molti tra i migliori musicisti del mondo. Ma nel giugno appena trascorso, Schubertiade è stato anche un evento squisitamente milanese, di altissima qualità, cui va dato merito a due grandi Signore della musica, le presidenti delle due più importanti istituzioni musicali cittadine: Ilaria Borletti Buitoni della Società del Quartetto e Ambra Redaelli della Orchestra Sinfonica di Milano.
Una ragione c’è. L’anno prossimo si celebrerà il 230o anniversario della nascita di Franz Schubert, nell’anno successivo il 200o della sua scomparsa, e Milano si è voluta portare avanti con questa originale Schubertiade svoltasi nelle sedi concertistiche delle due Fondazioni promotrici – la Sala Verdi del Conservatorio e l’Auditorium di largo Mahler – dove si sono alternati nella stessa settimana tre magnifici concerti minuziosamente programmati dai loro direttori: Paolo Arcà, storico direttore artistico della Società del Quartetto ed Emmanuel Tjeknavorian, trentunenne direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica. Abbiamo dunque ascoltato martedì 9 un concerto di solo pianoforte al Conservatorio, giovedì 11 musica da camera all’Auditorium, e domenica 14 musica sinfonica al Conservatorio (si noti l’inversione dei luoghi usuali). Idea fantastica!
Ma fantastici soprattutto il programma e l’esecuzione. Il primo concerto presentava due Minuetti giovanili e i Drei Klavierstücke di Schubert, eseguiti senza interruzioni come un’unica opera molto suggestiva, e si è concluso con la celebre Sonata in la maggiore D 959 letta in modo meraviglioso da un giovanissimo pianista padovano, ancora poco noto a Milano ma già con, alle spalle, un possente avvio nel concertismo internazionale. Gabriele Strata, che compiva 27 anni proprio in quel giorno, ha manifestato una maturità musicale assolutamente fuori dal comune; è sembrato di riascoltare quell’inconfondibile profondità ed intimità propria del grande Arturo Benedetti Michelangeli, con una comprensione del testo che non sentivamo da anni e la capacità di tenere il pubblico con il fiato sospeso dalla prima all’ultima nota. Precisissimo, un suono perfetto, non una nota fuori posto, concentrato sulla tastiera per rivelare tutto ciò che è possibile scovare fra le pieghe dello spartito, soprattutto con tempi dettati dal fraseggio e non dal metronomo. Insomma, un vero incanto!
Il programma del secondo concerto prevedeva due Trii per pianoforte, violino e violoncello (il D 28 di Schubert quindicenne, e il D 898 scritto nel suo 31o ed ultimo anno di vita) e due Sonate, una per violoncello e pianoforte (il famoso Arpeggione D 821) e l’altra per violino e pianoforte (D 408). Al pianoforte sedeva sempre il magnifico Gabriele Strata, al violoncello il suo coetaneo Jeremias Fliedl, austriaco di Carinzia, anch’egli già ottimo musicista, e al violino – udite udite – Emmanuel Tjeknavorian, sceso dal podio di direttore d’Orchestra per riprendere lo strumento con il quale iniziò la carriera di musicista. Questi tre ragazzi (mi perdoneranno se li chiamo così ma, sommando le loro età, arrivano agli 85 anni e dunque – mi si perdoni anche l’autocitazione – sono ancora lontani dalla mia…) nella magnificenza della loro età ci hanno offerto due ore di musica sublime e di raffinatissime sonorità.
Con il terzo concerto siamo ritornati in Conservatorio (la suggestione di vedere l’Orchestra Sinfonica di Milano su un palcoscenico per lei inusuale e Tjeknavorian ritornato sul “suo” podio…) ed abbiamo abbandonato provvisoriamente Schubert per ascoltare un indimenticabile Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven (il numero 1 nel solare do maggiore dell’opera 15) eseguito ancora dallo Strata in totale e palpabile simbiosi con Tjeknavorian. E qui occorre dire che il giovanissimo pianista, con questa più che esemplare esecuzione, ha dimostrato di essere non solo un magnifico interprete di Schubert ma, anche considerando quanta musica è riuscito a concentrare in soli sei giorni, un musicista maturo e completo!
La Schubertiade milanese si è infine conclusa con una delle ultime opere di Schubert, la Sinfonia n. 9 in Do maggiore, D.944, detta “La grande” che, a parer nostro, non è un capolavoro ma piuttosto il frutto delle sue pessime condizioni di salute e del profondo disappunto per non essere riconosciuto, come probabilmente si aspettava, dal mondo musicale viennese. Vi aleggiano sentimenti di rabbia e tanto malumore. Tjeknavorian – che curiosamente, ma forse non a caso, è coetaneo dello Schubert quando scrive la Nona – è riuscito a captare quell’umore e a rappresentarlo in tutta la sua drammaticità, restituendo persino una inusuale rancorosità dell’Autore. Molto interessante si è rivelato anche l’accostamento del primo, giovanile Beethoven all’ultimo e drammatico Schubert, suo adoratore. Così come peraltro lo era stato il confronto fra il primo e l’ultimo Trio del concerto precedente.
Anche in questa occasione grandissimo successo, pubblico in visibilio e interminabili, più che meritati, applausi all’Orchestra e al suo Direttore.
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Non si può chiudere questa recensione senza dolerci di una notizia data in apertura dalla Presidente Borletti Buitoni: con la fine di questa stagione, dopo questo grande successo, ed avendo appena progettato e programmato una stagione 2026-2027 di grande fascino, Paolo Arcà lascia – dopo quasi vent’anni – la direzione artistica del Quartetto.
Il maestro Arcà, oltre al lungo percorso di compositore e docente, è stato l’indiscusso protagonista della crescita della Società del Quartetto, oggi considerata la prima e più nobile istituzione musicale di Milano e fra le prime d’Europa, quella che ha portato nella nostra città i migliori artisti del mondo intero.
Sarà molto difficile trovargli un successore. Noi gli auguriamo ogni possibile bene.
Paolo Viola
