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“C’È MILANO DA FARE”. ASSOCIAZIONI E ORDINI, DIALOGHI SUL FUTURO DI MILANO

Mercoledì 9 marzo all’Urban Center di Milano è stato presentato un documento, intitolato “C’è Milano da fare”, sottoscritto da 11 soggetti  – tra associazioni e ordini professionali – operanti nella filiera della progettazione e trasformazioni urbana. Su impulso di ANCE – Assimpredil hanno sottoscritto il documento, frutto di diversi momenti di confronto, Federabitazione – Confcooperative, Legacoop Housing Sociale, Assoimmobiliare, Compagnia delle Opere Milano, Assolombarda, F.I.M.A.A. Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, Inarch, gli Ordini professionali degli Architetti, degli Ingegneri e il Collegio dei Geometri.

08maggioni10FBSiamo soddisfatti di questo risultato; per la prima volta un ampio numero di realtà si trovano unite su una piattaforma di contenuti correlati al futuro di Milano, che non è una somma di rivendicazioni, bensì un sommario di proposizioni. Già questo fatto è di per sé una novità importante.

I portatori di interesse e soggetti pubblici come gli Ordini professionali hanno fatto un salto di qualità nel segno della trasparenza. Non ci si è limitati, infatti, a svolgere nel retropalco del dibattito politico un’operazione di lobbying in vecchio stile, dando adito a letture sugli “interessi” spesso fuori da ogni senso della realtà, ma si è deciso di prendere una posizione pubblica su quelle che riteniamo essere delle priorità per Milano. Spostando quindi anche il baricentro dell’azione dagli “interessi” alle “opportunità”.

È chiaro, un documento di questo tipo può essere tacciato di genericità; vi sono però, a mio avviso, alcuni punti che ritengo prioritari. In primis c’è la richiesta forte di far sì che Milano si doti di un piano strategico, proiettato su un orizzonte di 15/20 anni, capace di costruire una visione condivisa dell’area metropolitana di Milano e che  sia “credibile, continuativo e attuabile”.

Correlato a ciò è messa in evidenza una questione cruciale, ossia quella della continuità amministrativa di scelte ampiamente condivise. Riteniamo, infatti, che la logica dello spoil system brutale – di dirigenti, idee e delibere – attuato senza considerare i percorsi delle decisioni, gli effetti delle stesse e i costi connessi, sia una pratica da utilizzare con grande selettività e rigore. Ciò ritenendo centrale la capacità del pubblico di predefinire percorsi e garantire processi attuativi, convinti del fatto che la pubblica amministrazione sia l’infrastruttura fondamentale per lo sviluppo.

Questo significa però riconoscere il rapporto pubblico-privato, esplicitato e messo in chiaro, frutto di processi di confronto in cui l’interesse generale di crescita equilibrata ed equa della città siano al centro, come valore. Un rapporto pubblico-privato che viva di reciprocità e di trasparenza, per rendere Milano sempre più vitale, senza abbandonarsi a ormai desuete e sconfitte derive liberiste da un lato e dirigiste dall’altro.

E non può sfuggire come tale rapporto pubblico-privato sia indicato anche come perno per rendere le periferie i “luoghi di eccellenza del rinnovamento urbano”. Non si tratta né di una chimera, né dell’inseguimento di assurdi progetti di depauperamento del patrimonio pubblico; si tratta di percorrere con convinzione strade di riqualificazione dei quartieri popolari – tra l’altro già sperimentate con successo in alcuni quartieri popolari storici – coinvolgendo realtà come le cooperative di abitanti che, senza intaccare come detto il patrimonio pubblico, compartecipino con risorse proprie (con un minor intervento di finanza pubblica, quindi) nella ristrutturazione edilizia, gestionale e sociale di pezzi di città.

Altro punto centrale è poi il convinto riferimento alla rigenerazione della città come leva di sviluppo. Si tratta di un passaggio importante: soggetti che operano nella filiera dell’edilizia e della produzione urbana che affermano come valore primo quello della salvaguardia del territorio non occupato, scommettono senza indugi sulla riconversione di aree dismesse, degradate o sottoutilizzate. È un punto forte che riteniamo debba essere valorizzato e incentivato. In tal senso si afferma come, rispetto a tale questione, divenga cruciale fare chiarezza sulle troppo complesse e spesso contraddittorie procedure di bonifica. Urge definire un quadro più nitido, non per chiedere meno impegni su tale fronte ma – al contrario – per rendere tali impegni più netti e meno diluiti temporalmente nelle fasi concessorie. Solo così si attiverà un vero processo di virtuosa rigenerazione urbana.

Insomma, con il documento “C’è Milano da fare” un pezzo di società milanese, che rappresenta anche un importante pezzo dell’economia della nostra città, avvia una fase nuova di confronto e di proposta, per contribuire a rendere Milano non solo più competitiva e attrattiva, ma anche più giusta e sostenibile.

L’impegno è di far sì che tale documento non resti una proposta da discutere solo in una fase pre-elettorale, ma divenga una piattaforma rispetto alla quale confrontare anche l’attuazione di programmi e la generazione di idee per la città metropolitana di Milano.

 

Alessandro Maggioni

Presidente Federabitazione-Confcooperative

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