SORMANI E MEAZZA, DESTINI PARALLELI?

Gran ballo ambrosiano

Uno strano destino sembra accomunare due importanti strutture simbolo di Milano che proprio quest’anno festeggiano anniversari tondi. Come ad esempio lo stadio Meazza, San Siro per i vecchi amici, che sta per celebrare mestamente un secolo dall’inaugurazione, avvenuta nel settembre dell’anno IV dell’era fascista. Il perché di quel “mestamente” è noto: dopo anni di proteste, polemiche, petizioni, consigli comunali infuocati, appelli pubblici e interventi giudiziari nel tentativo di salvarlo, la strada del suo smantellamento sembra segnata, anche se si saprà qualcosa di definitivo (forse) nel prossimo luglio.

Si saprà cioè se prenderà corpo il progetto delle due società calcistiche milanesi di costruire un nuovo stadio di proprietà, non più in affitto dal Comune quindi, proprio sulle rovine di un luogo simbolo, quasi sacro per i tifosi di Inter e Milan, un luogo che in questi cento anni è stato teatro di leggendarie vittorie nazionali e internazionali, e ha visto passare sul suo prato il gotha del calcio mondiale.

O come la Sormani, “la casa dei milanesi che studiano” come era stata definita, che sarà trasferita all’interno della futura Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, Beic, ancora in fase di costruzione nell’area dell’ex stazione ferroviaria di Porta Vittoria. Il seicentesco palazzo, che da quasi quattro secoli presidia il luogo in cui oggi si incrociano via Francesco Sforza e corso di Porta Vittoria, perderà così la definizione e il ruolo di “biblioteca centrale” di Milano che le erano stati ufficialmente conferiti proprio 70 anni fa, nel 1956. Come stabilito dalla giunta comunale nello scorso marzo, in quegli spazi si continueranno a svolgere funzioni culturali anche dopo il trasferimento, ma di fatto si tratta di un downgrade.

Certo, non si parla di abbattimento, come nel caso di San Siro, ma è evidente che per il palazzo che fra il 1935 e il 1940 era stato la sede del Museo di Milano si può tranquillamente parlare di declassamento. Si dirà della necessità di nuovi spazi, di esigenze tecnologiche sempre più sofisticate e necessarie a un centro importantissimo per la cultura cittadina. Tutto vero e tutto comprensibile. Ma si si sarebbe potuta studiare una soluzione che tenesse conto della storia racchiusa in quei muri e farne ad esempio la sede di rappresentanza della Beic, non la sua succursale. Per rendere meno amara la pillola del trasloco, il Comune ha pensato a una serie di iniziative legate proprio ai festeggiamenti per i settant’anni.

In realtà la decisione di traslocare la Sormani, come è stata presentata dall’amministrazione Sala, punterebbe a “preservare l’eredità storica della biblioteca e a rinnovarne le funzioni in chiave contemporanea”. In sostanza, la giunta assicura che “la casa dei milanesi che studiano” resterà il polo culturale che tutti conoscono e in questa chiave proprio in occasione del settantesimo compleanno da “biblioteca centrale” sono stati messi in cartellone vari incontri, più mostre e aperture straordinarie. Una decisione, come ha affermato l’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi, “nata per valorizzare il forte legame di affetto tra i cittadini e Palazzo Sormani, che negli anni Cinquanta l’allora direttore Giovanni Bellini trasformò in polo dedicato alla storia, alla memoria e alla valorizzazione del patrimonio culturale milanese. Una vocazione che vogliamo venga garantita anche in futuro, quando le funzioni di biblioteca centrale del sistema milanese saranno svolte dalla nuova Beic, che sta prendendo forma”.

Una pillola, dunque, sufficientemente zuccherata e indorata per rendere meno amara la deglutizione, che non riesce comunque a fermare i malumori e i mal di pancia di tutto il sistema bibliotecario milanese, che da tempo si interroga sul dopo. Intanto perché, mentre si comincia a “smontare” la vecchia Sormani, la nuova Biblioteca Europea di Informazione e Cultura che sorgerà nell’area della ex stazione di Porta Vittoria dismessa dalle Ferrovie dello Stato è ancora di là da venire: il programma dice che i lavori dovrebbero concludersi entro dicembre.

Ma la parola fine a progetti di lavori pubblici sappiamo che a queste latitudini ha significati variamente interpretabili. Poi perché la futuribile struttura rischia – dicono gli addetti del settore – di cannibalizzarne altre, in particolare le più vicine, come ad esempio quella di Calvairate. Il piano dell’amministrazione comunale è già stato definito molto “vago” nel corso delle assemblee e nei presidii organizzati all’inizio della primavera dai sindacati di categoria. E non era la prima volta che i dipendenti sollevavano il problema.

Agli inizi di marzo era stata approvata all’unanimità una mozione che fissava una serie di punti considerati irrinunciabili. Il primo è che il sistema bibliotecario milanese deve restare pubblico; il secondo, la Sormani deve continuare a far parte del sistema, mantenendo le proprie collezioni e riappropriandosi di quel ruolo di biblioteca del Municipio 1 che ha egregiamente svolto per settant’anni; il terzo, la Beic non dovrà drenare tutte le risorse economiche e culturali pubbliche, né diventare il cavallo di Troia per introdurre forme di privatizzazione strisciante, come da qualcuno paventato.

Come si vede, non è soltanto un problema di scaffali e scatoloni spostati da un punto all’altro della città, da un vecchio palazzo seicentesco e una struttura più ampia e tecnologica. No, dietro c’è un mondo che rappresenta la parte più nobile e antica del sapere milanese, dei saperi milanesi, della sua cultura sedimentata. Fingere di non vedere quel mondo o volerlo ridimensionare sarebbe un errore madornale.

Ugo Savoia

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