I BLUVERTIGO ALL’ALCATRAZ
Un grande ritorno
Il ritorno dei Bluvertigo è un avvenimento cruciale per chi ha un occhio verso il mondo della musica strutturata. Solitamente, le reunion di gruppi che hanno conosciuto la gloria un quarto di secolo fa hanno esiti la cui incertezza oscilla tra il terrore che l’età influisca negativamente e la speranza che non arrivino delle trovate indecorose per spingere di nuovo la band in classifica.
Con i Bluvertigo non è stato così. Fin dal momento dell’annuncio del loro ritorno, le aspettative si erano consolidate verso l’alto. Non avrebbero mai trattato l’entità sacra che per loro rappresenta la musica con superficialità; non si sarebbero permessi di tornare sul palco insieme senza che ci fossero le condizioni ottimali per farlo.
Infatti, le aspettative non sono state deluse. La sensazione era quella di vedere una band che non ha mai smesso di suonare insieme per gli ultimi trentuno anni.
Alcatraz sold-out e pubblico coinvolto dall’inizio alla fine hanno accompagnato la scaletta che lascio di seguito:
Decadenza
Dio denaro
L’assenzio
Sono=sono
La comprensione
Forse
L.S.D. (la sua dimensione)
Sovrappensiero
Complicità (Here is the House)
(L’arte dei) miscugli
L’Eretico
So Low
Cieli neri
La crisi
Zero
Fuori dal tempo
Altre F.D.V.
Fino da subito era chiara la volontà di creare atmosfere storicamente bluvertighiane, non solo con la formazione fluida che vedeva Morgan alternare gli strumenti che gli abbiamo visto suonare nel corso della sua carriera – nonostante la netta prevalenza del basso – ma anche tramite l’associazione di materiali audiovisivi originali sullo schermo alle spalle del palcoscenico.
Massiccia la presenza di brani da Acidi E Basi (1995) ed esclusi i singoli post-prima reunion del 2015 e 2016 Andiamo a Londra e Semplicemente.
Inserto di particolare genialità è stato il tributo a Ravel e al suo Concerto in Sol, che Morgan ha suonato come introduzione a Complicità, con un’attitudine rock adatta al contesto e la cura di far trasparire il rispetto per il compositore e la passione per la sua musica, prima di spostarsi alla chitarra acustica per il resto del brano.
La suddivisione dei tempi musicali del concerto può essere scandita a blocchi di sei e cinque:
Sezione 1; “Apertura: panoramica ed esposizione del sound”: da Decadenza a Forse
Resa migliore: L’assenzio
Sezione 2; “Musicalità complessa, esplorazione e strumenti musicali”: da L.S.D. a So Low
Resa migliore: L.S.D. e Complicità
Sezione 3; “Il Gran Finale: i brani rappresentativi”: da Cieli neri a Altre F.D.V.
Resa migliore: Zero
È doveroso sottolineare anche le prestazioni perfette di Andy dai sintetizzatori al sax, a riprova di come il binomio tra lui e Morgan, accompagnato da altri musicisti eccezionali e precisi come Livio Magnini e Sergio Carnevale, sia vincente nel momento in cui ci sono le condizioni adatte a livello di rapporti umani e sintonia.
Il concept dell’evento è proprio questo.
Essere umani (il titolo del tour) é quel modo di porsi nei confronti dell’altro sul piano delle interazioni personali e musicali volto alla costruzione di rapporti edificanti e alla realizzazione di idee creative in sinergia.
L’interazione e la sinergia sono da sempre concetti fondamentali per la musica dei Bluvertigo. La fusione tra rock, glam, Battiato, musica elettronica e le armonie complesse di chi ha condotto studi specialistici è una dimostrazione dell’atto di apertura di Essere umani che, in particolare a partire dai lavori dei primi anni 2000, ha collocato la band in un punto preciso e fino a quel momento disabitato nello spettro degli esponenti della musica italiana.
Il pubblico non lo ha dimenticato. E continuerà a non dimenticarlo.
Tommaso Lupo Papi Salonia
