DEI GEMELLAGGI E DELLA LORO STORIA MILANESE
La passata politica estera del Comune: i gemellaggi
Il primo gemellaggio del comune di Milano è quello con San Paolo, a siglarlo il sindaco Cassinis che affronta un lungo viaggio i Brasile con gli assessori Clerici, Cucchi e Craxi la vera anima della costruzione di un embrione di politiche internazionali del comune, tema francamente indifferenti ai sindaci Ferrari e Cassinis.
Queste le motivazioni: “ l’istituto del gemellaggio approvato dal consiglio comunale il 29 luglio 1961 si va diffondendo tra città appartenenti a stati diversi …inteso a promuovere rapporti di più stretta collaborazione … e con Milano San paolo ha tanti punti in comune: è la città brasiliana che anch’essa non capitale ha però uno sviluppo industriale e commerciale preminente ed è anche esplosa in pochi anni con un boom edilizio paragonabile nel mondo a quello di Milano solamente (al tempo costruire palazzi era segno di sviluppo positivo NDR)… inoltre nello stato di San Paolo vivono oltre un milione e mezzo di italiani”. Tra le prime ipotesi di collaborazione una tournee della Scala, il principale atout della città, mentre continua Cassinis “il piccolo teatro non è invece il caso di metterlo in lista come un’offerta straordinaria: a San Paulo è di casa lo conoscono e lo applaudiscono già come a Milano”.
Il gemellaggio lascia un segno anche nella toponomastica cittadina: Largo Brasilia viene così chiamato anche per onorare il gemellaggio (l’intitolazione avviene il giorno stesso della partenza della delegazione 0ttobre 1962 anzi avrebbe dovuto perché il volo fu spostato al di successivo per ritardi.
Sui giornali la notizia non buca, mentre politicamente si passa sopra le dichiarazioni del sindaco di San Paolo, l’ingegnere e urbanista Francisco Prestes Maia che parlando delle recenti elezioni a governatore disse: “il popolo era stanco di sentir parlare di rivoluzioni …il nuovo governatore ha vinto perché ha impostato la sua campagna elettorale contro l’agitazione e l’avventura delle sinistre e dei nazionalisti”.
A San Paolo, Cassinis otterrà in dono un “artistica pergamena” (mi sono sempre chiesto che fine facciano le cianfrusaglie che i sindaci ottengono in dono) e la Scala andrà al Teatro Municipale, costruito secondo alcuni a sua somiglianza solo anni dopo.

La delegazione municipale (mentre a Palazzo Marino si litiga sul bilancio) dopo San Paolo va a Chicago dove i quattro ottengono la cittadinanza onoraria e gemellano le due città, anche se la ratifica avverrà molto dopo; il gemellaggio avviene nel “quadro del piano di Eisenhower del 1956 per l’amicizia internazionale” (qualsiasi cosa significhi NDR)
Dopo questi gemellaggi ne seguiranno altri: Lione (1967), San Pietroburgo al tempo Leningrado (1967), Francoforte sul Meno (1969) Chicago, Birmingham (1974), Dakar (1974), Shanghai (1979), Tel Aviv (1997), Toronto (2003) Osaka (1981), Betlemme (2000), Cracovia (2003), Daegu (Corea del Sud) Melbourne (Australia). Alcuni quotidiani decenni fa citarono anche Sarajevo in attesa di ratifica ma non ho trovato molto, se qualcuno ne sa di più scriva in nota. Il sito del comune riporta l’elenco con tutti i dettagli.
Nel 1997 il Corriere dedica una pagina ai gemellaggi di Milano dove afferma. “molti gemellaggi sono restati sulla carta, quelli effettivi si riducono a quattro…la causa è soprattutto nella scarsa attenzione mostrata dai nostri amministratori” ed elenca quali vantaggi concreti c’erano per un milanese recatosi in visita in una città sorella: tra l’altro “entrata libera nei musei comunali e in alcune strutture sportive a Francoforte, ingresso a musei e sconti per le escursioni sul Rodano a Lione, stessa cosa per Birmingham talché il benefit più importante pare essere la visita a Cadbury World “che permette ai visitatori un dolce contatto con l’azienda famosa in tutto il mondo per la produzione di cioccolato, attività avviata nel 1880 circa”.

