LO STADIO SAN SIRO DI MILANO È UNICO. PERCHÉ DUNQUE È DESTINATO ALLA DEMOLIZIONE?
FINANCIAL TIMES 16 maggio 2026
Lo stadio San Siro di Milano è uno dei grandi spettacoli del calcio. Parte del suo fascino risiede nell’atmosfera che si respira durante una partita, soprattutto durante la Madonnina, gli accesi derby tra le due squadre che lo considerano la propria casa, Milan e Inter. Ma è anche l’incredibile spettacolo offerto dall’architettura dopo la partita, quando i tifosi che scendono lungo gli enormi cilindri di cemento creano la vertiginosa impressione di un edificio che ruota intorno a loro, come se l’intera struttura stesse girando su se stessa.
La Madonnina prende il nome dalla statua dorata della Vergine che si erge sulla sommità del Duomo di Milano. San Siro è di gran lunga più grande persino dell’imponente cattedrale gotica e, insieme al Teatro alla Scala, le tre chiese costituiscono una sorta di trinità di venerati monumenti milanesi. A differenza delle altre due, tuttavia, San Siro sembra destinata alla demolizione.

Sia il Milan che l’Inter sono di proprietà di società di investimento statunitensi (rispettivamente Red Bird Capitai Partners e Oaktree Capitai Management) che, unendo le forze, hanno acquistato il terreno dal Comune di Milano per 197 milioni di euro nel 2025, con l’intenzione di costruire un nuovo stadio. Quando l’ho visitato ilmese scorso, regnava la quiete. Lo stadio si ergeva imponente come il mostro di cemento che è, con le sue colonne forma di palo da barbiere e le travi rosse che sembravano quasi dei giocattoli.
La tesi è che lo stadio, inaugurato nel1926, ampliato nel1955 e con l’aspetto attuale dal1990, non sia più adeguato allo scopo. Con una capienza di quasi 76.ooo posti, è uno dei più grandi stadi d’Europa. A differenza dei grandi stadi moderni, tuttavia, come l’Emirates Stadium dell’Arsenal o ilTottenham Hotspur Stadium di Londra, offre pochissimi negozi e punti di ristoro, e ancor meno servizi per i VIP.
È proprio qui che ilproblema sorge. Il calcio di oggi è un’industria estrattiva, orientata non ai tifosi ma al denaro e agli interessi delle grandi aziende. Gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti per le partite sono irrisori rispetto ai diritti televisivi, agli introiti commerciali e al merchandising. Lo stadio è diventato principalmente un set, uno sfondo dove i tifosi si chiedono se la loro presenza sia dovuta unicam ente al ruolo di creare un ‘atmosfera rumorosa per i telespettatori.
Eppure San Siro rimane un luogo speciale. Inizialmente progettato in stile britannico, con le gradinate che arrivano fino al campo e senza pista di atletica tra di esse, risulta al contempo intimo e scenografico. In realtà, esiste un altro legame con la Gran Bretagna: l’AC Milan fu fondato nel1899 (come Milan Foot-Bali and Cricket Club) da Herbert Kilpin, che disegnò anche la famosa divisa a strisce rosse e nere della squadra. Kilpin, originario di Nottingham, all’epoca lavorava nell’industria tessile milanese. (A proposito, a Torino la
Juventus iniziò a giocare con i colori del Notts County, squadra di Nottingham, dopo aver ricevuto una fornitura dal club, e i suoi giocatori indossano ancora oggi la divisa a strisce bianche e nere).

Lo stadio (ufficialmente noto come Stadio Giuseppe Meazza) è stato ristrutturato l’ultima volta in occasione dei Mondiali di calcio del1990. Fu allora che gli architetti Giancarlo Ragazzi ed Enrico Hoffer, con l’ingegnere Leo Finzi, completarono la sua forma attuale con le imponenti torri cilindriche che sorreggono un ulteriore livello sopra i due preesistenti. Il livello superiore sembra quasi sporgere sul campo. È proprio questo livello ad avere la maggiore capienza e la migliore vista (inclusa, dall’alto, una panoramica sulla città). Le curve sinuose creano un effetto che ricorda più un anfiteatro romano che un campo da calcio. Sopra tutto ciò si erge una griglia d’acciaio che sorregge un tetto, sorretto da quattro enormi tralicci rossi che si protendono a sbalzo oltre il perimetro e che, con la loro particolare struttura tettonica, evocano untempio giapponese. Non esiste davvero uno stadio simile in tutto il mondo del calcio e non solo.
