UNA NUOVA – ANTICA IDEA DI METROPOLI
Per affrontare i cambiamenti dell’intelligenza artificiale generativa
Anthropic, a pochi giorni di distanza dalla presentazione dell’enciclica “Magnifica Humanitas”, a cui è stato invitato il suo cofondatore Christopher Olah, ha annunciato l’apertura a Milano della sua sesta sede europea, con l’obiettivo di promuovere un uso più ampio e consapevole dell’intelligenza artificiale. Comprendere il significato del termine “più ampio”, come vedremo, è decisivo non solo per la nostra metropoli ma per l’intero paese. Fra i futuri clienti di Anthropic la stampa cita importanti imprese, un tempo tutte italiane, oggi un po’ meno: Generali Group, Unipol Group, Angelini Pharma, Enel Group e Pirelli.
Anthropic va ad aggiungersi alle importanti imprese di IA che hanno scelto Milano come centro delle loro strategie globali, come Amazon Web Systems (AWS), che qui ha la sede principale per l’Italia ed ha fatto di Milano la capitale dell’Europa del sud della sua imponente infrastruttura globale, Google, che ha eletto Milano quale hub centrale per l’infrastruttura Cloud italiana, Huawei è presente con un rilevante centro per l’innovazione, finalizzato a illustrare il suo “city brain”, probabilmente il più capillare programma operativo di gestione della città.
Tutte pubblicizzano di aver catturato più o meno lo stesso panel di imprese – clienti, ma appare subito evidente la dicotomia tra le potenzialità del mercato locale e l’imponenza degli investimenti fatti da tali nuovi operatori.
E qui si chiarisce cosa significa “uso più ampio” dell’IA. Come ricordato più volte l’IA non è uno strumento destinato ad aggiungersi agli strumenti d’impresa, ma un ‘agente diffuso’ capace di prendere decisioni da solo e perciò destinato per alcuni a sostituire, per altri affiancare pesantemente l’uomo, quindi a condizionare l’intera filosofia aziendale, o sociale nel caso sia adottata dalla Pubblica Amministrazione.
In quest’ultimo caso l’utilizzo delle nuove forme di IA generativa implica un cambiamento epocale nel concetto di sovranità, perché le decisioni non vengono prese da cittadini eletti e dai loro funzionari tecnici, ma da agenti autonomi i cui input di funzionamento è dato da algoritmi dettati da imprese private. Perciò, quando consideriamo la struttura della nostra metropoli dobbiamo considerare il ruolo ‘ampio’ degli investitori che operano nel campo dell’IA, i cui interessi sono finalizzati a coinvolgere almeno l’intero paese.
Stiamo assistendo qui, come in tutta Europa, alla trasformazione da strutture di governo basate sull’ordine sovrano westfaliano, fondato su confine e proprietà, ad un sistema basato sulla capacità di gestire risorse ‘cognitive’, caratterizzato da alta entropia, ossia da un elevato livello di disordine a scala sistemica.
Un fenomeno che si manifesta nella nostra città con la transizione dall’era ‘Catelliana’ fondata sulla gestione di risorse fisiche generate da un’economia di sottrazione – lungo il ciclo dalla sottrazione di petrolio alla sottrazione di suolo – ad un’era fondata sull’economia dell’attenzione, dominata dalla capacità di attivare e gestire strutture cognitive.
A questo punto, per un governo consapevole della nostra comunità e del nostro territorio sarebbe indispensabile disporre rapidamente di un inventario metropolitano di tali risorse cognitive, della loro struttura e della loro pervasività, al fine di sviluppare un adeguato rinnovamento scalare sia delle politiche che delle infrastrutture. Con una cera rapidità, perché dopo aver preso atto che le imprese sopra citate non sono presenti a Milano per accaparrarsi un mercato ‘regionale’, ma per assumere quote significative del mercato ‘globale’, bisogna essere consapevoli che le loro idee sulla sovranità e sulla democrazia sono tra di loro profondamente diverse.
A questo punto, a fronte dell’esigenza di affrontare questi processi fortemente innovativi nella governance e di innovare profondamente le infrastrutture metropolitane, con una rapida accelerazione causata dall’imprevista evoluzione generativa dell’intelligenza artificiale, colpisce la debolezza critica della comunità ambrosiana rispetto a tale situazione, e, in particolare, l’assenza di argomentazioni profonde da parte dei portatori d’interessi che saranno chiamati a gestire questi cambiamenti, in particolare i partiti politici e gli ipotetici candidati alle prossime elezioni metropolitane.
Sottolineo due questioni:
– avvicinandosi le elezioni amministrative, quali dovrebbero essere le capacità di gestione di tali complessità da parte di chi si candida, intendendo come gestore non la sola figura del candidato sindaco, ma l’ecosistema sociale che dovrebbe sostenere le proposte di politica metropolitana?
– rispetto ai cambiamenti in atto, quale dovrebbe essere il ruolo della metropoli, in uno scenario di alta entropia. Più direttamente: nei processi di frammentazione istituzionale in atto, chi, se non un’area importante come quella milanese, ha il dovere di dare segnali di saper ‘scalare’, ossia di calibrare il proprio sviluppo per soddisfare anche esigenza ad ampia scala, da quella regionale alla nazionale, alla globale?
Sulle capacità dell’ecosistema che dovrebbe governare la metropoli.