Il commento è sicuramente ingeneroso considerando ad esempio la gran messa di iniziative attuate con la sola Leningrado: dalle “Giornate di Leningrado”, alla mostra sulla Scala allestita al Museo teatrale di Leningrado in piena perestrojka, alla mostra alla Trivulziana di icone mai prima di allora uscite dalla Russia, alla rassegna di film al de Amicis 1988, o alla mostra nel 1991 di “Capolavori della pittura italiana dal quindicesimo al diciottesimo secolo dei musei di Milano” all’Ermitage inaugurata da Pillitteri (analoga mostra si era tenuta a Milano con opere provenienti dal museo russo); l’anno dopo si incensa il gemellaggio tra la Bocconi e l’università di Pietroburgo e si parla di oltre di oltre 160 società miste italo russe (ma realisticamente si dice che solo il 20% funzionano sul serio), gli scambi con la Scala sono molteplici così come per il Piccolo (grande il successo di Soleri con l’Arlecchino nel 2003) e si potrebbe continuare. I giornali titolarono a “Leningrado si parla milanese” in occasione della settimana dedicata al decennale del gemellaggio.
Del resto già nel 1962 una delegazione del comune con Cassinis, Aniasi, Beltramini si era recata a Leningrado.
Non erano mancate tensioni politiche, come quando Aniasi 29 dicembre 1970 chiese al sindaco di Leningrado “nello spirito del patto di gemellaggio…in nome dell’eroismo che accomunato le due città nella lotta contro il nazismo e il fascismo… di salvare la vita a due israeliti” condannati a morte per alto tradimento (Mark Dymšic ed Eduard Kuznecov) per aver tentato di dirottare un aereo allo scopo di emigrare in Israele”. Il repubblicano Faletti nel 1980 chiese il ritiro del gemellaggio dopo l’invasione dell’Afghanistan la maggioranza di sinistra si limitò a una dura condanna.

Pillitteri con Borghini (allora in regione) nel dicembre 90 e il sindaco di Pietroburgo Sobciak (primo sindaco democraticamente eletto di San Pietroburgo, noto per essere stato il mentore politico di Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev) danno vita ad una fondazione (conosciuta in Russia come Fondacija Spasenija Sankt-Peterburga) “scopo della fondazione è di avviare al più presto una serie di scambi in tutti i settori: da quello editoriale a quello culturale”, che non pare però essere mai stata formalizzata.
Grande l’accoglienza nel 2008 per Svetlana Medvedeva “regina dei salotti milanesi… sostenitrice del gemellaggio tra Milano e San Pietroburgo e del trattato (così recita il Corsera) per la cooperazione economico sociale firmato anni prima…bella colta, garbata, …con un debole per la cucina e il vino italiano”.
Insomma non tutti i gemellaggi del comune hanno avuto dei grandi risultati ma non si può dire che non abbiano avuto un ruolo importante in quella che chiamiamo “diplomazia cittadina” e sono stati sicuramente utili alla città.

