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DATE DEI SOLDI A QUELLE STARTUP: DA TRIESTE A MILANO

Giovani, carini e scaricati: gli startupper non hanno vita facile e per uno che ce la fa cento alzano bandiera bianca. Accade ovunque, nel mondo. Ma in Italia è peggio, perché anche un’idea buona raramente trova benzina per andare avanti. A meno di guardare oltre i confini. Gli incubatori si moltiplicano, le leggi migliorano, il fondo di garanzia dà almeno una spinta iniziale, ma i numeri vanno detti, in tutta la loro brutalità: in Italia gli investimenti in venture capital (cioè in aziende ad alto rischio nelle loro fasi iniziali) nel 2015 sono stati pari a 0,1 miliardi euro. Tanto o poco? In Francia sono stati 1,8 miliardi. In Germania 2,6 miliardi. Nel Regno Unito 4,3. Nell’area di New York 7. A San Francisco, la Silicon Valley, 27 miliardi.

07patti09FBOra ci si può strappare le vesti o guardare a quello che di buono sta accadendo per invertire la rotta. Una delle strade più promettenti sembra essere quello della “open innovation”, che mette in contatto le grandi imprese e le piccole: possono divenire fornitori delle grandi, fare accordi che facilitino la visibilità internazionale, o semplicemente essere comprate. Meglio però che spegnersi senza lasciare traccia. Un mattoncino di questo mosaico non è arrivato da Milano, capitale delle imprese innovative italiane, ma dal profondo e sonnacchioso Est: Trieste.

Città fascinosa ma vecchia, età media 47 anni, mezza spopolata, ha avuto un Novecento “di grandi dolori e grandi chiusure”, per citare le parole del sindaco Roberto Cosolini. Chiusa in un angolo d’Italia, lontana cinque ore buone da Milano e con la cortina di ferro a toglierle il fiato, è vissuta largamente di interventi pubblici. Uno di questi, però, ha creato le premesse per un nuovo sviluppo: si tratta dell’Area Science Park, una creatura pubblica (che sottostà al ministero dell’Istruzione, università e ricerca) che al suo interno ospita in primo luogo le meraviglie della fisica di base e applicata del sincrotrone.

Poi, però, c’è la parte dedicata a far crescere le imprese di carattere scientifico. L’Area Science Park ne ha fatte crescere 45, di cui sei arrivate all’exit. Tanto o poco? Poco, ma sono gli stessi numeri che vanta un incubatore quotato all’Aim di Borsa Italiana come Digital Magics. Una di queste imprese, chiamata Teorema, però, non si è limitata a crescere, arrivando a oltre 120 dipendenti tra Trieste, Milano e Padova. Ha deciso di creare un esperimento del tutto nuovo, da queste parti: un nuovo tipo di incubatore, al cui funzionamento concorressero essa stessa, il parco scientifico, l’università di Trieste. Ma soprattutto una grande impresa come Microsoft. … Per continuare a leggere l’articolo su LINKIESTA clicca qui

 

Fabrizio Patti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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