FARE OLIMPIADI SENZA FARE I CONTI (GIUSTI)?

Un problema scientifico e contemporaneamente politico


Si fa prima a spendere che a fare i conti giusti. Ennesima illustrazione: Milano Cortina 2026. Certo, sono apparse diverse stime, da vari istituti o da organizzazioni private che hanno colto l’occasione per pubblicizzare il loro nome. 

Alcune stime parlano di un aumento del Valore Aggiunto di poco più di 2 miliardi, altre indicano + 5 miliardi di euro. La discrepanza fra risultati (da 2 a 5 miliardi) potrebbe apparire la criticità maggiore, ma non lo è. Il punto in comune di tutti questi studi (tranne quello effettuato in fase di lancio dalla Sapienza, che calcola il ritorno dell’evento per le finanze pubbliche) è che si basano su una modellistica estremamente semplicistica, dai risultati appaganti ma poco realistiche. 

Per capire la portata di queste questioni è inevitabile, mi dispiace per il lettore allergico o restio a queste considerazioni, un minimo excursus metodologico. In queste materie, scegliere il metodo è scegliere il risultato. Esistono metodi dai risultati problematici e altri che, sebbene non possa esistere “il metodo perfetto”, fornirebbero invece risultati rilevanti, di reale interesse per il dibattito pubblico.

Il problema maggiore nel caso di Milano Cortina (ma è stato lo stesso per altri eventi passati come l’EXPO di Milano 2015) è stato finora di adoperare metodi di calcolo apparentemente autorevoli ma sostanzialmente inadeguati. 

Siamo di fronte a un interessante caso di sociologia della scienza, dove un paradigma, l’Input-Output, viene ripetutamente riproposto, sfruttando la fama di chi ne viene presentato come inventore, il premio Nobel Wassily Leontief. Già sul titolo di inventore ci sarebbe da discutere, considerando lavori precedenti di economisti russi come Bogdanov, del norvegese R. Frisch o del francese Potron.  Ma il problema maggiore è che le applicazioni proposte travisano il metodo utilizzato da Leontief. 

Propongono applicazioni molto lontane da quelle dello stesso Leontief e dimenticano che lo stesso indicava esplicitamente, dopo aver popolarizzato l’input-output, che serviva un modello molto più complessivo e convincente.

Un modello che incorporasse, per esempio, le identità contabili delle economie nazionali (equazioni che, se semplifichiamo, stabiliscono che si possono usare beni solo se disponibili nell’economia), le relazioni tecnologiche (che per produrre di più servono più input, ma non necessariamente secondo una regola fissa di proporzionalità) e gli effetti dei prezzi (l’aumento della domanda può incidere sui prezzi relativi o sul livello assoluto dei prezzi). 

La via indicata da Leontief ha dato spazio a modelli detti Equilibrio Generale Calcolabile.

Le semplificazioni adoperate nelle analisi per Milano-Cortina, hanno dato vita a modalità di calcolo molto problematiche: ad esempio con doppi conteggi (la spesa degli organizzatori sembra, per quello che abbiamo potuto verificare, conteggiata due volte: una volta come spesa diretta, una volta come effetto indiretto della spesa degli spettatori). 

Altro errore è contare la spesa della popolazione locale per determinare l’impatto senza considerare che una parte di questa spesa locale sostituisce altre spese sul territorio.

Dall’altra parte, i modelli Input-Output non rappresentano aspetti fondamentali della vita economica e sociale. Non includono le esternalità trasportistiche e ambientali. Non includono il “valore” dell’esperienza olimpica per i visitatori (gli economisti lo chiamano surplus, ma molti di loro hanno rinunciato da tempo a spiegare ai non economisti cosa significhi questo termine). 

Ancora peggio, non sono micro-fondati (lì l’economista pensa di abbandonare: spiegare tutto non si può); mancano realtà ovvie come il fatto che il tempo di lavoro addizionale abbia un costo per i lavoratori (ed è per questo che i lavoratori hanno il cosiddetto salario di riserva: non sono disposti a lavorare a qualunque stipendio). 

Questi aspetti possono invece essere integrati (seppure non in modo ineccepibile: la perfezione, come abbiamo detto, non esiste) in approcci più assimilabili all’Analisi Costi-Benefici (ACB). 

È rilevante notare che molte delle ACB realizzate sui grandi eventi danno un risultato negativo, anche per eventi che hanno riscontrato un certo successo di immagine. Per esempio, l’analisi conclusiva delle Olimpiadi di Parigi 2024 ha fatto apparire una perdita di benessere socioeconomico di più di due miliardi di euro per un evento giudicato molto riuscito.

Questo excursus metodologico avrà sicuramente perso per strada diversi lettori, ma sembra invece indispensabile per capire le cifre che abbiamo in mano o, nel caso di Milano-Cortina, quelle che non abbiamo a disposizione. Non si tratta ovviamente di attivare una facile dietrologia: “questi hanno scelto il metodo che dava risultati più lusinghieri”. 

Più probabile è il fatto che, quando esistono metodi relativamente facili nell’applicazione, che utilizzano dati disponibili, adoperabili in poco tempo, che possono sfruttare un nome autorevole della storia del pensiero economico, essi hanno tutte le possibilità di imporsi, in assenza di specifici obblighi, rispetto ad altri metodi, meticolosi, a volte certosini, che richiedono tempo ei competenze molto specifiche.

Ma finché non avverrà questo passo avanti, non avremo la risposta a una domanda rilevante: è convenuto all’Italia (o a Milano o a Cortina) ospitare le Olimpiadi? 

E ovviamente sarebbe auspicabile che per l’ipotesi avanzata da alcune regioni di concorrere alle Olimpiadi estive, le analisi di convenienza siano fatte ex-ante e soprattutto con metodologie adeguate.

Jerome Massiani 

Università Bicocca

Share

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter
Iscriviti
Notificami
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x