SE 20 MILIONI VI SEMBRAN POCHI
Dietro l’affaire “Sormani”, “l’affaire“ BEIC
L’affaire Sormani non è l’affaire Sormani. Come nel gioco delle tre carte, la sua immagine compare e scompare, mentre in trasparenza si intravede quella della BEIC, la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, gravata da un budget di gestione così imponente da togliere il fiato. Che siano 18 o 20 o 15 i milioni necessari per far funzionare la sua macchina operativa, il costo è esorbitante e basta confrontarlo con i 26 della gestione annuale ordinaria dell’intero Sistema Bibliotecario Milanese per comprendere natura e gravame della questione. Talmente grave ed insostenibile da far sperare a non pochi che il suo progetto architettonico in Porta Vittoria non trovasse mai le risorse necessarie, attese poi deluse dall’impegno di Franceschini con il PNRR.
Ora che il suo fantasma diviene presenza fisica e che la sua pur intrigante architettura prende corpo, tocca di pensare, con grande ritardo, alle risorse per farla funzionare. La complessa governance, mista municipale, regionale e nazionali e, completata dalle principali Università di Milano, pareva, come dire, restare in surplace come i velocisti del passato al Vigorelli. Il Comune di Milano invece è partito, più o meno a sorpresa, con una mossa che sembra quasi voler dire agli altri partner “noi facciamo il nostro, e voi?”. Ma lo scarto anticipato non è detto che paghi, come ben sanno i cultori dello sprint.
Con una disinvolta accelerazione, Beppe Sala si è inventato un’operazione spericolata nella concezione e rischiosa negli esiti: sposta in Porta Vittoria la Biblioteca Centrale del Sistema Bibliotecario Milanese finora ospite in Palazzo “Sormani”, con cui si era identificata negli ultimi 70 anni, e lo fa, il buon Beppe, conferendo alla costituenda BEIC gli asset del suo patrimonio e della sua organizzazione: quasi un milione di volumi e 70 dipendenti.
L’operazione, a costo zero salvi gli (onerosi) costi di trasloco, mette gli altri partner BEIC nella scomoda posizione di chi deve fare ancora la propria parte, mentre il Comune di Milano fa figura di aver messo la sua, nella condizione migliore per negoziare i termini finali della governance di una Fondazione a cui gli enti centrali ma anche quelli del territorio guardano con malcelata freddezza. Pare di sentire Giuli o Valditara, per non dire dei Magnifici Rettori, usi questi ultimi a battere cassa piuttosto che a fornirla, gridare o implorare il più classico dei lamenti “bambole non c’è una lira”.
Se questa chiave di lettura è credibile, almeno delle intenzioni se non negli effetti, ci si dovrebbe però chiedere se questa “genialata”, lo spostamento in BEIC dell’asset Biblioteca “Sormani”, sia un’operazione non solo utile a ridurre i costi e ad accrescere il peso di Milano nella futura governance della BEIC, ma anche nel suo merito culturale e sociale, oltre che negli inevitabili riflessi politici. E qui si viene a quelle che per molti sono le “dolenti note”.
Pare avanzare un rischio di sovrapposizione tra la “Nuova” Sormani, come si rappresenta almeno a parole nella apposita delibera di Giunta (*), ed il disegno della BEIC, che si voleva irradiante innovazione e risorse verso l’intero sistema di produzione e diffusione della cultura su scala sovralocale, per non dire nazionale. Sul sito si legge che il “progetto BEIC – Biblioteca Europea di Informazione e Cultura è molto più di una semplice biblioteca… il tradizionale luogo silenzioso … si è trasformato in uno spazio aperto, dinamico e accessibile, dove conoscenza, servizi e comunità si incontrano e si influenzano reciprocamente. La biblioteca contemporanea supera l’idea della semplice consultazione per diventare.… una “biblioteca laboratorio” volta a promuovere relazioni e interazioni con e tra gli utenti, ponendosi come uno spazio vivo e in continua evoluzione, …. un nuovo percorso caratterizzato dal ruolo centrale assunto dalle tecnologie digitali”.
Di qui l’unicità̀ della BEIC che “risiede in un’offerta molteplice di servizi che spaziano dalla consultazione alle attività di alfabetizzazione, dalla produzione culturale all’intrattenimento oltre che nei tre elementi fondanti. Insomma, per farla breve, uno spazio stimolante, aperto alla città, alle persone ed agli operatori della cultura e dei saperi, connesso ed innovativo, sede di relazioni virtuose ed eventi, non una “biblioteca” tradizionale.
