L’AVVENTURA MILANESE DI MARIO MARIANI
Best sellers, pornografia e antifascismo
Letteratura milanese non è un complimento perché per decenni fu sinonimo di letteratura di consumo, letteratura commerciale, destinata a lettori di bocca buona che leggevano feuilleton ma anche polizieschi, horror, romanzi rosa ed erotici
Scriveva Prezzolini nel 1930 “Milano, per le sue caratteristiche di città d’affari, piena di gente che lavora assai e che, quando prende un libro in mano o va a teatro, vuole divertirsi; Milano città che ha già dato origine a un paio di movimenti librari e letterari, dove la pubblicità il chiasso, avevano la massima importanza (il fenomeno Notari e quello futurista); Milano doveva essere la sede naturale di quella letteratura a base di erotismo nella copertina (anche se non mantenuto all’interno) di un formidabile apparecchio di reclame che può stordire un pubblico novellino e come ho detto, da poco abituato a leggere e comprare un libro.
Perciò è stata chiamata per antonomasia “letteratura milanese”; e ancora “Tutti sentono anzitutto l’influenza grossolana e sensuale del nuovo pubblico…Una massa di gente che ha guadagnato troppo e senza fatica che ha denaro come mai aveva avuto in vita sua, senza cultura senza preparazione culturale, senza finezza si è buttata a desiderare tutti i segni esterni della ricchezza e dell’aristocrazia, compresa l’intellettualità. Gli arricchiti con il loro codazzo di parassiti, di mantenute, di dattilografe, di manicure, di mediatori, ha trovato i suoi tipi in quei maschi uniformi della “letteratura milanese”.
Un po’ ingeneroso Prezzolini ma in effetti l’intreccio analisi sociale, giornalismo d’inchiesta, scandalismo, voyerismo, pornografia, alimenterà l’editoria milanese per decenni con il tema della prostituzione in prima fila; basti ricordare le collane Biblioteca degli adulti dell’editore Bietti, candidato in comune nelle liste radicali, Gingillini d’amore della casa editrice Piccola biblioteca galante che pubblica l’imperdibile Gli scandali di Milano, rivelazioni di un ubriaco e Un marito che affitta la moglie; e ancora Giovanni Gnocchi editore con Gli abusi di venere fra i popoli dell’evo antico, medio e moderno, la società editrice la Milano con La donna, libro per gli uomini: le frodi dell’amore , volumi che diedero occasioni di sequestri, processi, condanne (ma i censori erano più attenti alla politica che al sesso) e cause sui diritti come quella tra Bietti e Minacca da una parte, Brigola dall’altra per l’autorevole libro Delle frodi nei piaceri sessuali.
La casa editrice “Società di diffusione periodici” di Milano lanciò la collana “Poker d’assi con titoli come: Orge latine, Sadismo, Kamasutra.

Tra i protagonisti di questa sotto letteratura, secondo i benpensanti, anche autori che ebbero non solo una rilevanza culturale ma anche politica, oggi più che dimenticati, uno in particolare: Mario Mariani che il quotidiano il Fatto così definisce: “visionario in anticipo di cinquant’anni sui tempi” e ne spiega così la sottovalutazione: “ perché mai un personaggio della caratura di Mariani sia stato completamente dimenticato, dipende dal fatto che non era né cattolico, né fascista né tantomeno comunista”.
Mario Mariani nacque a Roma il 26 dicembre 1883 ma crebbe a Solarolo nel ravennate in una agiata famiglia impegnata politicamente a sinistra.
Alla fine del 1907 si trasferì a Berlino come corrispondente del quotidiano milanese Il Secolo tra i più importanti quotidiani italiani, nel 1911 è a Londra dove sposa una ballerina e pianista da caffè-concerto. Interventista tra il marzo 1915 e il marzo 1916 fu corrispondente di guerra per Il messaggero.
Nel 1916esce il suo primo libro Il ritorno di Machiavelli “dove (recita la sua biografia su Liber Liber) tenta una presentazione organica e sistematica delle proprie posizioni politiche e sulla guerra europea. Nel 1918 scrisse Sotto la Naja, dove viene descritta la vita dell’alpino e dei suoi gesti eroici durante il conflitto, ma, soprattutto, mettendo a fuoco il rapporto tra soldati e ufficiali e sottolineando il ruolo del “plotonista”, vale a dire dell’ufficiale di complemento, cinghia di trasmissione tra il comando più alto e i soldati e spesso destinato alla morte in prima linea”, la sua produzione bellica ebbe un buon successo di pubblico.
Ebbe la medaglia d’argento al valor militare con questa motivazione: “Ufficiale osservatore, percorreva instancabilmente la nostra linea durante forte bombardamento, e volontariamente prendeva parte a combattimenti. Essendo stato tagliato fuori dal nemico attaccante il suo osservatorio, egli si slanciava nella mischia, riuscendo a raggiungere i suoi uomini ed il materiale, impedendo che essi venissero catturati”.

