RIGENERAZIONE ECOSISTEMICA ADESSO

Ignorare le direttive UE  

Dopo anni di strategie, convenzioni, buone pratiche è finalmente entrata in vigore la Nature Restoration Law (NRL) che obbliga tutti gli stati membri EU al ripristino degli ecosistemi degradati entro scadenze temporali serrate e non più dilazionabili. Approvata lo scorso agosto 2024 (Regolamento EU 2024/1991) è ora in fase di attuazione mediante la stesura dell’apposito Piano Nazionale di Ripristino (PNR) che dovrà essere consegnato alla Commissione Europea entro il 1 settembre 2026 (prima versione) dopo la prevista fase di partecipazione pubblica appena conclusasi (9 giugno us). 

La nuova Legge punta alla attuazione della strategia EU 2030 sulla biodiversità e al conseguimento degli impegni internazionali ONU e sancisce la necessità di rigenerare gli habitat terrestri, marini, urbani, forestali e agricoli che risultano degradati, e secondo precisi obiettivi e scadenze: il 30% degli habitat al 2030, il 60% al 2040 e il 90% al 2050.

Come pubblicato sul sito ISPRA (che ha redatto il PNR ora in discussione), per raggiungere tali obiettivi il PNR prevede “un insieme di azioni, dette ‘misure’, che l’Italia come gli altri Stati membri si impegna a realizzare per ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultano degradati nonché per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori e migliorarne la diversità e ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali. Questo insieme di misure è accompagnato da parti ‘satellite’ non meno importanti delle misure stesse: la descrizione della strategia scelta dall’Italia per individuare le misure più adatte al ripristino; una panoramica sugli impatti e i benefici socioeconomici del piano; un’analisi qualitativa delle relazioni fra il ripristino, i cambiamenti climatici e il degrado del suolo; la stima delle esigenze di finanziamento; la descrizione di come si valuterà l’efficacia delle misure”.

In Italia i comuni interessati sono 2.761 su oltre 7800, ma tutti possono aderire – quindi anche in maniera volontaria – per portare finalmente a compimento le urgenti necessità di rigenerazione degli ecosistemi degradati che sono da tempo in sofferenza e da tempo -in via accelerata- causa/effetto di gravi danni ambientali e dissesti idrogeologici, con gravi ricadute economiche oltre che sul benessere e salute delle popolazioni afferenti.  

Perché tale NRL (Nature Restoration Law) possa realmente entrare in funzione occorre che l’urbanistica e relativi piani regolatori incorporino tali obiettivi e li traducano in norme e indicazioni cogenti, anche in via retroattiva a partire dalla sua data di approvazione nell’agosto 2024.  Nelle città ad esempio, dove fino a tutto il 2030 è vietata la riduzione delle superfici a verde e della copertura arborea (per poi essere sensibilmente aumentate entro il 2050) bisognerà riallineare le trasformazioni del suolo previste, riorientandole verso obiettivi di depavimentazione e ripristino ecologico, comprese quelle già autorizzate. 

Il Piano infatti esplicitamente indica che “il Regolamento EU è sovraordinato agli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale ai diversi livelli, e gli Enti territoriali adeguano le norme e aggiornano coerentemente gli strumenti urbanistici, in particolare eliminando le previsioni che possono comportare la perdita di spazi verdi e copertura arborea, a meno che la perdita prevista non venga compensata ecologicamente e preventivamente da aree di pari o maggiore estensione nello stesso ambito territoriale e amministrativo. Gli Enti territoriali potranno prevedere l’annullamento o la riduzione delle previsioni trasformative in ragione degli obiettivi del Regolamento attraverso la revisione o l’aggiornamento dei vigenti strumenti urbanistici ed edilizi.”

Per garantire la “nessuna perdita netta” di UGS (Urban Green Space) e UTC (Urban Tree Canopy)  entro il 2030, i Comuni dovranno quindi provvedere alle necessarie compensazioni ecologiche per ripristinare i valori perduti, rinvenendo aree a ciò adatte entro il medesimo territorio comunale per il necessario inverdimento e forestazione, anche attivando appositi Regolamenti per la Natura Urbana.  L’obiettivo è certamente di complessa attuazione, come anche per gli altri ecosistemi indicati nel PNR (e in larga parte interconnessi agli ecosistemi urbani) tra costieri, agricoli, forestali, e i trasversali obiettivi di ripristino dello scorrimento libero dei fiumi (25.000 km) e la piantagione di 3 miliardi (entrambi dati EU) e la tutela e implementazione degli impollinatori. Tutti obiettivi da calare immediatamente nelle pianificazioni e progettazioni in essere, e con i necessari coordinamenti con le comunità interessate. 

Obiettivi enormi, ma concreti e inevitabili anche rispetto al cambiamento climatico e le necessità adattative da tempo conclamate.  Ed anche rispetto al continuo ed elevato consumo di suolo che nel solo 2024 ha cementificato quasi 84 chilometri quadrati di nuove aree, con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente (Lombardia prima in Italia con il 12,22% di suolo sigillato)

Ci riusciremo? Al momento, il problema primo è la disinformazione: della NRL (Nature Restoration Law) pochi sanno, soprattutto tra gli enti locali che pur sono tra i soggetti attuatori chiaramente indicati (Comuni, Città Metropolitane, Province autonome, Enti parco, Autorità di Bacino, ….) e che dovranno non solo attivare ma anche sostenere economicamente il vasto processo di rigenerazione ecosistemica, anche mediante coinvolgimento di risorse umane (quindi anche appositamente formate) e del terzo settore, anche lanciando programmi di nuovo impiego a favore di giovani e disoccupati ( il Piano prevede 50-80.000 nuovi posto di lavoro) . 

È evidente che tutto ciò non può che passare per un vasto piano di comunicazione ad hoc e specialistica, anche supportata dalla redazione di apposite linee guida e manuali, oltre che piattaforme per il controllo e il monitoraggio, soprattutto in chiave di assistenza agli enti attuatori che potrebbero non avere né le risorse umane né le competenze necessarie per la gestione di quanto richiesto. 

Chiusa quindi la fase di partecipazione con invio al MASE dei contributi richiesti, si attiverà ora quella informativa con il contributo dei vari stakeholders, professionisti esperti, associazioni, enti, … . per promuovere e sostenere questa potente rivoluzione rigenerativa dei nostri paesaggi.  

Flora Vallone

Share

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter
Iscriviti
Notificami
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x