La demolizione di un edificio così carico di ricordi per tante persone è di per sé problematica, ma l’affermazione dei proprietari secondo cui il nuovo edificio, progettato dagli specialisti di stadi Foster + Partners e MANICA, sarebbe migliore perché più sostenibile, è inaccettabile. L’edificio più sostenibile è quasi sempre quello già esistente. Soprattutto se è costruito con tanto cemento come questo.
Il sospetto potrebbe essere che la vera ragione della demolizione e della ricostruzione sia la necessità di alloggi VIP. Il San Siro non dispone della sfilza di ristoranti di lusso e palchi tipici dei grandi club della Premier League o degli stadi statunitensi (sebbene ne abbia un discreto numero). E i regolamenti UEFA per ospitare partite di calcio di alto livello sono a dir poco rigorosi in termini di lusso. Attualmente il San Siro è una rarità: uno stadio profondamente democratico.
Non c’è dubbio che gran parte di ciò che è necessario potrebbe essere integrato nell’edificio esistente, anche a costo di perdere alcuni posti a sedere (infatti, l’edificio proposto ha una capienza inferiore a quella attuale, circa 72.000 posti, nonostante l’elevata domanda). C’è anche un’enorme quantità di spazio intorno, che apparteneva al Comune fino alla sua vendita. Tale vendita ha attirato anche l’attenzione delle forze dell’ordine, che a marzo hanno perquisito gli uffici del Comune di Milano a seguito di sospetti di irregolarità finanziarie.
L’architetto, accademico e tifoso milanese Pier Paolo Tamburelli suggerisce che una delle cose più sorprendenti dello stadio sia la sua strana assenza di celebrità. Ma è anche un edificio veramente moderno in un modo che il suo successore non potrà essere. “San Siro non è un’opera emblematica”, ha scritto. “I suoi architetti non erano né famosi né particolarmente influenti. Nessuno di loro figura nel pantheon dei maestri milanesi venerati a Milano e nel mondo.”
«E forse il motivo è che San Siro è un monumento moderno, anzi, modernista», continua , «una struttura dedicata esclusivamente a una singola funzione, eppure avvolta all’interno di un monumento antico che si è sviluppato nel corso delle generazioni come una cattedrale o una fortezza. San Siro incarna sia un concetto antico di monumento – come struttura esplicitamente legata a una comunità attraverso i successivi capitoli della sua storia – sia un concetto moderno di architettura, come spettacolo che può essere vissuto solo attraversando e interagendo con gli spazi che lo definiscono ».
È facile provare nostalgia per l’architettura, soprattutto per gli edifici che incarnano così tante emozioni e un forte legame affettivo. Ma una distruzione di questa portata è anche fuori moda. È un approccio superato e non si accorda con un clima in cui la sostenibilità non riguarda solo le emissioni di carbonio, ma anche l’eredità: la preservazione della memoria e della cultura incarnate in un edificio. Il patrimonio della classe operaia è spesso meno valorizzato rispetto ad altre forme di cultura, e la demolizione di San Siro rappresenterebbe un fallimento nel riconoscere l’architettura moderna del calcio come espressione culturale.

C’è una forte opposizione all’interno del consiglio comunale e tra i tifosi, sia a Milano che ben oltre. Un fattore chiave nella demolizione e ricostruzione sembra essere stato anche il progetto della Commissione Regionale per i Beni Culturali di ottenere il vincolo di tutela per le rampe del secondo anello, risalenti agli anni ‘so, che avrebbe mandato a monte i piani delle società. I consiglieri dell’opposizione, rappresentanti del partito di destra Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, hanno chiesto l’annullamento della vendita alla luce delle accuse di manipolazione delle gare d’appalto e hanno esitato le dimissioni del sindaco, Giuseppe Sala, per la vicenda. Parlando a margine di un evento pubblico a Milano ilmese scorso, Sala, che in precedenza aveva negato ogni addebito, ha affermato che la mozione “non avrebbe avuto seguito”, aggiungendo che l’amministrazione comunale non aveva alcuna intenzione di tornare sui propri passi riguardo alla vendita.