Nel 1919, fondò due riviste, Novella e Comoedia in collaborazione con Gino Rocca e Eugenio Gandolfi e Tomaso Monicelli, critico teatrale dell’Avanti. Novella prima mensile poi quindicinale che Mariani dirige, viene fondato come rivista letteraria ad essa collaborano autori come Salvator Gotta, Guido da Verona, Marino Moretti, Luigi Pirandello, Annie Vivanti, Arnaldo Fraccaroli, Olindo Malagodi, Blasco Ibáñez, Lucio D’Ambra, Rudyard Kipling e George Bernard Shaw. Nel 1921 la rivista viene acquistato da Arnoldo Mondadori che a sua volta, nel 1927 lo cede alla Rizzoli. Dopo il passaggio alla Rizzoli diventa molto più popolare pubblicando gli Harmony del tempo: Mura, Milly Dandolo e di Luciana Peverelli. La nuova rivista tutta al femminile ottiene un clamoroso successo arrivando a vendere 100000 copie a numero, oggi è ancora in edicola come Novella 2000.
Inizia il periodo di maggior successo di Mariani che pubblica romanzi uno dietro l’altro, questi alcuni titoli: Lacrime di sangue, Le sorelline, L’adolescente, Smorfie dell’anima; Le signore per bene, Purità, Così per ridere, Povero cristo, Ripugnanze e ribellioni.
La pornografia abbastanza esplicita di alcuni di questi romanzi serviva per Mariani a favorire la liberazione dell’uomo dai vincoli politici, sociali e morali, con venature che in anni recenti sono state definite femministe e pre-sessantottine.
In sorelline (8 racconti) i temi sono quelli dello scambio delle coppie, del cuckoldismo, dell’aborto, della sifilide etc. con l’aggiunta però di riflessioni politiche: “Ma per potersi dare solo a chi vuole e solo fin quando vuole, la donna deve crearsi con il lavoro una posizione economicamente indipendente. Per questo le prostitute da salotto della buona borghesia non vogliono sentir parlare di libero amore. Perché vogliono seguitare a lavorare solo con le cosce come han sempre fatto fino adesso.
E per questo invece son partigiane del libero amore e lo applicano di già tutte le donne lavoratrici: operaie, sartine, modiste, cantanti, ballerine, attrici, impiegate, contabili, dattilografe”. Il tutto in più occasioni con presunte notazioni autobiografiche: “La sola, parola di pietà me la dissero le sorelline buone della mia gioventù: le prostitute. Io ho per le prostitute, per tutte le prostitute, anche per quelle che la vita ha abbrutito fino alla perfidia, fino alla sconcezza, fino all’alcool dei piccoli tuguri e fino al delitto, una gratitudine immensa che sa d’adorazione. Sono le sole creature che non hanno speculato sulla mia miseria, che non hanno tentato di violare la chiusa selvaggia indipendenza del mio spirito”, ma l’elegia della prostituta è un classico degli scrittori audit di tutti i tempi.
Clamoroso il successo di vendita che oscillava tra le 30000 e le 60000 copie per titolo, che lo situa ad un dipresso dagli altri bestselleristi del tempo Da Verona, Brocchi, Milanesi, Pittigrilli.

