2027, L’ANNO ELETTORALE CHE VERRÀ
Politica e società verso l’elezione del nuovo Sindaco
Il 2027 ormai incombe con il suo gran carico di appuntamenti politici: a Milano si eleggerà anche il nuovo Sindaco; Sala se ne va, ma a chi tocca? L’incertezza, come logico che sia, domina gli schieramenti, avvitati attorno ai quesiti ormai soliti. Candidato partitico o civico, primarie o accordi tra partiti, e poi ancora programma o leadership? Nicola Pasini ci avverte tutti dalle pagine del Corriere della Sera, il prossimo sindaco dovrà “essere “all’altezza delle sfide che l’attendono” e, per chi è duro d’orecchio, aggiunge sapiente “capace di coniugare competenza, visione e responsabilità”. (*) Caspita, grazie tante, Monsieur De La Palisse rivive all’ombra della Madonnina.
In attesa che il meraviglioso profilo prenda corpo nella persona di questo o quel candidato, i giochi cominciamo a farsi, molti sotto traccia ed alcuni apertamente. È il caso del sig. Lisa, amministratore del Museo Leonardo tuttora ospitato in Galleria, che al culmine del suo contenzioso con il Comune di Milano si è candidato nientemeno che a Sindaco, in nome della lotta contro la sorda burocrazia (sic !!). Spera così di trovare con i voti anche maggior peso negoziale, del tutto incurante del gigantesco conflitto d’interessi che lo vede già ora colpevole protagonista.
Ce ne sarebbe già abbastanza, ma il Lisa ha un colpo di genio ed accoglie in lista nientemeno che la dott.ssa Tiziana Siciliano, magistrato ormai in pensione ma fino a ieri coordinatrice delle inchieste della Procura di Milano sulle note vicende urbanistiche. Una stortura evidente, una mancanza non solo di bon ton istituzionale, ma soprattutto di una pur minima sensibilità “politica”, non foss’altro che, così candidandosi, la PM accredita tutte le peggiori letture del degrado patologico nella relazione tra politica e magistratura. Sala controbatte, ed almeno in questo caso, come non dargli ragione, aldilà del merito del contenzioso su cui peraltro il TAR LOMBARDIA si è espresso a suo favore.
Mah, passiamo ad altro e sempre restando sul piano civico o paracivico, si segnala il Sig. Civita (absit injuria verbis) che vorrebbe transitare dai suoi pur deliziosi panini (**) a qualcosa di più sostanzioso per i palati di chi da quindici anni resta escluso dall’amministrazione della città: se non è giusto negare in partenza le sue buone intenzioni, resta tutto da vedere il programma di una candidatura che vuole riportare Milano alla sua origine di città includente., con le forze che la governavano fino al 2011. “Vivere bene nelle periferie”, lo vorremmo tutti, ma farlo a fianco di un De Corato o di una Sardone è un rischio simile alla certezza di una deriva principalmente securitaria.
Che poi è la parola d’ordine su cui si getta la Lega, alla ricerca di un rilancio che la metta al riparo della travolgente onda vannacciana. Incurante degli alleati e dei suoi stessi usi, propone le primarie di partito per scegliere il nuovo Sindaco, o meglio la nuova Sindaca, tanto appare incombente il profilo della Sardone, record woman delle preferenze al Parlamento Europeo e prontissima ad una sfida tutta giocata sulla vittoria nella competizione a destra. FDI e Forza Italia, sornione, non si sbilanciano, ben sapendo che il gioco del cerino prevede anche il ritorno del fiammifero incandescente a chi l’ha acceso per primo. Fin qui della destra e dei suoi paraggi, che per quanto faccia o possa fare deve soprattutto sperare nei passi falsi del centro sinistra.