Tutto bene, tutto giusto, tutto vero, ma, se questa sarà la BEIC a che servirebbe allora la “nuova” Sormani, il contenitore multifunzionale, rappresentato dalla delibera della giunta comunale funzionalmente nei medesimi termini? Un doppione, ma in sedicesimo, un fratello minore, svuotato dagli asset conferiti alla BEIC, e lasciato in dote, previo pagamento di adeguato fitto, ad operatori privati che, contando sulla maggior centralità urbana del sito vorranno fare, con la nuova Sormani, adeguata concorrenza all’ormai già “vecchia” BEIC.
Ma non è solo questo. I contorni dell’operazione di “svuotamento” e “conferimento” del patrimonio librario e personale alla BEIC, non sono per nulla chiari e giustamente le rappresentanze sindacali chiedono chiarezza, senza finora però riceverla. La BEIC, è noto, è una Fondazione privata, ancorché formata da soggetti pubblici (ad eccezione dell’ininfluente Associazione Milano Biblioteche del 2000, sic…): quale sarà il destino delle persone e cose conferite in BEIC, sotto quale regime giuridico e quindi di tutele si troveranno? L’ Assessore Sacchi rassicura, ma tuttora senza sostanza.
E poi, come abbiamo già scritto, la disconnessione logistica, ma anche simbolica, tra la Biblioteca Centrale ed il pubblico della vicina Statale non pare di agevole gestione, e non è fuori luogo pensare ad una perdita di capacità di servizio Per non dire dei contorni non ancora chiariti delle funzioni e dello status della cosiddetta “nuova” Sormani, oscillante tra mantenimento di residue funzioni di lettura e prestito libri e le “nuove e progressive sorti” di un contenitore multifunzionale di eventi, incontri, esposizioni, tutto ancora da immaginare e soprattutto da realizzare.
E che dire poi dell’identità con cui la tradizione degli usi e delle funzioni sedimentate nel tempo e nello spazio qualifica un’istituzione culturale: se la Sormani non è il Prado o la Galleria degli Uffizi o il British Museum, tuttavia la rottura tra la sua storica funzione culturale ed il luogo che la ospitava finora pare una perdita secca per la città. Sarebbe agevole concludere amaramente con un’osservazione critica sulla ridotta consapevolezza sulla distanza tra sogno (la BEIC) e realtà (i suoi costi insostenibili). E sulla miopia con cui un’amministrazione pubblica, governata da forze democratiche, pensa di mettere riparo alle contraddizioni della questione con operazioni di “ottimizzazione” dei costi, che forse riducono la distanza ma più probabilmente generano perdite secche di risorse pubbliche.
Presentata furbescamente come “affaire” Sormani, sarebbe bene riconoscere da subito che è già tardi, il ben più drammatico “affaire” BEIC.
Giuseppe Ucciero
(*) DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE N. N. 255 DEL 05/03/2026 Direzione Cultura Direzione Cultura Area Biblioteche Area Biblioteche Atto di indirizzo politico per il mantenimento della destinazione d’uso a carattere culturale di Palazzo Sormani successivamente al trasferimento della Biblioteca Comunale Centrale di Milano presso la BEIC (Biblioteca Europea di Informazione e Cultura)
(**) Internazionalità: BEIC potrà essere vissuto da cittadini e utenti provenienti da tutto il mondo; Inclusività: un ambiente inclusivo dove ogni individuo potrà accedere liberamente alle risorse della biblioteca; Innovatività: …. piattaforma culturale, un laboratorio di innovazione, caratterizzato da spazi interattivi e immersivi, un luogo dove la tecnologia porta la memoria nel futuro”

riporto qui il link di un articolo ben scritto di una studentessa della Statale sul giornale universitario Vulcano: https://vulcanostatale.it/2026/04/la-biblioteca-sormani-dopo-70-anni-non-sara-piu-biblioteca/
Grazie.
Aggiungo una domanda.
Lo scorso luglio il rappresentante del Comune di Milano e Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione BEIC, professor Giovanni Fosti, si è dimesso. Ufficialmente per “motivi strettamente personali”. Più probabilmente per l’ “impasse” in cui si trovava (e ancora si trova) la Beic dal punto di vista della governance, e quindi per l’impossibilità di operare. Infatti, subito dopo essersi dimesso non è andato ai giardinetti con il cane a leggere la Gazzetta dello Sport ma ha accettato l’incarico di Presidente del Conservatorio Giuseppe Verdi.
Come mai non è stato ancora sostituito?