In particolare la pubblicazione de Le adolescenti, (qui le protagoniste sono bambine di 12 anni, una sorta di Lolita di Nabokov ante litteram) con una impensabile per il tempo sfrontatezza erotica quasi pedopornografica lo proiettò al centro di molte querelles letterarie e gli costò anche un processo per “oltraggio al pudore” con condanna a 15 giorni di carcere e cento lire di multa.
Con lui fu condannato l’illustratore Renzo Ventura ma non l’editore Icilio Bianchi, titolare della “Modernissima” di Milano che rattamente e con qualche censura (espunse la novella Maria Veraldi peraltro pubblicata da altri) ripubblicò il libro aggiungendovi, grande operazione di marketing, gli atti processuali.
Questa l’autodifesa di Mariani davanti alla VIII sezione penale del Tribunale: “Io sono l’unico moralista del mio tempo nel mio paese. Ma la morale è mia. Non può essere quella della più sudicia società che i secoli hanno sentito puzzare. Ho scritto un giorno che credevo in questi principi: abolizione della patria, abolizione della famiglia, abolizione del diritto di eredità, abolizione della proprietà, abolizione della moneta, libero amore, figlio di stato, la terra a chi la lavora, la casa a chi la abita, le macchine a chi le fa produrre. Nel momento in cui il popolo italiano mandava alla camera centosettanta deputati socialisti, non hanno avuto il coraggio di processarmi per offesa alle istituzioni o per incitamento all’odio di classe”, anni dopo si attribuì al Mariani un ispirazione femminista.
Tutto questo vagheggiando una unificazione tra le varie correnti nelle quali si erano divise le forze del movimento operaio, talvolta appellandosi a Turati e ai riformisti talvolta agli anarchici.

Nell’ ottobre del 1926, fu aggredito in casa, da una squadraccia guidata da Albino Volpi uno degli assassini di Matteottii, anche accusato dai fascisti, ma senza alcun elemento di prova, di aver partecipazione al fallito attentato a Mussolini ad opera di Lucetti. Dopo un complesso ricovero in ospedale fugge, in Svizzera dove fu arrestato e espulso verso la Francia.
A Parigi, fonda un partito il Partito socialista volontista come scrive Emilio Falco: “La propaganda volontista ebbe infatti successo tra i giovani e gli operai e, sia pur lentamente, soprattutto a Parigi aumentò il numero degli aderenti e simpatizzanti al partito, anche se non siamo in grado di indicare quanti fossero gli iscritti e in quale città esso si sviluppasse, a causa della scarsa attendibilità delle fonti. Il Volontismo avrebbe potuto diventare un serio movimento antifascista poiché molti esuli avevano perduto ogni fiducia nei partiti aventiniani che consideravano responsabili di resa nei confronti di Mussolini e incapaci di una efficace azione insurrezionale a causa dei loro scrupoli legalitari.”
Tra gli obbiettivi del partito una spedizione in Italia, così riassunta da Jacometti (che del PSI fu segretario nazionale nell’immediato dopoguerra): Mariani “raccoglieva uomini e mezzi per una spedizione in Italia. I primi a iscriversi furono come sempre in tali avventure gli anarchici…ben presto però anche i ciechi si avvidero di che razza cospirativa fosse munito…e a uno a uno migrarono in cerca di terreni più solidi. Mario Mariani restò solo con il suo stato maggiore che alla fine si rivelò composto quasi interamente da spie”.

Il Volontismo: proponeva un “insurrezionalismo” accentrato che mirava a superare le tattiche dei partiti antifascisti tradizionali, criticava il comunismo e il socialismo tradizionale ottenendo un certo credito solo dagli anarchici anche se Berneri lo stroncò. Per diffondere le sue idee, Mariani fondò a Parigi nel 1927 il settimanale Volontà, con il libraio Ettore Cecconi.
Come molte altre iniziative antifascisti nell’esilio dopo un iniziale successo il partito ebbe vita breve, lo stesso Mariani ne venne espulso.
L’11 settembre 1927 Mariani fu espulso dalla Francia e riparò in Belgio per emigrare poi in Brasile dove diresse il settimanale antifascista La difesa e dove divenne presidente della sezione locale della LIDU (Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo che ha rappresentato una delle principali organizzazioni dell’antifascismo italiano in esilio).
Fu coinvolto in una furiosa lite con quattro fascisti, li ferì aprendo il fuoco con una pistola. La Gazzetta del Popolo del 18 ottobre 1933 titola “Quattro fascisti a San Paolo feriti gravemente dal rinnegato M. Mariani”; nello stesso giorno La Stampa riportando l’episodio definisce il Mariani “pornografo ed ex italiano”, dal Brasile venne poi espulso per il reato di “propaganda comunista”.

