SORMANI ADDIO?
Un altro patrimonio pubblico ceduto ai privati
Per molte generazioni di studenti e studiosi, la notizia della “dismissione” della Sormani fa tristezza, e segna lo scorrere inesorabile del tempo. Era ieri, ma siano già al domani, in un futuro che poco ci appartiene. Era ieri pomeriggio che si veniva dalla Statale, rincorrendo qualche libro o i begli occhi di una ragazza, o quando la grande sala di lettura dell’università veniva un po’ a noia.
Un passare del tempo che pare oggi pretesto per un cambiamento non ben comunicato, non ben motivato, non ben compreso, in definitiva non accettato, perché se ne sa poco, delle premesse, dello svolgimento e soprattutto del futuro che aspetta il “vecchio” ed il “nuovo”, la Sormani e la BEIC, che aspetta la città, tutti noi insomma. Notizie vaghe, incerte, dove però un nocciolo pare consolidato: la Biblioteca Civica “Sormani”, luogo centrale del Sistema Bibliotecario Pubblico di Milano, passa la mano, lascia alla BEIC di Porta Vittoria il suo ruolo, abdicando ad una funzione che pure ha svolto egregiamente per sette decenni, e, ironia del destino, lo fa proprio mentre li festeggia, “circondata dall’affetto” di chi la manda in pensione.
Un passaggio di ruolo che presenta, finora almeno, non poche zone oscure. Intanto la “Sormani” era ed è ancora un luogo emblematico, incardinato in una sequenza di presenze fisiche e simboliche, sociali ed istituzionali, ben leggibile nel tessuto urbano e civile della città. A pochi passi dalla Statale, dove studia e lavora il suo maggior pubblico, vive di un rapporto organico con altri luoghi centrali, lungo un percorso che da est a ovest unisce da Porta Vittoria il Tribunale, i Musei Civici e religiosi, fino al Castello ed alle sue Raccolte, passando per San Sepolcro, Palazzo Marino, il Duomo e l’Arengario, Palazzo dei Giureconsulti, la Grande Brera e la Braidense.
Un viaggio della memoria, dell’identità, della bellezza, che connette, giustifica e stimola la lettura come pratica esplicativa della vita e della storia della città. Estromettere la Sormani dal suo “ring” pare oggi un atto poco meditato, e certamente ancor meno lo è se si pensa alla disconnessione con la parte principale del suo pubblico, le migliaia di studenti, docenti, studiosi, che gravitano attorno all’Università Statale di Milano, alle Facoltà Umanistiche che formano, certo non da sole, il contesto socio culturale più profondo della lettura come ricerca di senso. È legittimo chiedersi e chiedere ai “decisori” se questa disconnessione, simbolica e funzionale, sia stata ben meditata o anche solo colta. Qualche dubbio resta.
Così come resta più che qualche dubbio sulla “governance” che sembra intravedersi nel profilo della BEIC dove dovrebbero, pare, trovare nuova sede parte dello sterminato patrimonio librario e del personale della Sormani, oggi luogo principale del sistema Bibliotecario Comunale di Milano, una grande e qualificata risorsa pubblica, un bene comune di eccellenza. Non si conosce invece quale potrà essere la fisionomia istituzionale della BEIC, una volta finalmente entrata in funzione. Attualmente è un Ente di Diritto Privato, ne fanno parte il Ministero della Cultura, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (sic!!!) Regione Lombardia, il Comune di Milano, il Politecnico, l’Università degli Studi di Milano, l’Associazione Milano Biblioteche del 2000.
Un signor Carrozzone, dove convivono inevitabilmente spinte, interessi, aspettative, logiche, visioni, che molto difficilmente possono ritrovarsi unite davvero nel segno dell’autonomia cittadina, meno sotto quello della chiara tutela dell’interesse pubblico, perché sarà anche vero che tutti i soggetti fondatori sono enti pubblici, a parte Milano Biblioteche del 2000, ma le prassi seguite in questi anni da Fondazioni simili non paiono esemplari, almeno sotto questo specifico punto di vista.
In realtà, la ragione fondativa originaria della BEIC, attestata dalla qualità nazionale e regionale di molti dei suoi partner, non pare ritrovarsi tanto nella logica municipale, quanto in una visione più ampia, sovraordinata o anche se si vuole settoriale e specialistica, impressa a chiare lettere nel suo stesso nome: Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, quasi a disegnare un modello di Biblioteca capace di sperimentare e diffondere, ben oltre il territorio milanese, le potenzialità di un’apertura della cultura e del sistema bibliotecario all’innovazione tecnologica ed alle relazioni internazionali che su queste sempre più matura, sperimenta e vive.