Su questo punto si possono prendere come riferimento i documenti di Dario Amodei, CEO di Anthropic, e l’intervento di Chris Olah, cofondatore di Anthropic, in occasione della presentazione dell’enciclica “Magnifica Humanitas” (3).
- Nel saggio “Macchine di amorevole grazia” (1), Dario Amodei presenta una visione di come una Intelligenza Artificiale avanzata potrebbe trasformare radicalmente la società umana in meglio, a condizione che i rischi siano gestiti efficacemente. La sfida principale, che affronta nel secondo saggio “L’adolescenza di un’intelligenza artificiale avanzata: riconoscere e affrontare i rischi” (2) è nella gestione responsabile del nostro sistema sociale e politico.
Riguardo le potenzialità Amodei assume come immagine di riferimento il panottico: l’infrastruttura di IA è rappresentata come una cloud in grado di contenere un “paese di geni” che opera a velocità centinaia di volte superiori a quelle umane. La prima questione è dunque la capacità della nostra amministrazione di essere simmetrica con tale accelerazione, la quale, dal punto di vista sociale è destinata a produrre in 5-10 anni benefici altrimenti realizzabili in 50-100 anni: allungamento della vita media ed eradicazione di importanti malattie. Da qui come gestire una metropoli di sempre più vecchi?
Dal punto di vista economico, se il sistema è gestito da macchine, come contrastare l’imponente concentrazione della ricchezza? Ritorna nell’agenda politica il ruolo del tanto indigesto reddito di cittadinanza universale? Qui siamo messi male, non riusciamo neppure a sostenere il nostro sistema sanitario pubblico universale.
Sulla governance, Amodei con fare sornione ricorda l’obiezione liberale alla pianificazione basata sull’informazione, formulata da Von Mises negli anni ‘20 e ripresa da Hayek negli anni ‘30: nessuna autorità centrale potrà mai raccogliere ed elaborare i milioni di dati dispersi relativi a milioni di individui che il sistema dei prezzi, il mercato, aggrega automaticamente. Il socialismo era semplicemente impossibile nell’epoca della carta e del calcolo manuale. Non lo è più nell’epoca dell’Intelligenza artificiale.
Fu Oskar Lange a intuirlo, infatti nel 1967 affermò “mettiamo le equazioni su domanda e offerta in un computer e avremo la soluzione in meno di un secondo” (4). Era un concetto visionario allora, è una realtà oggi. Ma non è questa realtà che doveva affrontare il PNRR, ossia quella del rinnovo della governance democratica con il supporto delle nuove tecnologie? Peccato che sia stato contrabbandato per una macchina di ristori. Non spettava forse alla più importante metropoli guidare un percorso di rinnovo consapevole senza il quale la democrazia è destinata a deperire?
Sul ruolo della metropoli, in uno scenario di alta entropia
E’ ovvio, che alle strategie globalizzanti dei gestori dell’IA, la nostra metropoli non può rispondere con i modesti processi di ‘ottimizzazione’ di qualche servizio messi in campo fino ad ora, ma deve dinamicamente inserirsi nelle nuove geografie urbane, che vedono il mondo trasformarsi in un arcipelago di centri funzionali in rete con vari gradi di controllo, su entroterra vicini e lontani, e l’autorità diventa una combinazione che dipende dal sistema delle relazioni e dalla capacità di sviluppare coerenza, agenzia e resilienza.
Tale dinamica non è un salto improvviso, ma una prolungata trasformazione dalla rigidità alla fluidità, dove la geografia si riprogramma davanti ai nostri occhi, mentre il mondo si trasforma.
Occorre generare consapevolezza che l’entropia globale non implica solo frammentazione, al contrario mostra caratteristiche di auto-organizzazione, persino di aggregazione in nuovi modelli e formazioni, che paradossalmente possono essere descritti come una versione globale delle città stato del Medioevo. Questa antica-nuova morfologia sollecita la metropoli milanese a rinnovare la sua capacità di feedback, non solo con i centri democratici italiani con alta volontà di rinnovarsi, ma con i poli dinamici a scala globale, in perfetta coerenza con la storia della nostra metropoli.
L’IA dunque sollecita l’ecosistema lombardo a mettersi al lavoro per un rinnovo dell’organizzazione civica della metropoli, segnata dalla devoluzione e dall’agenzia.
Giuseppe Longhi
Riferimenti:
1. Dario Amodei, “Macchine di amorevole grazia”, in: https://www.darioamodei.com/essay/machines-of-loving-grace
2. Dario Amodei, “L’adolescenza di un’intelligenza artificiale avanzata: riconoscere e affrontare i rischi”, in: https://www.darioamodei.com/essay/the-adolescence-of-technology
3. Chris Olah, “Sull’enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica humanitas” in:
https://www.anthropic.com/news/chris-olah-pope-leo-encyclical
4.Pino Arlacchi, “Cina, socialismo e IA contro occidente, in: Il Fatto Quotidiano del 27.05.2026
5. Parag Khanna, L’entropia In arrivo del nostro ordine mondiale
in: Noema Magazine, 7 maggio 2024, https://www.noemamag.com/the-coming-entropy-of-our-world-order/

Oskar Lange, sul cui testo ricordo di aver preparato l’esame di Economia Politica a Trento nel 1970 circa, è stato a lungo considerato un ottuso marxista ortodosso. Ora si riscopre che il suo “concetto visionario di allora è una realtà oggi”. L’Intelligenza Artificiale appare infatti la fase più avanzata dello “sviluppo delle forze produttive”. Che la vecchia talpa abbia scavato bene?