SFRATTI E DEGRADO

L’inutile grido dalle periferie

Sabato 13 giugno sarà un’importante giornata per Milano: da Piazza Tricolore a Palazzo Marino si riprenderanno la città pubblica tutte le persone che non riescono più a vivere dignitosamente, prima di tutto a causa dei costi esorbitanti degli affitti privati, delle migliaia di sfratti e dell’abbandono dell’edilizia pubblica da parte di Aler e Comune. 

É il corteo promosso dal Coordinamento 3 luglio, nato l’anno scorso e che conta ormai più di 50 realtà tra gruppi, associazioni, centri sociali, comitati, enti del terzo settore. La manifestazione è realizzata insieme a Sbam!, il Festival di bande musicali militanti provenienti da tutta Europa, organizzato da Ottoni a Scoppio e Fonc. E ancora una volta convergerà con il corteo del sabato per la libertà e la sopravvivenza del popolo palestinese, perché il diritto alla casa è universale e inalienabile, intimamente connesso con la vita, la libertà e la terra.

Un anno dopo le richieste del corteo rimangono immutate: regolamentazione del mercato degli affitti, sospensione di sfratti e sgomberi, riforma della Legge regionale 16/2016, finanziamenti strutturali per i quartieri popolari, sospensione dei piani di vendita e di valorizzazione dell’edilizia pubblica, politiche urbanistiche giuste, orientate verso il bene comune e non a favore degli interessi dei grandi capitali finanziari e della rendita; a cui si aggiunge l’opposizione al Piano Casa del Governo, alla riforma delle procedure di rilascio degli immobili, ai dispositivi di repressione del dissenso e del libero pensiero. 

A luglio 2025 il concentramento era stato convocato in piazzale Lodi, di fronte al Villaggio Olimpico in costruzione, in un clima che mese dopo mese è diventato sempre più ostile e cupo, fino alle parole della presidente Meloni, che aveva definito i partecipanti alla manifestazione promossa dal Comitato Insostenibili Olimpiadi, “nemici dell’Italia”. Oggi, possiamo però affermare che solo gli stupidi e i complici possono dar credito all’oleografico racconto della città che non si ferma e dei grandi eventi traino del benessere di tutti, in cui a vincere sono insieme il privato e il pubblico, i capitali e i cittadini. 

A disintegrare il patinato mosaico  ci sono state non solo le inchieste della magistratura sul rito ambrosiano ben raccontante dal giornalista Gianni Barbacetto, le autorevoli ricerche sull’aumento vertiginoso delle diseguaglianze e della concentrazione della ricchezza, sull’espulsione dalla città della popolazione storica e dei lavoratori essenziali, ma anche le pretese di risarcimento dal pubblico per gli extracosti  avanzate da Coima, Eventim e da ultimo il nuovo fallimento di Santa Giulia e Lendease e le foschi nubi in arrivo su Mind. L’elenco della città pubblica regalata al privato e della rendita che cresce grazie al sostegno del pubblico, potrebbe ovviamente continuare. 

L’esperienza che facciamo di questo modo di gestire la città nei quartieri popolari si può ricondurre a un unico metodo: delegittimazione e ostracismo. Gli abitanti dei quartieri popolari non esistono, sono reietti, nella migliore delle ipotesi povere persone che sono rimaste indietro, che non ce l’hanno fatta e hanno bisogno di aiuto e di essere incluse.

E invece in basso esiste una città che non solo cerca di sopravvivere in qualche modo, ma che si ostina a creare relazioni diverse tra le persone: relazioni di cura, rispetto, solidarietà, e per cui non contano solo i valori del denaro, della competizione, delle eccellenze. É una città che coinvolge giovani e anziani, donne e uomini da ogni paese, con posizionamenti politici differenti. È una città che certamente non è perfetta, ha miserie e ombre, ma che sa ancora mettersi in discussione. É una città però che non potrebbe rientrare nelle pagine dei giornali in cui si raccontano le buone pratiche, le buone persone e le buone notizie, perché è una città che, in modi diversi, esprime conflitto e rottura, e che, se necessario, sa dire no e sa da che parte stare.

L’esperienza per me più bella è quella che anima il quartiere Giambellino. Il 13 giugno in concomitanza con il corteo cittadino per il diritto alla casa e alla città pubblica, si celebra la tradizionale Sagra estiva: dal pomeriggio a sera inoltrata ogni abitante del quartiere e di Milano potrà trovare qualcosa di bello da fare e qualcuno con cui stare insieme e si inaugurerà la stagione di Scendi c’è il Cinema, la proposta culturale di qualità, gratuita e popolare portata fin dentro i cortili dei caseggiati.