Il calcio globale è un rullo compressore che rade al suolo tutto ciò che incontra sul suo cammino pur di fare profitto. Ma a volte si scontra con un monumento troppo invalicabile. Che San Siro sia uno di questi?
Edwin Heathcote
Architetto e designer

Commento l’articolo del Financial Times con “la modestia di essere uno fra i tanti”. Seguo dal 2004 le proposte elaborate per due club milanesi sul tema stadio e ho assistito a suoi eventi nel Meazza da ogni punto di vista. Da ragazzo per anni dal settore “distinti” così vicino al campo di gioco, una volta da quelli “popolari” del secondo anello, sullo stesso manto erboso nei mitici concerti degli anni ’80 e infine una volta dal terzo anello. Concordo che un edificio esistente sia più sostenibile (occorrerebbe dimostrarlo con chiara sintesi e grande impatto) e che “San Siro incarna un concetto antico di monumento come struttura esplicitamente legata a una comunità attraverso i successivi capitoli della sua storia” (ricordando però che c’erano già spettacoli al Colosseo). Ma ha perso la sua aura con la realizzazione “forzata” del terzo anello avvenuta senza un concorso pubblico di architettura: è “fuori scala” rispetto alla zona, con costosi problemi di manutenzione del manto erboso causati dalla configurazione della struttura, che ha condizionato pure l’acustica, inoltre gli spazi di servizi previsti non sono stati realizzati. Non mi sembra che, come stadi di autore, la nuova struttura evidenzi una tettonica ontologica (l’arte di costruire), nelle sue elementari relazioni la copertura e i torrioni di sostegno e di percorso. Questi posti agli angoli risultano incongruenti formalmente – lo sono pure le file di cupolette alla sommità del secondo e terzo anello – con le rampe elicoidali, apparendo così “un mostro di cemento” senza “ritmo” e senza la “pregnanza” della sua architettura percepibile prima dell’intervento. Però la maggioranza degli oppositori, che rispetto per la loro passione che condivido, si sono mossi privi di una chiara strategia, impostabile secondo schemi “aperti”: appoggiando una insignificante proposta di ristrutturazione elaborata senza un concorso pubblico (poi l’ho suggerito io), chiedendo un referendum non coinvolgendo i tifosi in questa protesta e senza utilizzare, oltre alle parole, adeguati strumenti di comunicazione “avanzati” di impatto: video, animazioni e modellini digitali 3D. A parte il Comitato Si Meazza nel combattivo Corbani per le sue continue e precise osservazioni e nel propositivo Trotta, rari giornalisti indipendenti e alla fine Fedrighini. A suo tempo ho indicato che i motivi della proposta nonsense dei club è voler fare uno stadio condiviso, nuovo o ristrutturato, quando non ce ne sono più simili in Europa, e di non prendere in considerazione altri modi di incrementare i fatturati. Con il terreno retrattile per poter predisporre eventi diversi, senza essere costoso come quello del Barnabeu ristrutturato, non avendogli il Comune permesso un albergo accanto, o con 5 milioni di visitatori allo stadio e al museo del Bayern di Monaco. Su Foster direi che è diventato famoso per edifici pubblici, pur elaborando due interessanti progetti di stadio, la ristrutturazione del Camp Neo del 2007 e quello del Milan a Sesto San Giovanni nel 2022 stoppato sembrerebbe per i costi della bonifica dei terreni. Se i ricorsi effettuati venissero magari accolti, l’audace proposta di Trotta per la gestione del Meazza potrebbe diventare “aperta”, offrendo con riserva la richiesta nonsense di uno stadio condiviso, e utilizzando il concept di JM Architecture, reso flessibile nella capienza e nel tipo di copertura come preliminare da svilupparsi in reale coproduzione online in funzione di un autorevole concorso internazionale pubblico di architettura.