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LA BICICLETTA DEL SINDACO

 

Con l’avvio del dibattito sulle elezioni del prossimo sindaco di Milano ci si chiede, ancora una volta, quale sarà la considerazione, in termini di priorità e contenuti, del ruolo della ciclabilità per la nostra città. Milano ha avuto negli ultimi lustri vari sindaci: Pillitteri, Borghini, Formentini, Albertini, Moratti. Persone, sensibilità, culture, orientamenti e provenienze diverse che però, sulla mobilità ciclistica, hanno prodotto uno “zero virgola”, nei casi migliori, relegandone lo sviluppo ai margini e così contribuendo di fatto ad aumentare la distanza che ci separa dalle altre città europee.

Per cercare tracce di qualcosa che abbia un senso compiuto, bisogna probabilmente risalire a Carlo Tognoli, che ha governato la nostra città per un decennio, fino al 1986: politicamente, un’altra era geologica.

Non servono nuove promesse: gli impegni sono importanti prima, nei programmi che possono orientare le scelte degli elettori. Ma poi contano le azioni e le realizzazioni, non gli spot. Perché attese continuamente tradite provocano solo disaffezione e senso di estraneità. Se da Copenhagen a Berlino, da Amsterdam a Monaco, da Siviglia a Bordeaux, da Strasburgo a Vienna, città piccole, medie e grandi, addirittura megalopoli (New York, Bogotà, Mexico City) hanno intrapreso con coraggio e coerenza lo sviluppo della mobilità sostenibile e considerano la bici sempre una risorsa strategica e non un accessorio o un adempimento burocratico, a Milano è prevalsa invece una logica da campagna elettorale, fatta di annunci reiterati, con impegni discontinui, mancanti di una visione strategica, talvolta persino di competenze. E con una concezione spesso marcatamente autoreferenziale.

Non sarà un ottimismo di maniera a rendere Milano davvero “amica della bicicletta”. Serve molto lavoro, umiltà, capacità di ascolto, volontà di dialogo, concretezza, pragmatismo. Conta un processo, assai più di un progetto. Ed è necessario saper guardare alle migliori esperienze, adattandole alla propria realtà. Al sindaco tocca sferzare la macchina comunale nella giusta direzione: per questo sarebbe un fatto nuovo e positivo se il prossimo primo cittadino fosse anche ciclista quotidiano. Potrebbe così più facilmente sintonizzarsi su questi annosi problemi, comprendendo i bisogni e le potenzialità di Milano. Occorre pensare alla bici come a una risorsa strategica, non come a un nice-to-have, un accessorio magari griffato, di cui però si può anche fare a meno se altre priorità lo richiedono.

Se vogliamo una città vivibile e sostenibile, la bici non è parte del problema, bensì della soluzione. Da questo nodo, infatti, passano non solo i temi dell’ambiente e della salute, ma anche molte scelte relative alla città e all’area metropolitana, al suo sviluppo urbanistico attuale e futuro, all’assetto della mobilità e dei trasporti, fino ai grandi temi del contenimento dei consumi energetici e dei mutamenti climatici.

Tutto ciò vale chiunque sarà il sindaco scelto dagli elettori, perché, come ricordava spesso Luigi Riccardi, «La bici non è di destra né di sinistra, ma è un mezzo per muoversi». La bici non consuma e non produce emissioni, non ingombra e non fa rumore: è un mezzo ecologico per definizione e ad alta efficienza energetica. La sua pratica quotidiana, piacevole e accessibile a chiunque, giova alla salute e all’umore, oltre a migliorare il traffico e l’ambiente. Per non dire del risparmio di tempo e di denaro: la bici è un mezzo semplice, veloce e conveniente.

Occorre dunque rendere Milano interamente fruibile alla bici, per tutti, in condizioni di sicurezza. La mobilità ciclistica ha molti ingredienti, tutti variamente importanti. Qui li possiamo solo sommariamente elencare. Così occorre lavorare sulla mobilità (moderazione del traffico, piste e corsie ciclabili, marciapiedi e sensi unici, segnaletica); sulla sosta; sull’intermodalità con il trasporto pubblico; sulla sicurezza (security e safety; manutenzione; campagne info-formative; educazione stradale e cultura della sicurezza; marchiatura antifurto); sui servizi (bike sharing, velostazioni, parcheggi custoditi, infopoint, cartografia, pubblicazioni, mobility management).

La bici, come si vede, non s’identifica con le sole piste ciclabili, ma investe uno spettro d’interventi e competenze assai più ampio e variegato. E la qualità degli interventi non conta meno della loro quantità: fare, e fare bene. Tuttavia, non alimentiamo illusioni: senza una volontà politica forte e chiara il cambiamento non avverrà.

La politica è servizio: ha un senso se serve ai cittadini, all’interesse generale. Se i tempi e i temi della politica non sono allineati con quelli della vita, il rischio è di non produrre risposte utili e di non poter dare neppure un senso all’impegno civico. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità.

 

Eugenio Galli


 

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