Uno status ed un’ambizione sistemica che richiede, questa sì, un ampio partenariato, idoneo a garantire, con il flusso delle risorse, le connessioni organiche con i sistemi che dovrebbero “dialogare” virtuosamente, verticalmente ed orizzontalmente: il mondo delle università, dei saperi, delle tecnologie, della comunicazione, delle imprese, dei sistemi educativi. Insomma, un HUB dei saperi e delle tecnologie poste al servizio della diffusione della cultura, proiettato su scala internazionale e radicato sui territori, un progetto che certamente trova in Milano il suo luogo per eccellenza.
È però lecito però chiedersi cosa resti oggi di quella visione, datata ormai 25 anni or sono, e come si può giustificare il sovrapporsi dello status di Biblioteca Centrale del pur rilevante Sistema Bibliotecario Milanese al profilo originario della BEIC, polo europeo dell’innovazione della cultura? Si dice che l’incertezza sulla copertura degli ingenti costi di gestione, abbia contribuito al ridimensionamento del progetto originario, e contestualmente si sia reso necessario “ottimizzare” il suo peso gestionale nell’ambito del sistema bibliotecario milanese, magari anche togliendo di mezzo la vicina Biblioteca Comunale di Calvairate.
Di qui, come spesso avviene, una soluzione dove “xe peso el tacon del buso”: l’abbandono, non dichiarato per carità, del progetto originario porta alla sua sostituzione con uno assai più limitato e “risparmioso”, ma al prezzo di “disfare” una funzione storica del sistema bibliotecario municipale.
Un capolavoro, l’ennesimo passaggio di una sequenza che vede l’abbandono ormai sistematico dei luoghi e delle funzioni pubbliche alle mani “sapienti” dei privati, ché loro sì che sanno produrre “valore”, ma che questo avvenga con la compromissione dei diritti del lavoro, con la contaminazione del marketing o la perdita secca della regia pubblica nella gestione del territorio e dei suoi processi culturali, è cosa su cui non si pensa, meglio non si vuole pensare.
La Giunta Sala cerca di mimetizzare questo passaggio doloroso per la città con l’invenzione di una “Sormani che cambia pelle”, passando da luogo centrale di servizi culturali a quello residuale di spazio multifunzionale, espositivo, di eventi, s’intende senza eliminare del tutto una consolatoria funzione di prestito libri. Un Bando apposito, inteso a trovare un partner privato “che collabori alla gestione degli spazi della Biblioteca Centrale”, è già in gestazione e sta per essere pubblicato, mentre si fanno sotto i protagonisti degli eventi, che naturalmente dichiarano la Sormani struttura ormai decotta. Santa ignoranza dei danèè.
Apprendiamo infine con sollievo che il Presidente della Commissione Cultura del Comune di Milano, giovane e brillante amministratore di condominio, dallo sterminato curriculum scolastico e culturale, pensa di aprire, non sappiamo in quale forma e procedimento, un dibattito pubblico sul tema. Forse avverte un qualche disagio, o forse qualcuno lo ha messo in guardia, che la città potrebbe avere un sussulto ed allora, come da manuale delle buone pratiche del PD, mettiamoci in ascolto, che non si sa mai. Un processo continuo, diremmo omeopatico, di scambio con la società civile a cui si offrono tribune indolori mentre altrove si compiono fatti e misfatti.
“Dum Romae consulitur, Saguntur expugnatur”
Giuseppe Ucciero

Capisco la posizione di Ucciero sulla Sormani. Tuttavia a me sembra che la cosa più grave che sta accadendo è la costituzione di un nuovo e importante polo culturale come la BEIC nell’assoluto silenzio “pubblico” delle istituzioni. E’ possibile che non si parli pubblicamente delle linee di sviluppo, dell’organizzazione, della gestione di una simile struttura in pubblico? Sono certo (o me lo voglio augurare) che nelle stanze del potere ci sia qualcuno che sta ragionando sull’argomento e facendo progetti. Perché non ce li racconta? Perché non si coinvolgono le associazioni culturali della città? Mi piacerebbe che la città spingesse nella direzione dell’apertura verso il pubblico – che sarebbe poi il futuro utente. Ma senza aggrapparsi a un com’era bella la Sormani, che in questo momento è a questo stato delle cose non serve a nulla. Avete presente il ribaltamento che hanno fatto a Parigi con la costruzione della TGB? Se c’è l’hanno fatta loro perché non dovremmo farcela noi?
Benvenuta Beic, peccato che appare solo come un trasloco di libri in sale più ampie. Gradiremmo saperne molto di più sul nuovo polo culturale e sulle sue strategie d’offerta. La data prevista sarà a fine anno? E che nuove funzioni avrà la Sormani ?