“ESSERE IN QUOTA” E IL MANUALE CENCELLI

Il declino del nostro Paese

Da tempo, particolarmente di recente in clima elettorale, accanto al nome di una persona importante viene aggiunta una frasetta: ”in quota a …” dove al posto dei puntini troviamo il nome di un Partito, di un ente statale, di una amministrazione locale (Regione e Comune), di una azienda pubblica o di una partecipata da un ente pubblico.

La cosa non ci stupisce ed oramai ci abbiamo fatto il callo ma, se fossimo persone serie, dovremmo fare un salto sulla sedia.

La questione della distribuzione ad altri del proprio potere è un costume nato in tutte le civiltà anche più antiche ed è dunque arrivato sino a noi: chi ha il potere ama circondarsi di persone amiche, fedeli, parenti o in cerca di alleanze. I matrimoni nella storia degli Stati o dei regni ne sono un esempio.

Quando gli Stati cominciarono ad avere una struttura amministrativa dovettero affrontare il problema della distribuzione del potere e del meccanismo del passaggio da un potere a quello successivo determinato da elezioni che oggi diremmo di maggioranza diversa. 

Per quel che ne so il problema venne affrontato per primi dagli Stati Uniti che nei primi decenni del 1800 adottarono il termine spoyls system coniato da un senatore che affermò questa pratica affermando “Al vincitore appartengono le spoglie”, sostenendo che il Presidente eletto da un Partito o una coalizione avesse diritto di nominare collaboratori e ricompensare sostenitori nominando nuovi funzionari negli snodi più delicati della struttura burocratica, cacciando ovviamente chi occupava prima quei posti.

Si mirava così per garantire che chi attua le politiche governative fosse in accordo con chi le aveva decise evitando eventuali resistenze burocratiche.

Questo problema se lo posero tutti i Paesi a regime democratico e tra questi anche l’Italia con la nascita della Repubblica e del primo Governo democratico.

La formazione del III Governo Moro (23.02.1966 – 24.06.1968): coalizione politica DC- PSI – PSDI – PRI) diede luogo a lunghe trattative per la suddivisione degli incarichi ministeriali e dei più alti livelli della burocrazia statale.

Fu nel 1967 che la Democrazia Cristiana spinse Massimiliano Cencelli, funzionario del Partito, a redigere il suo famoso “Manuale Cencelli”, un documento che indicava un metodo matematico per suddividere gli incarichi di Partito e Governo in proporzione ai voti ottenuti da ciascun Partito. Le forze politiche allora al Governo tacitamento lo approvarono e lo misero in atto: un documento che non perse mai la sua efficacia come indirizzo per risolvere la questione della “spartizione”.

Qualcosa comunque che somigliava molto da vicino ad uno spoyls sistem anche se più soft.

Dal punto di vista della spartizione le cose continuarono come prima fino all’arrivo delle leggi Bassanini del 2001, in particolare col Decreto Legislativo 165 di quell’anno, in cui si ammetteva lo spoyls system limitato a posizioni apicali e uffici di diretta collaborazione per salvaguardare l’imparzialità (pia illusione) della burocrazia delle pubbliche amministrazioni.

Quando qualcuno viene assunto come collaboratore di fiducia di un eletto o di un nominato che si avvale di questa ”libertà di scelta” di un collaboratore, quest’ultimo decade al decadere dalle sue funzioni di chi lo ha incaricato.

Anche questa norma è confusa perché se fosse applicata rigidamente il Presidente di una società pubblica o partecipata che è stato nominato da un sindaco, al decadere di quest’ultimo dovrebbe decadere pure lui!

Quel che succedeva prima continua a succedere perché il legislatore dà per scontato (patetica illusione) che tutti gli eletti e i nominati nel loro agire possiedano la famosa “bussola interiore” di kantiana memoria che dovrebbe spingere l’uomo a comportarsi correttamente indipendentemente da desideri e fini personali. Niente di più lontano dalla realtà fattuale.

Detto per inciso molti provvedimenti legislativi tra le ragioni degli stessi veniva indicato la “lotta alla corruzione”, obbiettivo scarsamente raggiunto visto che l’Indice di percezione della Corruzione di Transparency Intenartional del 2025 ci colloca al 52° posto su 54 Paesi.

Negli ultimi anni il Manuale Cencelli, raramente formalmente richiamato, si palesa tutte le volte che leggiamo la frasetta: ”in quota a …” come ho scritto all’inizio, ossia che quando un soggetto è in grado di nominare o scegliere qualcuno, la nomina o la scelta cade su gli amici o sulle persone verso le quali si ha un debito, per esempio per averti sostenuto nella campagna elettorale.

Queste nomine/scelte comportano generalmente un beneficio economico come un avanzamento di carriera o semplicemente un compenso in denaro, stipendio, gettone di presenza o simili.

L’ultimo caso citato dai media è quello della nomina di Cristian Malangone, oggi Direttore generale del Comune, (coinvolto nelle inchieste sull’Urbanistica dai PM milanesi) quale membro del Consiglio di amministrazione di ATM, nomina largamente contestata dall’opposizione ma anche da alcuni consiglieri di maggioranza del Comune di Milano e questo perché Malangone personalmente è in rapporto fiduciario del sindaco che a sua volta lo aveva nominato Direttore generale del Comune.

Un tipico esempio del sistema “in quota a …”.

Questo sistema è perverso perché offre ai nominati/scelti, nel caso abbiano la possibilità a loro volta di nominare/scegliere, lo fanno con lo stesso criterio: la nomina/scelta va agli amici ecc. ecc., con un piccolo dettaglio importantissimo: nella maggioranza dei casi i nominati/scelti non hanno né la cultura né la competenza né le capacità necessarie a ricoprire quel ruolo.

Un caso emblematico è quello dell’onorevole Marta Fascina, l’ultima compagna di Berlusconi, che lui stesso volle eletta in Parlamento e detiene il record di assenze dall’aula di Montecitorio.

Tutto ciò detto mi accodo a quelli che considerano la classe politica italiana, fatte le debite eccezioni, una delle peggiori.

Come venirne fuori? Rivoltando come un calzino e risistemando le Istituzioni italiane con la cacciata degli incompetenti dei lazzaroni e dei disonesti.

Quando? Non so ma certo dai miei 88 anni non riuscirò a vederne anche solo l’inizio.


Luca Beltrami Gadola

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fiorello cortiana
fiorello cortiana
13 giorni fa

Di questo passo, anche con i miei 71 difficilmente vedrò un cambiamento significativo in questa logica spartitoria. Il tutto in un contesto dove il distacco tra cittadini e partiti e tra partecipazione e militanza nei partiti è enorme. Così siamo di fronte a una nomenclatura autoreferenziale che, nel caso, cambia il posto a tavola ma non si alza.

Paolo Zinna
Paolo Zinna
13 giorni fa

Mi pare che la nomina di Malangone, voluta dal Sindaco attuale, sia legata alle visioni strategiche di quest’ultimo. Mi pare che l’ordinamento sancisca che il nuovo Sindaco, entro 45 giorni dalla nomina, possa revocarla se essa non corrisponde alle SUE visioni strategiche. In tal caso, alcuni precedenti stabiliscono che entro quel termine, la giusta causa di revoca si configura “in re ipsa. Ne discuteremo dunque col sindaco futuro.

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