IL CRUDO E IL COTTO: PERCHÉ LE POLITICHE SUL TRAFFICO SONO COSA UTILE E NECESSARIA

Rispondendo a Francesco Ramella

Leggendo l’articolo pubblicato sullo scorso numero di Arcipelago Milano di Francesco Ramella, “Ridurre il traffico per migliorare la qualità dell’aria. Quasi inutile e dannoso” (sottolinerei il “quasi”, come se fosse un piccolo caveat logico-argomentativo…), mi è subito venuta in mente una famosa citazione del grande antropologo Claude Levi-Strauss: lo scienziato non è l’uomo che fornisce risposte, è quello che pone le vere domande” (da Le Cru et le Cuit*).

Secondo Ramella, il ricambio delle auto circolanti non comporta assolutamente un miglioramento della qualità ambientale, come sostenuto invece da un ambientalista di grande esperienza come Enrico Fedrighini, e, inoltre, il problema delle concentrazioni di inquinanti nell’aria, tra i quali il PM 10 e il PM 2,5 non costituisce un problema così rilevante, in quanto in via di soluzione.

Il Ramella, quindi, sembra dare una risposta molto assertiva e definitiva rispetto al tema della qualità dell’aria, peraltro trascurando del tutto il tema più generale della qualità della vita in una metropoli. Insomma, con un bel tratto di penna, vengono cancellati decenni e decenni di riflessioni e dibattiti di architetti, urbanisti, politici e ambientalisti.

Abbiamo premesso, la vera scienza è anche nella qualità delle domande ed è qui che forse si nasconde un dettaglio diabolico. Ramella si chiede, a questo proposito, ma dove caspita vengono queste fastidiose PM10 e PM2,5? Non è che questo continuo insistere sull’organizzazione dei trasporti e della circolazione, in particolare nelle città, sia solo l’espressione della solita élite di radical chic?

Curioso che uno scienziato di numeri, quale è appunto Ramella, proprio sui numeri si vada ad incartare. Da sempre, infatti, sappiamo che la principale fonte di emissioni di PM 2,5 è secondaria (cioè derivante da reazioni chimiche nell’atmosfera degli agenti inquinanti) e da sempre sappiamo che oggi e nel contesto della pianura padana, l’origine delle emissioni di particolati è pressoché uguale tra veicoli, riscaldamento e attività economiche.

Questo significa che, considerati i trend positivi nel tempo, allora dobbiamo rinunciare a guadagni marginalmente decrescenti?  Direi di no, perbacco. 

Ma, soprattutto nel contesto della città metropolitana di Milano, quando parliamo di circolazione, non parliamo solo di emissioni ma anche di uso degli spazi urbani, di socialità, di numero degli incidenti, per non dire del grande tema della salute e degli anni di vita persi a causa dell’esposizione agli inquinanti (si stimano circa 6.700 morti premature a Milano, attribuibili solo all’esposizione ai PM 2,5).

Quando parliamo di politiche della circolazione in città, parliamo quindi di tutte queste cose insieme. E per questo uno scienziato attento e credibile dovrebbe cercare le domande giuste e le risposte pertinenti.

Mi ha quindi molto sorpreso, lo ripeto, l’affermazione apodittica e radicale del prof. Ramella, il quale forse si è dimenticato del famoso aforisma: “se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa”.

Questo lo sostengo, pur non essendo uomo di numeri e di statistiche, da attivista ambientalista che da una vita lotta per la qualità dell’aria e che è perfettamente consapevole che non esiste equilibrio ambientale e sostenibilità se non c’è anche giustizia sociale. 

Roberto Castelli Dezza

Direttivo di Cittadini per l’Aria ETS

* Il crudo e il cotto è un’opera dell’etnologo francese Claude Lévi-Strauss pubblicata nel 1964

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