DICOTOMIE URBANE
La capacità di immaginare e fare
Milano immagina, sogna, ed anche mette nero su bianco i suoi obiettivi. Spesso obbligati/suggeriti da Europa/Mondo, spesso anche finanziati/supportati da partner locali/internazionali, e sempre comunicati a gran voce e con grande soddisfazione. Ma i risultati del FARE QUOTIDIANO, dalle nuove costruzioni alle manutenzioni, sono largamente disallineati, spesso contradditori. E il cittadino, frastornato, è sempre più irritato e a ragione.
Esempi? Matchamo il Piano Aria Clima con le recenti sistemazioni degli spazi aperti in città: San Babila-Via Larga, Largo Augusto, Corso Concordia, le Stazioni della M4, Via Pantano, Piazza Quasimodo, … tutte aree progettate e realizzate “in grigio” dove il verde è assolutamente minoritario tra pavimentazioni accecanti e bollenti in estate e alti cordoli anti deflusso idrico. Eppure il Piano Aria Clima da anni correttamente prevede:
- ridurre le emissioni di calore
- aumentare il raffrescamento naturale nel periodo estivo
- incrementare la vegetazione
- modificare l’albedo (potere riflettente) e l’emissività degli elementi urbani ed edilizi
- sviluppare una gestione integrata delle acque meteoriche che riduca fenomeni alluvionali e temperatura dell’aria
Cosa manca quindi alla amministrazione pubblica per dare seguito a ciò che essa stessa prevede? E magari anche a quello che il cittadino chiede? Ornella Vanoni, donna elegante, ironica, intelligente chiese che la si ricordasse con “una aiuola per piantare fiori e pomodori”. Risultato: un banale ceppo mortuario in Largo Greppi, tra arida corteccia di pino.
Non sembra quindi un tema di risorse, costi, idee, ma piuttosto di disinteresse alla qualità urbana e al benessere del cittadino come se questi fossero generati solo dai grandi interventi (spesso progetti di privati) e non dalla diffusa ed anche minuta trasformazione dello spazio pubblico (sempre di mano pubblica). Al contrario sono proprio gli interstizi urbani, le aree di risulta, i marciapiedi i vicoli, le piazze, … alle diverse scale di intervento, gli ambiti – numerosi e privilegiati – dove lavorare con intelligenza alla costruzione di una città più bella e sostenibile (ambiente-società-economia). E invece evidentemente si applica il milanesissimo “ghe pensi mi” convinti di essere sufficientemente competenti e attrezzati per fare quel che serve, e al meglio.
Come risolvere questo gap insopportabile? Tante le proteste su stampa e social media contro questo FARE MALE non solo al disarmato Paesaggio urbano ma anche al povero Cittadino che patisce e patirà sempre più l’inadeguatezza di tali trasformazioni.
Da più parti si afferma che la mano pubblica sta imbruttendo e rovinando una città che è nota nel mondo per la sua eleganza e creatività. E con il brutto, come noto, aumenta anche la difficoltà di mantenere in ordine (pulizia e sicurezza) lo spazio della collettività. Continuare a ritenere lo spazio pubblico un ambito a bassa intensità di attenzione, a meno di qualche sporadico mediocre intervento, danneggia il presente ma danneggia soprattutto il futuro della nostra città.
Il mondo si sta attrezzando da tempo per prepararsi alle alte temperature e alluvioni, e per ridurne i danni e costi anche in termini di salute e morti. I dati sono più che certi e noti e già indicano incrementi preoccupanti, oltre le soglie precedentemente stimate. Milano non si preoccupa? Ondate di calore e alluvioni non ci riguarderanno? O sarà meglio attivare processi adattativi attraverso progetti specifici coordinati e accelerati e magari scalabili? Basterebbe anche solo copiare quello che fanno le altre città con programmi avviati da anni e con ottimi risultati. E magari allargare il coinvolgimento a professionisti esperti in grado di concretamente progettare quel che serve? Magari attraverso concorsi?
Il fai da te non solo non funziona ma danneggia la città, che è Bene Comune, Patrimonio dei cittadini che in essa vivono e devono poter respirare, camminare, …. stare bene. Il tema della Rigenerazione urbana non comporta esercizi di stile, interventi sporadici, tecniche e materiali errati, zero verde e zero considerazione del cambiamento climatico. Al contrario deve realizzare interventi agopunturali che incorporino nello spazio pubblico consolidato nuovi nuclei di rivitalizzazione energetica tra Progettazione integrata e Nature Based Solutions, largamente orientati al benessere del cittadino e alla qualità della vita. Devono essere considerati e attivati come interventi chirurgici per curare un paesaggio sofferente e cittadini in pericolo di vita. L’Italia è al primo posto in Europa con 4500 morti/anno per il caldo, di cui 1100 solo a Milano (prima in Italia) e le temperature da anni vanno progressivamente aumentando. Non è allarmismo ma sano realismo che dovrebbe trovare serio impegno nell’amministrazione pubblica per piantare alberi e moltiplicare il Capitale Naturale anche in città, e su questo concentrare progetti corretti e ben realizzati, senza sprecare tempo e risorse.
E gli esperti continuano a suggerire come fare: in Myplant&garden (18-20 febbraio Rho Fiera Milano) presenteremo esempi e casi concreti.
Flora Vallone