Del resto se originariamente il significato politico del gemellaggio moderno era molto alto, si fa risalire il primo gemellaggio moderno all’iniziativa dell’allora sindaco di Coventry, Alfred Robert Grindlay che mandò un telegramma al popolo di Stalingrado (ora Volgograd) perché accomunati dai bombardamenti tedeschi ( si gemellarono formalmente nel 1944) cui seguì un altrettanto significativo gemellaggio con la “nemica” Dresda, col tempo il suo significato divenne più culturale, economico e turistico, talvolta occasionale.
Il comune di Polverara ad esempio (in provincia di Padova) è gemellato con la città spagnola di Jimena de la Frontera. Il patto di gemellaggio è stato siglato nel 2005 e si fonda su un legame agricolo e culturale: entrambe le località sono famose per l’allevamento di due pregiate razze avicole, la Gallina di Polverara e il Gallo de Morón.
Molteplici le initiative di aggregazione dei gemellaggi, nel 1957 viene creata La Fédération mondiale des villes jumelées (FMVJ) che si fonda nel 2004 con l’Union internationale des villes et pouvoirs locaux per dare vita a Cités et Gouvernements Locaux Unis (CGLU).

Ma la diplomazia cittadina si sviluppa attraverso un a molteplicità di organismi o network come bene ci informa il sito del comune: Champion Mayors for Inclusive Growth, C40 Cities Climate Leadership Group, World Cities Culture Forum (WCCF), EUROCITIES (una rete di città europee fondata nel 1986 da Barcellona, Birmingham, Francoforte, Lione, Milano e Rotterdam), Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP), una delle principali eredità di EXPO 2015, Forum Europeo per la Sicurezza Urbana (EFUS) è una rete europea che riunisce 250 città di 16 Paesi, Resilient Cities Network, Global Covenant of Mayors on Climate and Energy, Partnership on the Inclusion of Migrants and Refugees in Cities, Mayors Migration Council (MMC), Champion Mayors for Inclusive Growth una rete di Sindaci del mondo che promuove attivamente il contrasto alle crescenti disuguaglianze sociali; a partire dal legame di amicizia e collaborazione nato nell’ambito del MMC, il Sindaco di Milano e il Sindaco di Freetown, Yvonne Aky-Sawyyer, nel luglio 2019 hanno dato avvio al Mayors Dialogue on Growth & Solidarity, un’iniziativa che riunisce circa venti città africane ed europee allo scopo di sviluppare innovative soluzioni pratiche nel campo della mobilità umana. E altri ce ne sono.

Ma la diplomazia cittadina proprio quando si propone di organizzare una Conferenza internazionale dei sindaci per la pace dovrebbe ricordarsi della sua storia ed in particolare (lo ha fatto solo Mattia Granata (https://www.glistatigenerali.com/citta/new-york/la-solitudine-del-socialismo-in-una-sola-citta/) di Aldo Aniasi che nel lontano 1972 ospitò (in occasione della cinquantesima edizione della fiera “campionaria”) un incontro dei sindaci delle grandi città del mondo che si trasformerà negli anni successivi in una struttura semi permanente.
Aniasi sosteneva che: “amministrazione comunale, politica comunale, non possono significare distribuzione di certificati, di assistenza spicciola …ma dobbiamo partecipare con tutta l’autorità che ci deriva dalla rappresentanza dell’intera popolazione, alla crescita della società civile, alle decisioni che lo stato e i privati prendono”; da li l’idea di mettere a confronto oltre 100 sindaci da Addis Abeba a Zurigo passando tra gli altri per Londra, Santiago, Tripoli, Istambul, etc.
Come disse La Pira, che tra l’altro era presidente della Federazione mondiale città gemellate, nel suo intervento: per fare cosa? per lo studio dei grandi problemi urbani che sono comuni in tutti i continenti, ma anche per unire le città unire le nazioni rendere la guerra impossibile e la pace inevitabile, “questi convegni sono la crescita della coesistenza, della speranza, della pace, della strada di Isaia “il mutamento delle armi in aratri”.
Lo ripeteva da anni: “Vogliamo creare un sistema di ponti…. Se l’unità delle nazioni non è ancora possibile… noi pensiamo che sia possibile l’unità delle città, il loro collegamento organico attraverso l’intero pianeta”.
Forse varrebbe la pena per palazzo Marino ripetere e riprendere il filo di quel discorso nato più di cinquant’anni fa.
Walter Marossi