I giovani del quartiere sabato mattina non riusciranno invece a dormire fino a tardi, perché alle ore 10 da via Odazio partirà una sbandata con ottoni e percussioni che farà danzare i giganti del folclore calabrese, Mata e Grifone, per le vie del quartiere Lorenteggio. La parata porterà musica, energia e la possibilità di prendere parola e di rendersi visibili insieme, in cammino. Il quartiere Giambellino soffre: l’edilizia pubblica è stata da una parte sventrata dal grande progetto di riqualificazione guidato da Regione Lombardia, che ha abbattuto 500 alloggi per riuscire a ricostruirne in 10 anni solo 80, ad oggi ancora sfitti e da assegnare. 

La cabina di regia del progetto ha umiliato la rete degli abitanti e delle organizzazioni territoriali, escludendola totalmente dai processi decisionali, e non convoca un momento informativo sul futuro del quartiere dal 2019. La restante parte del quartiere pubblico è completamente priva di manutenzione ordinaria e straordinaria e le condizioni igieniche sono gravemente compromesse a causa di un’inadeguata gestione dei rifiuti che ha fatto proliferare colonie di ratti, di cui abbiamo già dato notizia il 16 luglio 2024. 

Due anni dopo, l’unica novità è che saltuariamente, i più fortunati possono avvistare anche qualche coraggioso scoiattolino mentre dribbla un topo pasciuto per raggiungere un cespuglio o un albero, da risalire molto velocemente. 

A dicembre 2025 la rete territoriale ha incontrato il nuovo Presidente di Aler, nominato ad agosto, Alan Rizzi, che ha successivamente dato notizia tramite i giornali di voler avviare un confronto permanente con il territorio per risolvere i problemi più urgenti. Sono stati con fatica organizzati due incontri, a cui la rete ha invitato anche il Comune di Milano e il Municipio ed è stato svolto un sopralluogo nei cortili più difficili… 

Un nuovo incontro operativo, proprio sul problema rifiuti e topi, avrebbe dovuto esserci ad aprile, ma ALER lo ha annullato e da allora non ha più risposto. In questo modo un lavoro complesso e certosino, costruito attraverso inchieste, raccolta di dati, coinvolgimento di abitanti ed esperti, è stato vanificato e il quartiere pubblico è oggi in condizioni sempre peggiori, aggravate ulteriormente dalla politica di sgomberi e repressione avviata da ALER, che ha creato paura e ansia tra le tante famiglie in stato di necessità che vivono senza un regolare contratto. 

Esperienze sorelle del Giambellino esistono in Gratosoglio, al Molise Calvairate, nei quartieri di via Lulli – Porpora, in via Pastonchi, a San Siro, a quarto Oggiaro. Questo lavoro di impegno sociale e politico, che coinvolge inquilini regolari e senza titolo, per il cambiamento delle condizioni di vita dei quartieri popolari, è purtroppo osteggiato dalle Istituzioni e il coinvolgimento dei comitati è stato spesso avviato solo per condividere e imporre decisioni già prese altrove, per altri interessi.

Gli inquilini del quartiere Lulli-Porpora, supportati dall’Associazione Mutuo Soccorso, chiedono di poter rimanere a vivere nel quartiere, mentre gli appartamenti vengono ristrutturati grazie a un nuovo complesso piano di riqualificazione. Sono già state proposte soluzioni pratiche e tecniche e la rotazione dei lavori è possibile, manca solo la volontà politica.

In Giambellino i processi di espulsione della popolazione storica e di trasformazione del quartiere non riguardano solo il quartiere pubblico. In quartiere sono in fortissimo aumento gli sfratti per finita locazione, che coinvolgono decine di famiglie. L’obiettivo della rendita è vendere, ricollocare gli immobili sul mercato degli affitti brevi, riaffittare a prezzi molto più alti, cercando di intercettare un inquilinato più benestante, attratto, forse, dall’arrivo della metropolitana. Questi processi non avvengono spinti dal solo mercato, ma messi in atto dalle  politiche pubbliche e hanno ricadute sociali gravissime. Oggi sono 400 le famiglie sfrattate e senza casa “sospese”, a cui il Comune ha riconosciuto solo sulla carta il diritto a una casa in emergenza (Sat, Servizi Abitativi Transitori), perché case disponibili a Milano non ce ne sono. 

Eppure sia il Comune che Aler continuano a promuovere bandi di valorizzazione e di affidamento al Terzo Settore del proprio patrimonio. Nessun tavolo di confronto è stato aperto con le organizzazioni sindacali degli inquilini, nessun ragionamento è stato condiviso con la Prefettura per gestire e coordinare lo tzumani di sfratti che sta travolgendo la città. 

Sabato, tutte queste famiglie saranno al corteo, perché la perdita della casa è un extracosto molto più urgente e importante, che dovrebbe far venire gli incubi e rovinare il sonno al nostro Sindaco.

Veronica Pujia

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