Una pericolosa linea di faglia passa infatti nel suo complesso mondo ed andrebbe tenuta sotto controllo. La principale questione, che porta alla principale domanda, è infatti essenziale: fino a che punto è sopportabile politicamente la discontinuità rispetto alla gestione Sala? Non è oscuro infatti che, a parte le divisioni su scala nazionale, le componenti maggiormente centriste, dove possiamo trovare con Italia Viva, Azione e la stessa Lista Sala, un’ampia parte dello stesso PD, hanno condiviso, senza troppe riserve, un’esperienza di governo della città fondata principalmente sulla valorizzazione spregiudicata delle aree immobiliari, pubbliche e private.
Forze che per questo hanno patito, sia pure senza dare troppo a vedere, l’azione della magistratura, puntando prima sulla SalvaMilano ed ora sulla drammatizzazione di un conflitto tra poteri che, irrisolto, potrebbe riaprire i termini della questione. La segreteria metropolitana del PD sembra propensa ad un processo di cambiamento senza strappi, privilegiando, piuttosto che la messa in chiaro dell’opzione politico sociale della questione, un approccio gradualista che, in un gioco di sottili equilibri, porti per dosi omeopatiche al rafforzamento di una visione critica di questi ultimi anni di “governo Sala”. Un “Adelante Pedro, ma con juicio”, dove l’adelante rischia di essere così dolce da lasciar intendere che quello che conta è il juicio, la prudenza portata fino al suo punto più estremo.
La tattica potrebbe anche essere accorta la sua parte, a condizione che prenda finalmente corpo, a furia di ascoltare e di “innamorarsi”, anche una visione dello sviluppo della città alternativa alla valorizzazione immobiliare finora seguita, decisa nella promozione della sua dimensione metropolitana nei processi chiave (trasporti, energia, ambiente …), focalizzata sulla centralità del protagonismo delle ricchissime energie sociali disponibili. La Campagna di ascolto della città lanciata dal PD è certamente, come tutte le occasioni di scambio con la società civile, una buona cosa in sé, ma il rischio che ascolto e decisione restino scollati, dimensioni che non trovano effettiva sintesi, pare concreta.
E mentre l’azione di partito si dipana senza fretta, altri prendono l’iniziativa e, anche senza candidarsi ufficialmente, aprono la competizione ed occupano gli spazi. Tre nomi, tre strategie, tre prospettive, sembrano al momento prevalenti: Majorino, Scavuzzo, Calabresi, gradazioni diverse di “discontinuità” con il passato e di “politicità” con gli schieramenti. Altri restano fermi per ora, ma non immobili. Tra questi certamente Maran, che pare però maggiormente propenso ad esercitare il suo peso, di concerto con altri esponenti di rilievo nel PD Milanese e Lombardo, a favore di altri candidati poco o nulla “discontinui”.
Del metodo di scelta del candidato Sindaco si parla, ma la questione resta intricata, anche perchè le “primarie”, che dovevano essere l’architrave attorno a cui costruire il partito leggero e partecipativo immaginato da Walter Veltroni, restano paradossalmente ancora uno strumento lasciato alle convenienze del caso (caminetti, equilibri…) proprio nella selezione dei candidati alle cariche pubbliche per cui sono state inventate negli USA.
Come avviene a livello nazionale, anche a Milano l’assegnazione dei posti nelle liste darà il segnale più autentico della volontà effettiva di cambiamento e, con questa, porterà forti maldipancia a quanti, visto il proprio nome fuori lista o negli ultimi posti, scopriranno improvvisamente che il “PD non è più il partito che conoscevo”. La posta in gioco, qui, è la presa del Partito, meglio della sua Segreteria, sulla rappresentanza comunale, condizione essenziale, come Schlein in Parlamento, per garantire una gestione politica coerente con gli indirizzi e le scelte di fondo del partito.
Resta per chi ha voglia e tempo di chiedersi che cosa “farà Beppe Sala da grande”, sempre sperando che non si dia troppo da fare attorno a Palazzo Marino.
Giuseppe Ucciero
(*) Corriere della Sera, pagine milanesi. 8 giugno 2026,
(*) Antonio Civita, imprenditore patron della catena “Il Panino Giusto”
