L’ABBATIMENTO DEL MEAZZA E I CREDITI DI CARBONIO
Gli operatori si comprano i crediti di carbonio ma per i residenti non cambia nulla
Il Progetto Meazza, se venisse realizzato così come è stato pensato ed approvato dall’Amministrazione comunale, avrebbe serie conseguenze non solo per il territorio e le finanze comunali (il Meazza, venduto per 73 milioni di euro, garantisce ad ogni club entrate annue per complessivi 100 milioni, ed al Comune una quota di utili pari a 10 milioni/anno), ma anche per le procedure di valutazione e compensazione urbanistica ed ambientale di ogni progetto di trasformazione urbana.
Tutto questo in base ad uno strumento che, sin dall’inizio, i fondi finanziari proprietari dei club hanno dichiarato di voler utilizzare come strumento di compensazione ambientale di un intervento che prevede la demolizione del Meazza, la costruzione di un nuovo stadio, il rifacimento completo del Tunnel Patroclo e lo sviluppo immobiliare commerciale/terziario dell’area GFU San Siro: i crediti di carbonio.
I crediti di carbonio sono uno strumento finanziario introdotto per la prima volta dal Protocollo di Kyoto, e sancito ulteriormente dall’Accordo di Parigi del 2015 come meccanismo in grado di compensare gli effetti delle emissioni di gas serra, e quindi di contrastare i cambiamenti climatici.
A chi sono rivolti? Chi sono gli acquirenti? Gli acquirenti finali dei crediti di carbonio sono aziende che desiderano (o devono, nel caso operino in settori soggetti a regolamentazione) compensare la propria impronta ambientale e raggiungere la Carbon Neutrality (aziende di vari cicli industriali: produzione energia, lavorazione combustibili fossili, produzione e distribuzione alimentare, trasporti, gestione e smaltimento rifiuti, ecc.).
La sfida odierna per le Aziende è riuscire ad adattare il proprio modello di business rispetto alle nuove sfide legate al riscaldamento climatico, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile in Agenda 2030 e con gli obiettivi di decarbonizzazione dei propri prodotti, servizi ed attività. E questo vale per tutte le aziende che operano nei vari territori ed hanno impatti sui vari territori, anche a Milano e area metropolitana (vedi Piano Aria Clima).
L’unità di misura dei crediti di carbonio è la CO2 equivalente (tonnellate equivalenti) prodotta dall’attività della singola impresa. Col tempo, i crediti di carbonio sono stati abbinati all’introduzione dell’analisi del ciclo di vita (LCA, in inglese life-cycle assessment), metodo standardizzato a livello internazionale che permette di quantificare i potenziali impatti sull’ambiente e la salute umana associati a un bene o servizio, considerando l’intero ciclo di vita dell’oggetto di analisi (ad esempio: un edificio, una fabbrica, una centrale di produzione di energia) e prendendo in considerazione le varie fasi del processo “dalla culla alla tomba”: estrazione di materie prime, lavorazione, produzione, distribuzione, fine uso e smaltimento finale.
Una volta valutato l’impatto di una determinata produzione o prodotto in termini di emissioni equivalenti di CO2, l’operatore può acquistare sul mercato i crediti di carbonio in modo da certificare l’avvenuta “compensazione ambientale planetaria” attraverso interventi di piantumazione e forestazione che possono avvenire ovunque, anche in Amazzonia o in Africa: basta che la compensazione ambientale su scala planetaria sia equivalente alle emissioni equivalenti di CO2 prodotte.
Tralasciando, per esigenze di spazio, l’analisi di numerose inchieste in corso su vari operatori del settore dei crediti di carbonio in vari angoli del pianeta, torniamo al punto centrale: perché il Progetto Meazza, che prevede l’utilizzo di questo strumento compensativo rischia di rappresentare un pericoloso precedente, non solo per Milano ma per ogni altra città? Perché mai è stato prospettato l’utilizzo dei crediti di carbonio come strumento compensativo in materia urbanistica, in progetti di gestione e trasformazione del territorio.
Per un motivo semplice: le compensazioni ambientali di un intervento di trasformazione urbanistica non sono più tali se non hanno ricadute locali. Un intervento urbanistico non implica solo una valutazione del ciclo di vita degli edifici realizzati: produce effetti sulla mobilità, sul traffico; implica un carico urbanistico sul territorio oggetto dell’intervento che va analizzato e valutato in base alle caratteristiche specifiche (servizi, strutture, scuole, verde, spazi pubblici); produce effetti (qualità dell’aria, consumo di suolo, biodiversità, benessere e vivibilità dei cittadini) e la conseguente necessità di interventi di mitigazione e compensazione su scala locale (potenziamento del trasporto pubblico, dei servizi pubblici, del verde, ecc.).
In nessuna parte del pianeta, in nessuna città, piantare alberi in Amazzonia o in Bolivia attraverso i crediti di carbonio rientra fra gli strumenti utilizzabili come sostituto delle necessarie opere di compensazione e mitigazione degli interventi urbanistici. Non sono mai stati utilizzati in nessuna città del nord del globo.
Significherebbe un passaggio epocale per Milano, irreversibilmente negativo: legare finanza immobiliare e finanza ambientale a scapito del territorio, della città, di chi vive a Milano.
Significherebbe, di fatto, svuotare di significato ed efficacia la normativa VAS/VIA prevista dalle leggi per valutare l’ammissibilità o meno di un determinato progetto, sotto il profilo ambientale: qualunque progetto di trasformazione urbana avrebbe “via libera”, qualunque operatore potrebbe fare a meno di preventive valutazioni (e relativi costi) di impatto ambientale, di ammissibilità, di sostenibilità, di mitigazione o modifica dell’intervento progettato su scala locale: basterebbe acquistare crediti di carbonio equivalenti e il gioco è fatto, realizzando un intervento che garantisce profitti immobiliari immediati a Milano, mentre l’impatto di questo intervento viene “compensato” dall’acquisto, sul mercato finanziario, di crediti di carbonio che prevedono l’installazione di alberi o pannelli solari installati in Guatemala.
Lo smog, il congestionamento, il consumo di suolo, la compromissione dell’ecosistema urbano prodotto dall’intervento rimangono in carico ai milanesi e ai loro polmoni; la compensazione avviene altrove in qualche angolo nel pianeta; e i profitti vengono incamerati dall’operatore e portati al sicuro.
Milano otterrebbe un risultato non particolarmente lusinghiero: attirerebbe sempre più un tipo di finanza immobiliare “mordi e fuggi”, garantendo a chiunque alti profitti a spese dell’ambiente e della salute dei milanesi, compensati chissà dove e come (ci sono molte inchieste in corso sul mercato finanziario dei crediti di carbonio…).
Enrico Fedrighini

La giunta comunale con in testa il sindaco Sala e con l’appoggio del PD partito democratico ha imbrogliato in particolare nell’ ultimo mandato e pagheranno cara, credo, la loro bravata per non chiamarla truffa sullo stadio San Siro sull’ex ippodromo laMaura e su tutte le altre questioni che Milano sta vedendo. Immagini molto molto semplicemente che non si rivoterà il partito democratico visto come si è posto e si sta ponendo nel non ritirare la vendita truffa.