LA SENTENZA SULLE TORRI DI VIA STRESA
Una festa per i “leoni da tastiera”, un infinito cicaleccio
Le mie bacheche dei social da giorni sono “inondate” da tantissimi post sull’assoluzione nel processo per la torre di via Stresa a Milano. E se col passare dei giorni la notizia è diventata secondaria, forse è anche meglio. Così ne parliamo con il giusto distacco.
Non mi interessa tanto commentare la sentenza. È prematuro e bisogna attendere la pubblicazione delle motivazioni. Mi spiegano quelli che di diritto ne capiscono che c’è giustamente una differenza tra assoluzione perché il fatto “non sussiste” e perché “non costituisce reato”. Nel primo caso non hai fatto nulla. Nel secondo quello che hai fatto non si configura come reato, ma qualcosa hai comunque fatto. Sto semplificando, ma dovrebbe essere così. Quindi ne riparleremo sicuramente. E credo che a poco serva compulsare il comunicato del presidente del tribunale, invero un po’ irrituale. Mi chiedo perché abbia sentito il bisogno di spiegare, col risultato di aver generato forse ancor più confusione.
Ritengo più interessante, anche dal punto di vista sociologico, leggere ciò che il signor Rossi scrive sotto i vari post. Sto ovviamente scoprendo l’acqua calda, ma la maggior parte delle persone commenta con disinvolta faciloneria su fatti di cui non conosce nulla ed è già tanto se ha letto tutto il titolo della notizia, figuriamoci l’articolo o il testo in generale. E l’ignoranza in questo caso va di pari passo con l’indignazione e la violenza verbale. Sui social, si sa, vige il tifo da stadio ed è comune chiedere, anzi urlare, affinché l’oggetto del biasimo di turno vada al rogo. D’altra parte, siamo tutti CT della Nazionale durante i Mondiali, come siamo stati esperti virologi durante il COVID. Quindi perché negare a chiunque la possibilità di discettare di norme e leggi urbanistiche?
La maggior parte dei commenti ripete indignata che a Milano l’ignoranza della legge è sufficiente per venire assolti, ovviamente se si è amici dei potenti e quindi si va a muso duro contro i giudici che magari fino a ieri si consideravano eroi dei due mondi. Vi ricordate gli slogan pro-giudici davanti al Tribunale ai tempi di “Mani Pulite”?
L’altro commento tipo è di chi dice che a “loro” hanno fatto fare un grattacielo con una “semplice SCIA” e a me sono tre volte che bocciano la chiusura di un misero balcone con delle “semplici vetrate”. Il comune è forte con i deboli e zerbino con quelli che hanno i soldi! Una vergogna! E così via, ma il bestiario è ampio e ben assortito…
Ancor più è clamorosa la cosa quando a commentare sono sedicenti colleghi che però non conoscono la differenza tra una SCIA art. 22 e una art. 23. La dove c’era l’erba ora c’è… un grattacielo! In realtà non era erba, ma un capannone…
La notizia sugli organi di stampa tradizionali, come dicevamo, è ormai scomparsa dopo i primi giorni di comprensibile clamore mediatico. Da quello che ho potuto leggere, i vari cronisti si sono limitati a riportare in modo neutro l’accaduto, dando al limite più risalto alle difese (visto il verdetto a loro favorevole). Alcuni giornali locali si sono concentrati sulle cosiddette “famiglie sospese”, che auspicavano a seguito della sentenza un rapido sblocco delle vicende che le riguardano.
Un paio di quotidiani nazionali più d’opinione (soprattutto il Foglio) hanno commentato con favore l’assoluzione, mentre una certa stampa più ideologicamente schierata (che non nomino, ma “capeggiata” in primis da quella che chiamo bonariamente la gazzetta di Putin, per altri motivi) che aveva cavalcato l’indignazione popolare, ora cerca di arrampicarsi sugli specchi e attacca velatamente la decisione del giudice (e siamo a due delusioni patite dai nostri eroici difensori della morale in un breve periodo, prima la vicenda “Grazia alla Minetti” e ora questa… Quasi quasi mi dispiace per loro).