Passò quindi in Argentina e Emilio Falco ritiene possibile la sua partecipazione alla guerra civile spagnola, di certo fu oratore ufficiale al Congresso delle organizzazioni antifasciste delle due Americhe nell’agosto del 1942 e aderì al programma enunciato nell’occasione da Carlo Sforza.
Nel 1947 fece ritorno in Italia a Milano e poi a Varese e Gallarate.
Qui inizia la collaborazione con un altro dimenticato della sinistra italiana Bruno Rizzi eretico di ben altra statura teorica, per costruire un Movimento di Unità Proletaria (MUP) ma anche “L’alleanza degli uomini liberi”, su posizioni di sinistra ma duramente critico verso il PCI.
Questo l’incipit del documento costitutivo: “Caro compagno, È nostra intenzione costituire alcuni nuclei iniziatori per la formazione di un movimento autenticamente democratico il quale escluda in modo assoluto i politicanti professionali, gli impieghi, le cariche, le prebende, le greppie, le burocrazie, le segreterie, le gerarchie, le direzioni, i leaders, i mandarini, i duci, i führer, i commissari del popolo e tutti gli organizzatori che, in un primo tempo, sfruttano le basi quali volgari seminatori di zizzanie – dentro e fuori dei partiti, dentro e fuori delle nazioni – e poi, quando la massa che li ha mantenuti e ingrassati per anni, con sacrifici di fame e di sangue, conquista per loro anche il potere, la rinnegano per trasformarsi in tiranni e conservare questo potere vita natural durante.”
Il 13 maggio 1951 a Milano si tiene il congresso fondativo a cui parteciparono i rappresentanti del Partito comunista nazionale italiano (Ciarlo e Concordia), di Ordine Nuovo (Farris), del Centro per una nuova sintesi socialista, dell’Alleanza degli uomini liberi e di Controcorrente (per l’appunto Mariani e Rizzi), alcuni socialisti indipendenti e qualche comunista uscito dal PCI genericamente accusato di trotkismo. Venne deciso di dotarsi anche di un proprio organo di stampa, L’unità proletaria, diretto da Mariani, di cui uscì solo un numero (24 maggio 1951).
Ferocemente osteggiato dalla sinistra ufficiale e solo parzialmente accettato dal variegato mondo alla sinistra del PCI il movimento ebbe breve vita.

Mariani cercò anche di rinverdire i suoi successi di scrittore ripubblicando con qualche novità tutti i suoi romanzi in una nuova collana per Sonzogno, ben 24 volumi, fu un clamoroso insuccesso di pubblico e di critica, il bestsellerista degli anni 20 non aveva più nulla da dire ai lettori del dopoguerra.
Deluso rientrò in Brasile dove il 14 novembre 1951 muore a San Paolo dove è sepolto.
Pochi i necrologi, secco quello dell’Avanti “è morto un uomo che parve interpretare una grossa parte del popolo italiano…ebbe il suo quarto d’ora di notorietà…. i suoi libri si vendevano come panini…aveva l’ambizione di essere il Gorkj italiano …fu uno scrittore galantuomo che disse pane al pane e vino al vino…ma era un sopravvissuto”.
Di tanto in tanto qualche rivista letteraria e qualche sito politico gli dedica qualche pagina.
Walter Marossi
Fonti:
E. Falco, Mario Mariani tra letteratura e politica. Roma 1980.
E. Tiozzo, Il poema di un’idea. Sovversivismo e critica della società borghese nell’opera di Mario Mariani. Roma 2007
G. Lazzeri, Mario Mariani. Milano 1919
