MELONI, CENERENTOLA IMMAGINARIA

Per Giorgia, Europa unica favola possibile?

Colma d’amore e di illusioni, la fanciulla della Garbatella era corsa al gran ballo di corte. Ma il piedino giusto non era il suo, il bel principe non si fece vedere e la carrozza d’oro ritornò presto zucca.

La bella favola, mai cominciata davvero, era finita e Cenerentola-Giorgia tornò alle pulizie di casa. Eppure, testarda e cieca la sua parte, aveva provato fino all’ultimo a smussare, recuperare e tornare protagonista del racconto, immaginario però. “La pensiamo uguale”, mentiva sapendo di mentire sul principe Donald, è solo questione di caratteri forti, come fossero due fidanzati litigarelli, ma da tempo montava tra loro un conflitto profondo, e silenzi e rancori e rabbia sorda. Tra Leone XIV e basi Nato, la favola bella è finita.

Aveva ragione a provarci Cenerentola-Giorgia ma solo in parte e poco. Davvero l’Ideologia MAGA è tuttora vicina alla sua visione del mondo, ma è ancora più vero che questo non basta per “stare al mondo assieme”. L’Italia è un’importante nazione europea, immersa nel Mediterraneo, sede della più grande potenza religiosa, priva di risorse energetiche e vicina al mondo arabo, ricco di petrolio e di petro dollari. Non basta l’innamoramento ideologico se geografia e storia ti portano altrove, in direzioni diverse.

Il passaggio tra Biden e Trump è stato traumatico e Meloni, che proprio non pensava, alla fine ne è stata travolta. Se l’Europa sostiene l’Ucraina, Trump non ne vuole proprio sapere, se crede nel mercato per premiare il migliore, lui picchia duro con il randello dei dazi. E se divorzia da ogni visione multilaterale, la stessa costruzione europea si fonda sui principi della cooperazione, e mentre a Washington favorisce l’inedita e confusa commistione tra religione e stato, a Roma è solido, con il riconoscimento dell’autorità spirituale del Papa, il principio della separazione tra potere religioso e laico. Ed infine le sue guerre compromettono interessi strategici, energetici, tecnologici e commerciali d’Italia ed Europa. Non bastasse, regna la sensazione, ormai divenuta certezza, di un gruppo dirigente americano rozzo, dilettantesco, ed arrogante, mentre su tutto, ormai insopportabile, domina il narcisismo maligno del “boss” (ipse dixit).

E allora anche la Meloni alla fine prende atto, anche perché i sondaggi parlano chiaro: la comune passione “sovranista” non regge di fronte alla dura realtà delle cose e degli interessi. D’altra parte essa stessa contiene in sé le ragioni profonde ed insanabili delle crisi tra i popoli. Forse che non erano tutti ferocemente nazionalisti i gruppi dirigenti europei alla vigilia della prima guerra mondiale? E non fu proprio il delirio amoroso per le rispettive nazioni a scatenarle in guerra l’una contro l’altra.

Così, anche oggi se ne rivedono le dinamiche in atto, tanto da riportare in vita i sentimenti antiamericani mai davvero sopiti, marchiati a fuoco nell’anima ferita delle destre parafasciste di Germania, Francia ed Italia, mondi che non hanno mai dimenticato “l’invasione americana” sul suolo patrio nella seconda guerra mondiale. Rampelli, cuore nero dei Fratelli d’Italia, se lo ricorda bene, e non solo lui, quel sentimento nell’MSI negli anni 70, s’intende mentre nell’oscurità si collaborava, eccome, con la CIA per fermare l’avanzata del Pci e delle sinistre.

Giorgia–Cenerentola comincia a comprendere ora che l’Europa è divisa dall’America non solo dall’oceano, ma il suo apprendistato costa forti dolori al suo Paese, scaraventato in una condizione di spaesamento strategico insostenibile. Buttati al vento quasi due anni passati ad accreditarsi come destra “ponte” tra gli USA di Trump e l’Europa di Von Der Leyen, la Meloni cerca il suo posto in Europa, ma tardi e difensivamente come fosse una ridotta dove rintanarsi per leccare le ferite in attesa di tempi migliori.

Il Vertice di Evian e soprattutto il Bilaterale di Antibes inaugurano un nuovo punto di equilibrio, quanto precario lo si potrà vedere presto, tra la destra di governo in Italia ed i poteri dell’establishment europeo. Con la disinvoltura manovriera che la distingue, Meloni prova a ricollocarsi nel quadrante strategico attuale e d’altra parte non aveva già votato a favore della Commissione della Von Der Leyen nel 2025? Ma il gioco si fa serrato e nuovi dinamismi centrifughi sono alle porte.  Mentre in Italia Futuro Nazionale cresce e potrà rendere impossibile un governo di destra senza i suoi voti, in Europa si annuncia la stagione elettorale che potrà cambiare radicalmente assetti, strategie ed alleanze, fino a compromettere lo stesso profilo comunitario. Che fare allora?

Vanno al voto nel 2027 Italia, Spagna, Francia e Polonia, mentre lo spettro di elezioni anticipate cresce in Germania, per non dire del Regno Unito. Lo scenario vede ovunque, per ora almeno, l’onda montante delle destre cosiddette sovraniste, populiste e xenofobe, che sarebbe bene chiamare con il loro vero nome nazionaliste, demagogiche e razziste. Navigare a vista si impone allora alla nostra Cenerenttola – Giorgia, in attesa dell’emergere di nuovi rapporti di forza, tutti ancora da comprendere e governare.

Uno scenario più che possibile ci dice intanto che, mentre i giochi ancora non sono fatti, profonde linee di faglia già incrinano lo schieramento delle destre nazionaliste e razziste. Unificate nel nuovo segno della “remigrazione”, non solo non sono omogenee verso l’Ucraina, ma saranno soggette alla dura pressione dei mondi in competizione globale (USA, Cina, Russia…), cosa che orienta inevitabilmente la forza delle cose verso un’Europa unita, senza la quale tutte le nazioni del continente sono deboli e indifese.

Ci si augura, come già in Francia, il successo delle sinistre unite al centro destra istituzionale, ma, se queste destre reazionarie prevarranno, potrebbe prendere sostanza il fantasma di un’inedita e preoccupante alleanza con i popolari, già in gestazione. Preoccupante per i democratici, ma terreno di nuove opportunità per Giorgia Meloni che potrebbe proporsi, e di nuovo, come forza politica “pontiere” tra i partiti della destra istituzionale, con cui già governa in Italia ed in Europa, ed i Farage, i Barcola e gli Abscal, da cui proviene e con cui flirta sottobanco ogni giorno.

Una nuova favola per Cenerentola – Giorgia?

Giuseppe Ucciero

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