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IL FUTURO DEI PARCHI METROPOLITANI:UNA SEMPLIFICAZIONE PERICOLOSA? 

Sotto elezioni il verde, gli alberi, la qualità della vita non mancano mai nel dibattito pubblico che si sposta sul terreno delle immagini facili e delle aspettative comuni e generiche: più alberi, più agricoltura, più verde, sicurezza e meno costi. È preoccupante che una questione fondamentale come il disegno dei parchi metropolitani, della loro organizzazione, gestione e del loro ruolo per la vita dei cittadini trovi poco spazio nel dibattito pubblico. Lo è ancor più se, come sta avvenendo, nel frattempo un Disegno di Legge Regionale che potrebbe avere conseguenze decisive, sta promovendone una sostanziale riforma con l’obiettivo dell’efficienza della semplificazione. E sappiamo come questo obiettivo abbia mortificato ogni riflessione di merito sulla qualità amministrativa nel recente passato.

06lanzani-longo08FBLa proposta che vorremmo avanzare si collega a quelle maturate in relazione allo statuto della città metropolitana, alla Legge Regionale sul suo funzionamento, al progetto di Legge in cantiere. Diremo da subito che lo stato delle cose non è soddisfacente e che è necessaria una coraggiosa riforma dei Parchi Regionali della metropoli milanese, della loro conformazione, del loro ruolo, una riforma che vada oltre i confini e la logica dell’arroccamento entro lo stato delle cose, nei confini più consueti.

L’ipotesi ratificata dallo statuto votato dall’assemblea dei sindaci nel dicembre del 2014 e poi stralciata nella fase di approvazione della Legge Regionale sul funzionamento della Città Metropolitana di Milano, prevede la formazione di un unico Parco Regionale Metropolitano definito dai confini della ex Provincia, ora città Metropolitana: dal Ticino all’Adda, escludendo quindi Monza e il suo parco e gran parte del Parco delle Groane. Il Parco Metropolitano sarebbe così formato oltre che dall’unione del Parco Nord e del Parco Agricolo Sud Milano, del PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) della Media Valle del Lambro recentemente ampliato (escludendo l’area della Cascinazza di Monza appena inclusa). La semplificazione amministrativa che tale ipotesi implica lascia molto perplessi rispetto alla continuità delle politiche di tutela e di riqualificazione ambientale e paesistica dei singoli Parchi Regionali e, soprattutto dei PLIS, con buona pace della sussidiarietà territoriale e dell’autonomia delle scelte urbanistiche locali.

Alcuni fautori di questa idea hanno poi ricentrato il tiro su quello che forse era l’obiettivo originario: costruire un parco circolare attorno al nucleo centrale di Milano. Rispetto all’idea di un unico parco indifferenziato ritagliato dai confini della Città Metropolitana questa versione restringe il punto di vista e ripropone le immagini pensate in relazione con gli stretti confini del capoluogo dei cerchi, dei raggi e dell’orbita: immagini consuete, rassicuranti perché interne al controllo unitario e diretto della città di Milano, politicamente e comunicativamente comode e ovviamente non prive di fondamento.  Ma l’idea di parco orbitale oltre a presupporre un’idea gerarchica dei rapporti tra Milano e il suo territorio davvero anacronistica, incongruente con la stessa forma della città oltre le mura spagnole, pone non pochi problemi nel processo di esclusione di tutto ciò che non rientra nell’orbita milanese.

Per dare una parziale risposta a queste incongruenze, una declinazione più articolata di tale immagine ha proposto di distinguere gli spazi aperti milanesi in due semicerchi complementari: il primo più compatto, coerente con la natura più urbana delle aree nell’ambito Nord di Milano, che include il Parco Nord, il parco della Media Valle del Lambro, il Bosco in Città e il Parco delle Cave, il secondo molto esteso che include l’attuale Parco Sud al netto delle aree più urbane della città. L’ipotesi ha il pregio di articolare la natura urbana e quella agricola dei due fronti della città con estrema chiarezza e sembra in parte coerente con la proposta di Legge Regionale di riforma delle aree protette in discussione che prevede un drastico riassetto del sistema dei Parchi Regionali riducendone il numero e di fatto eliminando i PLIS accorpandoli ai primi o semplicemente cancellandoli con una sorta di silenzio assenso dei Comuni.

Consapevoli degli elementi di forza di questa proposta ci preme tuttavia sottolineare come essa faccia propria un’interpretazione del ruolo del nuovo ente molto riduttiva: la Città Metropolitana è intesa come addizione di nuovi “corpi santi” a Milano, estensione della città esistente in coerenza con una visione centripeta del suo sviluppo, in continuità con se stessa, senza innovazione reale e, soprattutto, definendo fin d’ora il limite amministrativo come uno spazio di difesa contro i rischi e le difficoltà dell’integrazione metropolitana.

 

Arturo Lanzani e Antonio Longo

 

 

 

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