FRESU E SOLLIMA INCANTANO SALA VERDI

Un Trafiletto

MILANO – Il 5 maggio, nella Sala Verdi del Conservatorio di Musica di Milano, si è tenuto il Concerto di Paolo Fresu e Giovanni Sollima, organizzato dalla Società del Quartetto. L’evento, nato dall’incontro della tromba di Fresu e dal violoncello di Sollima, è intitolato “FS: in viaggio”.

La giornata è iniziata alle ore 11:00 con l’appuntamento “Incontra l’artista!”. I due maestri hanno dialogato con gli studenti di diversi licei lombardi, tra cui il Liceo G. Verdi, trasformando l’incontro in una lezione di filosofia applicata allo strumento. Fresu ha mostrato come l’elettronica possa “dilatare” il respiro dell’ottone, mentre Sollima ha raccontato la fisicità del violoncello. Il messaggio per i giovani musicisti è stato chiaro: l’improvvisazione non è assenza di regole, ma una forma superiore di ascolto.

Il Programma ha presentato una Suite continua che ha intrecciato citazioni colte e improvvisazioni totali. I due artisti hanno eseguito:

  • Ouverture Estemporanea, un dialogo basato sui loop elettronici di Fresu, che ha trasformato la Sala Verdi in una grande scatola sonora.
  • Frammenti Barocchi, delle incursioni nelle architetture di Bach, con il violoncello di Sollima che “smontava” le strutture classiche per ricomporle in chiave jazzistica ed assolutamente personale.
  • Il Folk e la Memoria, ovvero dei temi originali tratti dal repertorio di Fresu, tra cui accenni alle sonorità della sua Sardegna e al progetto dedicato a Cesare Pavese, con diverso riferimenti ai fatti di attualità nel Medio Oriente ed in Ucraina.
  • Invenzioni di Sollima, dei momenti solistici in cui il violoncello ha esplorato ritmi mediterranei e “preghiere barbariche”, diventando insieme percussione e quasi una chitarra.

Il Concerto è terminato con un finale travolgente e divertente in cui Fresu e Sollima hanno abbandonato il palco per suonare tra la platea, in mezzo al pubblico, entusiasta del corpo a corpo con i due artisti.

La capacità di respirare all’unisono, unita alla perfezione tecnica e all’ironia, hanno reso il concerto indimenticabile. La tromba ed il filicorno di Fresu, ammorbiditi o irrigiditi dai filtri elettronici, hanno trovato nel violoncello di Sollima un partner ideale, spesso usato come tamburo tribale o in una voce lamentosa.

In brani dove il rigore barocco si scioglieva in fughe moderne, il duo ha dimostrato che la musica colta può essere profondamente comunicativa, anche se non sempre accessibile. 

Il pubblico della Sala Verdi, solitamente sobrio, si è sciolto in un’ovazione prolungata. Paolo Fresu e Giovanni Sollima hanno confermato che nel 2026 la vera avanguardia è la capacità di unire mondi apparentemente inconciliabili con naturalezza che li ha sempre caratterizzati, come fossero due facce della stessa medaglia. 

Jacopo Enrico Scipioni

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