Ma alla fine dopo questa sentenza cosa rimane da dire? E soprattutto a che punto ci troviamo? È passata la “nuttata”?
C’è un settore economico, professionale e amministrativo bloccato da troppo tempo senza che si veda all’orizzonte una soluzione pratica e pragmatica. Serve ancora un “SalvaMilano”? Forse no, ma non basteranno altre sentenze dello stesso tipo. Consideriamo poi che se anche le sentenze penali andranno in una certa direzione, questo non significa che dal punto di vista amministrativo le vicende siano chiuse. Potremmo arrivare al paradosso di avere tutti assolti penalmente, ma condannati dai vari gradi di giudizio amministrativo.
C’è poi un nimbismo (NIMBY) dilagante che se da un lato è umanamente comprensibile, dall’altro è una delle cause di queste inchieste che hanno paralizzato un settore e una città per più di un anno, creando danni economici superiori ai presunti (e tutti da dimostrare) mancati introiti per gli oneri (che in forma ridotta sono stati pagati, ricordiamolo). Qualcuno ha fatto il conto di quanti sono i mancati incassi degli oneri (i cui valori, nel frattempo, sono stati aggiornati) non introitati per via del blocco di centinaia di progetti e relativi procedimenti?
C’è la politica milanese che è incapace da decenni di offrire alla cittadinanza uno straccio di idea sul tipo di città che si vuole, sia a destra che a sinistra. Figuriamoci se chiediamo di parlare di “urbanistica” e PGT. Siamo al livello biblico per cui pure gli estensori dell’attuale piano lo hanno rinnegato tre volte…
C’è infine un apparato di leggi e norme stratificate a vari livelli che non solo non è di facile interpretazione, ma è a volte in contraddizione e soprattutto scritto male. Per di più si è persa nel tempo la capacità di scrivere leggi in modo chiaro e comprensibile. Quindi immaginatevi come sarà il prossimo TU dell’edilizia o dell’urbanistica.
La realtà è che noi professionisti ci muoviamo in un sistema complicato, in cui vi sono sicuramente storture e scorciatoie, che vanno combattute. In cui vanno bilanciati gli interessi privati con quelli pubblici. In cui le relazioni e gli “amichettismi” hanno (avuto?) il loro peso. Ma una volta fatta la tara con i filtri ideologici di ciascuno, si scopre che nella maggior parte dei casi più che di reati si parla di comportamenti discutibili dal punto di vista deontologico.
E quindi?
Servono riforme serie e ponderate per tutto il settore, ma se penso a chi potrebbe farle, mi viene un gran magone.
E non vedo né la fine del tunnel, né le prime luci dell’alba.
Pietro Cafiero

Il problema non è il mancato introito degli oneri per il Comune, anzi il problema è proprio quello del baratto degli oneri (che a mio parere sono sempre irrisori rispetto ai guadagni attesi) con il cambio di destinazione d’uso di un ex capannone: il problema è il cambio di destinazione d’uso di un “capannone”; è facile dire meglio delle abitazioni che una fabbrica, ma non è così semplice. Il cambio di destinazione d’uso di un immobile a uso commerciale/industriale (magari che funzionava fino a poco tempo prima: v. ad es. autorimesse che vengono chiuse nonostante funzionassero a pieno regime fornendo un servizio utile ai cittadini residenti) implica delle ripercussioni sull’intero assetto del quartiere in questione, e va attentamente studiato di volta in volta.
L’altro problema sollevato nell’articolo è quello della capacità di scrivere leggi e la responsabilità non può che essere di chi le leggi le scrive: a cominciare dai PRG PGT NTA e altri strumenti urbanistici; in questo caso il problema è l’italiano.
Alberto Scotti Camuzzi
QUESTO COMMENTO E’ STATO CANCELLATO DATO CHE L’AUTORE SI RIFIUTA DI DICHIARARE LA SUA IDENTITà.