LA RIVOLUZIONE SECONDO IL CAPITALE
Con la AI torna alla luce una vecchia teoria
La vecchia talpa, dopo avere ben scavato, riemerge dunque in superficie? L’avvento dell’Intelligenza Artificiale appare la fase più avanzata dello “sviluppo delle forze produttive” capace di rimettere in discussione la “proprietà dei mezzi di produzione”, ovvero i rapporti di potere? Tornano alla memoria le nozioni di marxismo elementare, apprese nelle sorpassate scuole di partito!
Erano tempi di contrapposizione ideologica frontale tra sostenitori della pianificazione statale, come realizzata in URSS, e assertori del libero mercato dominante nell’occidente capitalista, Tuttavia la convinzione dei fautori del “socialismo reale” fu insinuata da un dubbio, rimasto a lungo sottotraccia: l’osservazione di Gramsci che, con sottile ed ambigua ironia, aveva definito l’Ottobre bolscevico una “rivoluzione contro il capitale”.
La doppia lettura del capitale inteso anche come Capitale, ovvero l’opera principale di Marx, suonava come monito per il nascente sistema collettivista. Le condizioni di sottosviluppo e arretratezza industriale della Russia del tempo contrastavano infatti con la tesi del maestro, che rinveniva nel capitalismo maturo le condizioni per la transizione al socialismo.
Il resto lo ha stabilito la storia del “secolo breve” conclusosi col crollo, per fortuna incruento, del sistema totalitario pianificato ma pure, con meno fortuna, col declino irreversibile del riformismo socialdemocratico che dal lato della tutela sociale aveva tratto indiretto alimento.
Tuttavia la Storia, data impropriamente per finita con l’abbattimento del Muro, oggi presenta il conto. Un breve ed intenso saggio di Pino Arlacchi (*) dimostra l’attualità del combinato disposto tra intelligenza artificiale e pianificazione generale di produzione-distribuzione-servizi, a cominciare proprio dalle punte economicamente più avanzate. “Amazon sa cosa vorrai comprare prima che tu lo sappia e preposiziona la merce in deposito in base a previsioni algoritmiche” .
Il rischio d’impresa viene praticamente annullato, e con esso la motivazione del profitto corrispettivo. “Se la macchina alloca il capitale meglio dell’imprenditore – e i mercati finanziari dominati dagli algoritmi lo dimostrano – l’intera giustificazione del capitalista che si assume il carico dell’incertezza si dissolve”.
Mercato e capitale tendono pertanto a diventare superflui, senza tuttavia dover immaginare necessariamente un capovolgimento repentino e violento. Tra la via sovietica della nazionalizzazione totale (Lenin aveva teorizzato lo Stato come “un unico ufficio ed un’unica fabbrica” – esclusi i lustrascarpe rimasti privati!) e la via cinese del “socialismo di mercato” la differenza volge a favore di quest’ultima, per quanto sempre guidata da un Partito Comunista.
Il dilemma tuttavia si pone. La concentrazione della ricchezza mondiale in poche mani appare tanto crescente quanto ingiustificata. E di conseguenza ancor più allarmante la concentrazione del potere, non solo economico bensì politico e militare. Già l’energia nucleare aveva posto la cruciale opzione tra un utilizzo civile, pur non esente da criticità e rischi, ed un catastrofico uso bellico. Ora si pone il medesimo dubbio circa il controllo del nuovo “faustiano” salto tecnologico.
Un enorme potenziale pesa sull’umanità con incerti ed opposti esiti. In un caso “l’automazione, prigioniera del capitale privato, genera disoccupazione di massa, concentrazione oscena della ricchezza, devastazione delle regioni deindustrializzate”. In una altro “dentro la cornice della pianificazione socialista gli stessi robot possono socializzare il dividendo della produttività, ridurre l’orario di lavoro, estendere il benessere comune”. La scelta di Pino Arlacchi è inequivocabile, peraltro corredata da un’idea di radicale rifondazione dell’ONU quale regolatore e garante dell’ordine mondiale.
Intanto dobbiamo registrare il fatto che la narrazione liberista, imposta come ideologia egemone negli ultimi tre decenni, non regge più alle sfide del tempo, se non come obsoleta falsa coscienza. Necessario tornare al confronto dialettico tra culture diverse, come avvenne in modo efficace con l’elaborazione della Costituzione.
Il lascito dell’interpretazione e trasformazione del mondo della tradizione marxista non può essere ignorato. Nel saggio è citato anche Oskar Lange, a lungo considerato un tardo marxista ortodosso, tra i precursori (nel 1967!) dell’impatto dell’originario computer sullo sviluppo dell’economia programmata. (**).
Tuttavia, come acutamente osservato da Carlo Freccero, le ideologie sono morte e purtroppo soppiantate dai fanatismi etnocentrici e religiosi. Fa eccezione il cattolicesimo, dacché trae dalla tolleranza la sua cifra morale ecumenica. Non a caso è oggi il Papa a mettere in critica discussione la macchina “onnisciente” che incombe sulla coscienza dell’uomo e l’evenienza dell’umanità!
Valentino Ballabio
(*) P. Arlacchi, Governare il futuro, Il Fatto quotidiano, 27/05/2026
(**) O. Lange, Economia politica, Editori Riuniti, 1970

Ulteriore conferma da Salvatore Sanfilippo (FQ, 6/7/26): “La tecnologia abilita il progresso … credo che il superamento degli eccessi del capitalismo passerà attraverso il sorpasso del sistema attuale, e non attraverso il suo rimpiazzo voluto, votato dalla gente ed attuato dai governi”.